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Il sito della rivoluzione d'Ottobre

La letteratura nella Russia rivoluzionaria

Nei primi decenni del novecento, la letteratura russa, che aveva da poco subito l'influenza di due geniali scrittori: Dostojevskij (1821-1891) e Lev Tolstoj (1828-1910), diversi tra loro, ma animati da una comune aspirazione di approfondire la conoscenza dello spirito nei suoi valori universali, vide l'affermazione degli influssi simbolisti, i quali determinarono la tendenza ad una lirica sensibile all'inquietudine dell'animo umano e al suo smarrimento di fronte alla vita.
Composero in tal senso versi di sottile eleganza formale V.S. Solovev (1853-1900), considerato il padre spirituale della poesia simbolista russa, K. D. Bal'mont (1867-1942) il quale tradusse ogni propria sensazione in versi, V. I. Ivanov (1886-1949) poeta raffinato e complesso che si dedicò a ricerche letterarie ispirate ad un principio di ordine e di misura, A. A. Block (1880-1921) che elaborò la teoria dell' "eterno femminino" di ispirazione messianica; A. Belyj (1880-1934), che riportò la poesia alla cupa realtà contemporanea.
In contrapposizione al simbolismo, di provenienza occidentale, si affermarono presto movimenti di reazione quali l'acmeismo rappresentato tra gli altri da N. S. Gumilev (1886-1921) e A. Anna Achmatova (1889-1966), e il futurismo con V. V. Clhebnikov (1885-1922), V. V. Majakovskij (1894-1930) e B. L. Pasternak (1890-1960).
L'avvento della Prima guerra mondiale, della Rivoluzione del 1917 e della conseguente guerra civile produssero un profondo sconvolgimento nella letteratura russa. Numerosi scrittori emigrarono, altri si batterono contro il nuovo regime, altri ancora si adeguarono alle direttive bolsceviche. Nacquero nuovi sodalizi letterari che dettero vita alla cosidetta "letteratura della guerra civile".
Nell' articolo "L'organizzazione del partito e la letteratura impegnata", Lenin sostenne che lo scrittore non potesse rimanere neutrale nella lotta di classe e che l'organizzazione delle attività letterarie dovessero essere parte integrante del lavoro organizzativo del partito comunista bolscevico. La censura introdotta dal regime colpì inizialmente solo la stampa periodica, lasciando agli scrittori una relativa libertà intellettuale. Oltre all' Associazione russa degli scrittori proletari, operarono altre case editrici indipendenti, come i Fratelli di Serapione.
Nella ricerca di una cultura nuova, ma non svincolata dal retaggio della tradizione occidentale si sviluppò l'imagismo rappresentato principalmente da S.A. Esenin (1885-1925). Il gruppo dei Fratelli di Serapione, sorto per iniziativa di L. N. Luntz (1901-1924) e E.I. Zamjatin (1884-1937), propugnò la apoliticità della letterarura e la necessità di un rinnovamento della forma. Questo gruppo, che finì col collaborare con il regime sovietico per l'edificazione del socialismo, ebbe tra le proprie file scrittori come V.V. Ivanov (1895-1964), M.M. Zoscenko (1895-1958), poi assorbiti dal gruppo dei "Compagni di stada" del quali ne fecero parte anche B. Pil'njak (1894-1937), I. E. Babel' (1894-1941) L. N. Sejfullina (1889-1945) e B. A. Lavrenev (1891-1959).
Il più fecondo rappresentante del realismo russo fu
Maxim Gorki (1868-1936) la cui sagacia nell'analizzare la realtà e le sue contraddizioni, pose le basi dello sviluppo del realismo socialista, che caratterizzerà in seguito la letteratura sovietica.
Negli anni venti furono posti i canoni del movimento realista. Il Comitato Centrale del partito difese l'indipendenza dei gruppi letterari fino al 1925, quando cominciò progressivamente ad ostacolarne la libertà.
Vladimir Vladimirovic Majakovskij Vladimir Vladimirovic Majakovskij (Bagdadi, Georgia 7 luglio 1893 - Mosca 14 aprile 1930) si trasferì con la famiglia a Mosca nel 1906, dopo la morte del padre. Aderì fin da ragazzo al partito bolscevico clandestino (1908); venne arrestato e poi rilasciato dalla polizia zarista per tre volte.
Iscrittosi nel 1911 alla Scuola di Arti di Mosca, conobbe e divenne amico del pittore D. Burljuk e del poeta Velimir Chlebnikov, che aveva costituito il gruppo di poeti futuristi Hyleano; con i quali formò il gruppo d'avanguardia del cubofuturismo, e firmò nel 1912, il manifesto: Lo schiaffo al gusto corrente, che liquidò la poesia simbolista e quella acmeista, proponendo una lirica estremamente metaforica, fondata sull'innovazione formale.
