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Che cosa sono gli "Amici Del Popolo" e come lottano contro i socialdemocratici? (1894)
di V. I. Lenin



Testo integrale

Risposta agli articoli della Russkoe Bogatstvo contro i marxisti
La Russkoe Bogatstvo(1) ha iniziato una campagna contro i socialdemocratici. Gi� nel n. 10 dello scorso anno, uno dei dirigenti di questa rivista, il signor N. Michajlovskij aveva annunciato prossima la �polemica� contro �i nostri cosiddetti marxisti o socialdemocratici�. In seguito comparvero gli articoli del signor S. Krivenko, A proposito degli intellettuali isolati (n. 12), e del signor N. Michajlovskij, La Letteratura e la vita (nn. 1 e 2 della Russkoe Bogatstvo del 1894). Quanto alle idee proprie della rivista sulla nostra realt� economica, esse sono state esposte nel modo pi� completo del signor S. Ju�akov nell'articolo Problemi dello sviluppo economico della Russia (nei nn. 10 e 12). Questi signori, che nella loro rivista pretendono in generale di rappresentare le idee e la tattica dei veri �amici del popolo�, sono nemici acerrimi della socialdemocrazia, Proviamo dunque ad esaminare pi� da vicino questi �amici del popolo�, la loro critica al marxismo, le loro idee, la loro tattica.
Il signor N. Michajlovskij rivolge soprattutto la sua attenzione ai fondamenti teorici del marxismo, e perci� si intrattiene in particolar modo sull'esame della concezione materialistica della storia. Dopo aver esposto a grandi tratti il contenuto della vasta letteratura marxista nella quale � svolta questa dottrina, il signor Michajlovskjj d� inizio alla sua critica con la seguente tirata:
�Anzitutto - egli dice - sorge spontaneamente la questione: in quale opera Marx ha esposto la propria concezione materialistica della storia? Nel Capitale egli ci ha dato un modello di combinazione della forza logica con l'erudizione, unite ad una analisi minuziosissima di tutta la letteratura economica, come pure dei fatti corrispondenti. Egli ha portato alla luce del giorno teorici della scienza economica da molto tempo dimenticati, o non conosciuti oggi da nessuno, e non ha trascurato i minimi particolari di una qualsiasi relazione di ispettori di fabbrica, n� le disposizioni degli esperti davanti alle varie commissioni speciali; in una parola, egli ha rovistato una mole immensa di materiale documentario, in parte per dare un fondamento alle sue teorie economiche, in parte per illustrare. E se ha creato una concezione "interamente nuova" del processo storico, se ha spiegato tutto il passato del genere umano da un punto di vista nuovo e ha fatto il bilancio di tutte le teorie della filosofia della storia esistente finora, l'ha fatto, s'intende, con la stessa cura: egli ha effettivamente riesaminato e sottoposto a un'analisi critica tutte le teorie conosciute del processo storico, ha lavorato su un gran numero di fatti della storia universale. Il confronto con Darwin, cos� frequente nella letteratura marxista, rafforza ancor di pi� questa opinione. Che cos'� tutto il lavoro di Darwin? Alcune idee generalizzatrici, strettamente legate tra loro, che fanno corona a un intero Monte Bianco di fatti concreti. Dov'� il lavoro corrispondente di Marx? Esso non esiste. E non soltanto un simile lavoro non esiste in Marx, ma non esiste neppure in tutte le pubblicazioni marxiste, nonostante il loro grande numero e la loro diffusione�.
Tutta questa tirata � al pi� alto grado significativa per farsi un'idea di come Marx e il Capitale siano mal compresi dal pubblico. Schiacciati dalla formidabile forza dimostrativa dell'esposizione, molti ostentano dell'ammirazione per Marx, lo lodano e, nello stesso tempo, perdono completamente di vista il contenuto fondamentale della dottrina e continuano, come se niente fosse, a ripetere i vecchi ritornelli della �sociologia soggettiva�. Non si pu� non ricordare a questo proposito l'epigrafe molto giusta scelta da Kautsky per il suo libro sulle dottrine economiche di Marx:
Wir wird nicht einen Klopstock loben?
Doch wird ihn jeder lesen? Nein.
Wir wollen weniger erhoben
Und flessinger gelesen sein!(2)

Proprio cos�! Il signor Michajlovskij dovrebbe lodare un po' meno Marx e leggerlo un po' pi� attentamente o, meglio ancora, riflettere un po' pi� serenamente su ci� che legge.
�Nel Capitale Marx ci ha dato un modello di combinazione della forza logica con l'erudizione�, dice il signor Michajlovskij. Con questa frase il signor Michajlovskij ci d� un modello di combinazione della fraseologia brillante con la mancanza di contenuto, ha osservato un marxista. E questa osservazione � del tutto giusta. Difatti, in che cosa si � manifestata questa forza logica di Marx? Quali risultati da dato? Quando si legge la succitata tirata del signor Michajlovskij, si pu� pensare che tutta questa forza fosse orientata verso le �teorie economiche� nel senso pi� limitato della parola, e soltanto verso di esse. E, per far risaltare ancor pi� i limiti ristretti del campo nel quale Marx ha manifestato la sua forza logica, il signor Michajlovskij invoca i �minimi particolari�, la �minuziosit�, i �teorici non conosciuti da nessuno�, ecc. si direbbe che Marx non abbia introdotto nulla di sostanzialmente nuovo, nulla che meriti di essere menzionato, nei metodi di costruzione di queste teorie; si direbbe che egli abbia lasciato i limiti della scienza economica tali quali essi erano gi� nei vecchi economisti, non li abbia allargati, non abbia introdotto una concezione �interamente nuova� di questa scienza. E invece, chiunque abbia letto il Capitale sa che ci� � falso da cima a fondo. Non si pu� non ricordare a questo proposito quel che il signor Michajlovskij scriveva di Marx sedici anni or sono, polemizzando col piccolo borghese signor Ju. �ukovskij(3). I tempi erano forse altri, i sentimenti erano forse pi� freschi. Comunque, il tono e il contenuto dell'articolo del signor Michajlovskij erano del tutti diversi.
�"Fine ultimo al quale mira quest'opera � il svelare la legge dell'evoluzione [nell'originale: das �konomische Bewegungsgesetz, la legge economica del movimento] della societ� moderna", dice K. Marx del suo Capitale(4), ed egli si attiene rigorosamente al suo programma�. Questo � il giudizio che il signor Michajlovskij dava nel 1877. Esaminiamo pi� da vicino questo programma rigorosamente coerente, come riconosce il critico. Esso consiste nello �svelare la legge economica dell'evoluzione della societ� moderna�.
Questa formulazione ci pone gi� di per s� di fronte ad alcune questioni che richiedono un chiarimento. Perch� Marx parla della societ� �moderna�, mentre tutti gli economisti, prima di lui, parlavano della societ� in generale? In che senso impiega Marx il termine �moderna�, secondo quali criteri distingue dalle altre questa societ� moderna? E inoltre, che cosa significa: legge economica del movimento della societ�? Noi siamo abituati a sentir dire dagli economisti - e questa, fra l'altro, � una delle idee preferite dei pubblicisti e degli economisti dell'ambiente al quale appartiene la Russkoe Bogatstvo - che soltanto la produzione dei valori � sottoposta unicamente alle leggi economiche, mentre la distribuzione dipenderebbe dalla politica, dall'influenza che esercitano sulla societ� il potere, gli intellettuali, ecc. In che senso, dunque, Marx parla della legge economica del movimento della societ�, chiamandola per giunta Naturgesetz, legge di natura? Come intendere questo, quando tanti sociologi del nostro paese hanno imbrattato montagne di carta per sostenere che il campo dei fenomeni sociali si differenzia in modo particolare dal campo dei fenomeni della storia naturale, e che perci� appunto nelle analisi dei primi si deve applicare un metodo del tutto particolare, il �metodo soggettivo in sociologia�?
Tutti questi dubbi sorgono spontaneamente e necessariamente, ed � chiaro che soltanto dei perfetti ignoranti possono eluderli quando si parla del Capitale. Per orientarci in questi problemi citiamo dapprima ancora un passo della stessa prefazione del Capitale, alcune righe pi� sotto:
�Il mio punto di vista, - dice Marx - � concepisce lo sviluppo della formazione economica della societ� come processo di storia naturale�(5).