Nel maggio del 1913 pubblicò la sua prima raccolta di poesie Ja! in trecento copie litografate. Nel 1914 nel dramma Vladimir Majakovskij lanciò la famosa quanto equivoca equazione futurismo-rivoluzione.
Nel 1915 uscì l'opera La nuvola in calzoni, mentre l'anno successivo fu la volta di Il Flauto di vertebre. Il grande successo arrivò con la pubblicazione del poema Tu!, elaborato durante gli anni della Prima Guerra mondiale.
L'adesione entusiastica di Majakovskij alla Rivoluzione d'Ottobre lo rese ancor più popolare e amato. La celebrazione del bolscevismo come unica forza in grado di realizzare una trasformazione in campo industriale, sociale e artistico non fece altro che proiettarne la figura ai ranghi elevati dell'intellighentsija rivoluzionaria. La sua poesia puntò sulla funzione sociale, avversando le teorie culturali ufficiali: egli divenne il "poeta agitatore", cantore della lotta di classe e dell'etica comunista.
Majakovskij mostrò interesse anche per il cinema, per il quale scrisse diverse sceneggiature, diventando persino attore di alcuni suoi film come (La signorina e il teppista, 1918).
Egli svolse inoltre un’intensa opera di propaganda affiancando alla produzione letteraria anche una vasta produzione di slogan e manifesti. Fu membro dell'IZO, sezione delle arti figurative del commissariato per l'educazione pubblica; nel 1919-1923 lavorò alla ROSTA, l'agenzia telegrafica russa, per la quale realizzò oltre 3000 "finestre" (manifesti di propaganda).
Nel 1923 divenne direttore della rivista «LEF», organo del fronte di sinistra delle arti, alla quale collaborarono le avanguardie teatrale, cinematografica, artistica e letteraria.
Tra le sue opere maggiori vanno ricordate: i poemi La guerra e l'universo (1916), l'Uomo (1917), 150.000.000 (1919), Di questo (1923), Lenin (1924), Bene! (1927); il dramma Mistero buffo (1918); le commedie La cimice (1929) e Il bagno (1930).
Boris Leonidovic Pasternak Boris Leonidovic Pasternak (Mosca, 10 febbraio 1890 - Peredelkino, 30 maggio 1960) esordì in campo letterario nel 1914 con una raccolta di poesie dal titolo Il gemello delle nuvole, per poi dar vita ad altre importanti raccolte come Oltre le barriere (1917), Mia sorella vita (1922),Temi e variazione (1923) e Seconda nascita (1932).
Si distaccò dal futurismo, considerato troppo aggressivo, preferendo atmosfere più intime e delicate, quasi estranee agli avvenimenti storici dell'epoca.
Nei poemi L'anno 1905 (1927) e in Il luogotenente Schmidt (1927) Pasternak affrontò il tema della rivoluzione del 1905, proiettata però in una lontananza fiabesca, a cui si sovrappongono atmosfere e ricordi di infanzia. Nelle sue splendide prose: L'infanzia di Zenja Ljuvers (1918) e Il salvacondotto (1931), in parte autobiografiche, si riconosce l'influenza delle tecniche di composizione musicale, studiate da giovane nel conservatorio di Mosca.
Aderì alla rivoluzione russa, cercando di essere sempre leale con il regime ma cominciò a sognare una Russia europea quando Stalin iniziò l'opera di collettivizzazione forzata dei contadini. Le raccolte di poesie, Sui treni mattinali (1943) o La vastità terrestre (1945), evidenziano in maniera semplice ed armonica, la nuova realtà socialista e le conquiste del popolo sovietico.
Nel 1946 la politica culturale del partito lanciò un violento attacco contro gli intellettuali "deviazionisti e borghesi" e Pasternak si chiuse in un isolato silenzio, rifugiandosi nella sua dacia a Peredelkino, nei pressi di Mosca. In quello stesso anno iniziò la stesura del suo capolavoro Il dottor Zivago, il suo unico romanzo. L'opera non potè essere pubblicata in Russia poichè rifiutata dall’Unione degli Scrittori.
Nel 1957 in Italia la casa editrice Feltrinelli, dopo alcune esitazioni, decise di pubblicare il libro che ebbe subito un successo trionfale, tanto che l'anno successivo venne assegnato all'autore il Premio Nobel per la letteratura (in seguito il romanzo verrà tradotto in ventinove lingue e venduto in milioni di copie).
In Russia Pasternak fu accusato di tradimento e minacciato di espulsione, pertanto dovette rinunciare al Nobel.