E' sufficiente un semplice confronto anche solo di questi due passi della prefazione da noi citati, per vedere che appunto qui sta l'idea fondamentale del Capitale, applicata, come abbiamo sentito, con coerenza rigorosa e con forza logica non comune. Rileviamo anzitutto due circostanze a proposito di tutto ci�: Marx parla di una sola �formazione economico-sociale�, della formazione capitalistica; dice, cio�, di aver esaminato la legge di sviluppo di questa sola formazione, e di nessun'altra. Questo, in primo luogo. E, in secondo luogo, notiamo i metodi con i quali Marx ha elaborato le sue conclusioni: questi metodi consistono, come abbiamo sentito or ora dal signor Michajlovskij, in una �analisi minuziosissima dei fatti corrispondenti�.
Passiamo ora ad esaminare quest'idea fondamentale del Capitale, che il nostro filosofo soggettivista ha tentato cos� destramente di eludere. In che cosa consiste, propriamente, il concetto di formazione economico-sociale? E in che modo lo sviluppo di questa formazione si pu� e si deve considerare come un processo storico-naturale? Ecco le questioni che stanno ora davanti a noi. Ho gi� rilevato che, dal punto di vista dei vecchi (non per la Russia) economisti e sociologi, il concetto di formazione economico-sociale � del tutto superfluo: essi parlano della societ� in generale, discutono con gli Spencer la definizione della societ� in generale, il fine e l'essenza della societ� in generale, ecc. Questi sociologi soggettivisti si fondano, in tali dissertazioni, su argomenti di questo genere; lo scopo della societ� � il vantaggio di tutti i suoi membri, la giustizia richiede perci� una ben determinata organizzazione, e un regime che non corrisponda a questa forma ideale di organizzazione (�La sociologia deve incominciare con un po' di utopia�: queste parole di uno degli autori del metodo soggettivo, del signor Michajlovskij, caratterizzano ottimamente l'essenza dei loro procedimenti) � anormale e deve essere eliminato. �Il compito essenziale della sociologia - argomenta per esempio il signor Michajlovskij - consiste nel mettere in chiaro le condizioni sociali nelle quali questa o quella esigenza della natura umana viene soddisfatta�. Come vedete, questo sociologo si interessa soltanto di una societ� che soddisfi la natura umana e nient'affatto di questa o quella formazione sociale che, per giunta, pu� essere fondata su un fenomeno non corrispondente alla �natura umana�, come l'asservimento della maggioranza da parte di una minoranza. Vedete inoltre che, dal punto di vista di questo sociologo, non si pu� neppur parlare di considerare lo sviluppo della societ� come un processo storico-naturale. (�Dopo aver riconosciuto che una data cosa � desiderabile o indesiderabile, il sociologo deve trovare le condizioni per l'attuazione di ci� che � desiderabile o per l'eliminazione di ci� che � indesiderabile�, �per l'attuazione di questi e quegli ideali�, argomenta lo stesso signor Michajlovskij.) Per di pi�, non si pu� neanche parlare di uno sviluppo, ma soltanto delle diverse deviazioni da ci� che � �desiderabile�, dei �difetti� che si sono prodotti nella storia in seguito � in seguito al fatto che gli uomini non erano intelligenti, non sapevano capire bene che cosa esiga la natura umana, non sapevano trovare le condizioni per la realizzazione di tali ordinamenti razionali. E' chiaro che l'idea fondamentale di Marx, l'idea di un processo storico-naturale di uno sviluppo delle formazioni economico-sociali scalza dalle radici questa morale puerile che pretende chiamarsi sociologia. In che modo, dunque, Marx ha elaborato quest'idea fondamentale? Egli ha tratto questo separando dai vari campi della vita sociale il campo economico, separando da tutti i rapporti sociali i rapporti di produzione, come rapporti fondamentali, primordiali, che determinano tutti gli altri. Marx stesso ha descritto nel modo seguente il corso dei suoi ragionamenti intorno a questo problema:
�Il primo lavoro intrapreso per sciogliere i dubbi che mi assalivano fu una revisione critica della filosofia del diritto di Hegel � La mia ricerca arriv� alla conclusione che tanto i rapporti giuridici quanto le forme dello Stato non possono essere compresi n� per s� stessi, n� per la cosiddetta evoluzione generale dello spirito umano, ma hanno le loro radici, piuttosto, nei rapporti materiali dell'esistenza il cui complesso viene abbracciato da Hegel, seguendo l'esempio degli inglesi e dei francesi del secolo XVIII, sotto il termine di "societ� civile"; e che l'anatomia della societ� civile � da cercare nell'economia politica � Il risultato generale al quale arrivai e che, una volta acquisito, mi serv� da filo conduttore nei miei studi, pu� essere brevemente formulato cos�: nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volont�, in rapporti di produzione(6) che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L'insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della societ�, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. Non � la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma �, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza. A un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali della societ� entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cio� con i rapporti di propriet� (che ne sono soltanto l'espressione giuridica) dentro i quali tali forze per l'innanzi s'erano mosse. Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro catene. E allora subentra un'epoca di rivoluzione sociale. Con il cambiamento della base economica si sconvolge pi� o meno rapidamente tutta la gigantesca sovrastruttura. Quando si studiano simili sconvolgimenti, � indispensabile distinguere sempre fra lo sconvolgimento materiale delle condizioni economiche della produzione, che pu� essere constatato con la precisione delle scienze naturali, e le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, ossia le forme ideologiche che permettono agli uomini di concepire questo conflitto e di combatterlo. Come non si pu� giudicare un uomino dall'idea che egli ha di se stesso, cos� non si pu� giudicare una simile epoca di sconvolgimento dalla coscienza che essa ha di se stessa; occorre invece spiegare questa coscienza con le contraddizioni della vita materiale, con il conflitto esistente fra le forze produttive della societ� e i rapporti di produzione � A grandi linee, i modi di produzione asiatico, antico, feudale e borghese moderno possono essere designati come epoche che marcano il progresso della formazione economica della societ�(7).