Egli inserì nella versione clandestina in russo del romanzo, le Poesie di Zivago, alcuni fra i suoi componimenti lirici più maturi.
Non va dimenticato che Pasternak fu anche autore di mirabili traduzioni di Goethe, Verlaine, di molti poeti georgiani e di Shakespeare, nonché di un'autobiografia, pubblicata nel 1957.
Boris Pasternak visse gli ultimi anni sotto il rigido controllo delle autorità, tuttavia la sua grande opera poetica, osteggiata in vita e profondamente incompresa nel suo Paese, ha però indubbiamente esercitato un notevole influsso sugli scrittori russi delle generazioni successive.
Il'ja Grigor'evic Erenburg Il'ja Grigor'evic Erenburg (Kiev 27 gennaio 1891- Mosca 31 agosto 1967) fu tra le figure più interessanti della letteratura sovietica. Dopo aver partecipato alla creazione di circoli socialisti, venne condannato all'esilio dalle autorità zariste. Tornò in Russia dopo la Rivoluzione d'ottobre e fondò alcune scuole ove tenne corsi di letteratura russa per lavoratori e studenti. In quegli anni pubblicò i romanzi: Julio Jurenito (1921),Tredici pipe (1923), Il vicolo Protocny (1927).
Erenburg seguì i nuovi canoni del realismo socialista senza mai cadere nella retorica. Nel 1942 pubblicò il romanzo La caduta di Parigi, per cui ricevette il premio Stalin.
Quando i tedeschi attaccarono l'URSS, divenne celebre per le trasmissioni da Radio Mosca. Per il suo impegno contro il nazi-fascismo il generale Charles De Gaulle gli conferì la Legion d'onore.
La sua opera più celebre rimane Il disgelo (1954), in cui è affrontato il tema della libertà artistica in URSS; il titolo di quest'opera finì per indicare, per antonomasia, il periodo della destalinizzazione.
Vincitore del premio Lenin per la Pace del 1960, ha pubblicato, con il titolo Uomini, anni, vita, le sue memorie.
Aleksej Nikolaevic Tolstoj Aleksej Nikolaevic Tolstoj (Nikolaevsk 16 dicembre/29 dicembre 1882 - Mosca, 23 febbraio 1945) fu uno scrittore di novelle storiche ma anche racconti a sfondo erotico e di fantascienza.
Iniziò a pubblicare nel 1910 ma la sua opera più conosciuta, la trilogia La via dei tormenti venne scritta tra il 1921 ed il 1941. In questa opera furono descritti in maniera quanto mai realistica i mutamenti sociali derivanti dalla rivoluzione bolscevica.
Dalla sua novella fantascientifica Aelita (1923), riferita ad un fantastico viaggio su Marte, fu tratto un film omonimo.
Insignito del Premio letterario Stalin, fu autore anche di due commedie, Il fiore amaro e La forza impura, da lui composte in periodo antecedente alla Rivoluzione.
Fervente sostenitore di Stalin, Aleksei Tolstoj scrisse anche, due anni prima della sua morte, il dramma teatrale Ivan il Terribile.
Rimase isolata la posizione del romanziere e commediografo Michail Afanasievic Bulgakov (Kiev 15 maggio 1891 - Mosca il 10 marzo 1940).
Primogenito di un professore di storia e critica delle religioni occidentali, Michail si iscrisse alla facoltà di medicina presso l’Università San Vladimir di Kiev laureandosi nel 1916. Nell’estate dello stesso anno lavorò come chirurgo negli ospedali da campo sul fronte occidentale, in piena prima guerra mondiale. Nel settembre assunse l’incarico di direttore dell’ospedale di Nikol’skoe, nel Governatorato di Smolensk, dove rimase fino al 1919.
Michail Afanasievic Bulgakov In questo periodo iniziò a dedicarsi alla stesura di una prima serie di racconti: Infermità, Appunti di un medico condotto, Il veleno di fuoco, Primo fiore.
Nel febbraio del 1920 decise di abbandonare la professione medica, per intraprendere definitivamente la carriera letteraria. Nel settembre del 1921 si trasferì a Mosca dove, per mantenersi, cominciò a scrivere su diversi giornali. Nel tardo autunno del 1923 ebbe un importante contatto letterario con N. S. Angarskij, direttore responsabile della rivista “Nedra” (Il sottosuolo), sulla quale pubblicò il racconto Diavoleide (1924). Nello stesso periodo scrisse il suo primo romanzo La guardia bianca e i racconti La corona rossa, Rinascimento commerciale e Appunti sui polsini.
Nel biennio successivo portò a compimento i romanzi Le uova fatali (1925), Cuore di cane (1926), e i racconti Memorie di un giovane medico.
Il regime sovietico prese a osteggiarlo impedendo la pubblicazione delle sue opere. Michail si dedicò allora al teatro per il quale elaborò la riduzione teatrale de La guardia bianca, a cui diede il titolo I giorni dei Turbin (1926), che gli procurò un inatteso successo.
In quegli anni scrisse anche la commedia L’appartamento di Zoja (1925) e tra il 1926 e il 1927 le opere teatrali: La corsa e L’isola purpurea, le cui rappresentazioni però vennero proibite dalla censura.
Allo scrittore venne chiesto di rinunciare alla sua istanza di espatrio in cambio di un impiego come regista al Teatro d’Arte di Mosca. Tale occupazione gli permise di sopravvivere economicamente ed anche di dedicarsi alla sceneggiatura de Le avventure di Cicikov, satirica rielaborazione del romanzo di Gogol’ Le anime morte. Su richiesta di un teatro di Leningrado scrisse la commedia Adamo ed Eva (1931).
Nel corso dell’autunno 1932 ultimò il romanzo Il Maestro e Margherita, considerato la sua opera più importante (pubblicato quasi trent'anni dopo la sua morte, nel 1967).
Contemporaneamente scrisse la commedia Beatitudine ed i racconti Ricordi di un defunto. Iniziò pure un nuovo romanzo, rimasto incompiuto, dal titolo A un amico segreto.
Nel settembre 1936 presentò le sue dimissioni al Teatro d’Arte e poche settimane dopo il Teatro Bol’šoj lo chiamò a collaborare come librettista, ma i suoi lavori non ebbero successo.
Si dedicò quindi a scrivere Il Romanzo teatrale e ad ultimare l'opera teatrale Batum, in cui l’autore narrava benevolmente un episodio della vita di Stalin.
Osteggiato dalla politica del regime, Bulgakov seppe raccontare con destrezza le contraddizioni ed i problemi della società sovietica, fondendo la satira e il grottesco in un personale linguaggio ricco di ironia e poco incline al conformismo.
Vladimir Vladimirovich Nabokov Tra gli scrittori russi che emigrarono dopo la rivoluzione del 1917 merita menzione Vladimir Vladimirovich Nabokov (23 aprile 1899, San Pietroburgo - 2 luglio 1977 Montreux, Svizzera).
Vladimir nacque da una nobile famiglia russa a San Pietroburgo, dove trascorse l'infanzia e la giovinezza. Nel 1917 i Nabokov si rifugiarono nella tenuta di alcuni amici in Crimea, dove rimasero per un anno e mezzo, ma a seguito della disfatta dell'Armata bianca in quella regione, abbandonarono definitivamente la Russia e si trasferirono in Occidente, in Gran Bretagna.
Vladimir, terminati gli studi, si trasferì a Berlino e poi a Parigi, acquistando notorietà nell'ambiente dei russi emigrati, grazie ai suoi primi scritti in russo, pubblicati sotto lo pseudonimo di "Sirin".
Nel 1926 uscì il suo primo romanzo, Masenka, a cui seguirono Re donna fante (1928), La difesa di Luzin (1929), L'occhio (1930), Camera oscura(1932), Gloria (1933) e il racconto kafkiano Invito a una decapitazione (1935).
Nel 1940 si trasferì negli Stati Uniti (nel '45 prese la cittadinanza americana) per diventare ricercatore entomologo: da allora iniziò a scrivere in inglese.
Insegnò letteratura russa alla Cornell University di Ithaca. Sono di questo periodo i romanzi che dettero a Nabokov il maggiore successo: La vera vita di Sebastian Knight (1941), Nikolaj Gogol (1944), I bastardi (1949), Lolita (1955), Pnin (1957), La dozzina di Nabokov-racconti(1958), Fuoco pallido(1962), Parla ,ricordo (1967), Ada o dell'ardore: cronaca familiare (1969), Cose trasparenti (1973), Guarda gli arlecchini (1974).
La situazione della letteratura sovietica precipitò con l'avvento al potere di Stalin all'inizio degli anni trenta. Tutte le associazioni letterarie vennero sciolte e sostituite, nel 1932, da l'Unione degli scrittori sovietici, che escluse gli artisti non allineati. Questa istituzione ebbe tra le sue maggiori personalità (oltre Gorki): M.Prisvin (1873-1974), K. Pautovskij (1892-1968), F.V. Gladkov (1883-1958), I.G. Erenburg (1891- 1967) N.A. Ostrovskij (1904-1936), N.F. Pogodin (1900-1962).
Con le grandi purghe, la repressione degli scrittori invisi al regime diventò feroce. Molti vennero fucilati, come Isaak Babel', altri internati nei lager.