Quest'idea del materialismo in sociologia era gi�, di per s�, un'idea geniale. S'intende che per il momento si trattava ancora soltanto di un'ipotesi, ma di un'ipotesi tale che creava per la prima volta la possibilit� di un atteggiamento rigorosamente scientifico verso i problemi storici e sociali. Sino ad allora, i sociologi, che non riuscivano a discendere fino ai rapporti pi� semplici, fino ai rapporti primordiali, come sarebbero i rapporti di produzione, e che affrontavano direttamente l'indagine e lo studio delle forme giuridiche e politiche, urtavano nel fatto che queste forme sono originate da queste o quelle idee del genere umano in un determinato periodo, e si arrestavano qui; ne risultava che i rapporti sociali sembravano consapevolmente edificati dagli uomini. Ma questa deduzione, che ha trovato lal sua completa espressione nell'idea del Contrat social(8) (di cui si trovano tracce molto evidenti in tutti i sistemi di socialismo utopistico), era in contraddizione assoluta con tutto quel che si osserva nella storia. Non � mai avvenuto, e non avviene neppure oggi, che i membri della societ� immaginino il complesso dei rapporti sociali nei quali essi vivono come qualche cosa di determinato, di integro, dominato da un certo principio; al contrario, la massa si adatta inconsciamente a questi rapporti, ed � cos� lontana dall'immaginarseli come rapporti storici e sociali particolari, che la spiegazione, per esempio, dei rapporti di scambio, nei quali gli uomini sono vissuti per molti secoli, � stata data soltanto in questi ultimi tempi. Il materialismo ha eliminato questa contraddizione, proseguendo l'analisi in modo pi� approfondito, spingendola fino all'origine di queste stesse idee sociali dell'uomo; e la sua conclusione sulla dipendenza del corso delle idee dal corso delle cose � l'unica compatibile con la psicologia scientifica. Inoltre, anche sotto un altro aspetto, quest'ipotesi ha innalzato per la prima volta la sociologia al livello di scienza. Finora i sociologi trovavano difficolt� a distinguere, nella rete intricata dei fenomeni sociali, i fenomeni importanti e i fenomeni non importanti (questa � la radice del soggettivismo in sociologia) e non sapevano trovare un criterio oggettivo per una tale differenziazione. Il materialismo ha dato un criterio completamente oggettivo, separando �i rapporti di produzione� come struttura della societ� e dando la possibilit� di applicare a questi rapporti quel criterio scientifico generale della reiterabilit�, la cui applicazione alla sociologia era negata dai soggettivisti. Fino a quando costoro si limitarono ai rapporti sociali ideologici (cio� a quei rapporti che prima di formarsi passano attraverso la coscienza(9) degli uomini) non potevano notare la reiterabilit� e la regolarit� dei fenomeni sociali nei diversi paesi, e la loro scienza, nel migliore dei casi, era soltanto una descrizione di questi fenomeni, una scelta di materiale greggio. L'analisi dei rapporti sociali materiali (vale a dire dei rapporti che si formano senza passare attraverso la coscienza degli uomini: scambiando prodotti, gli uomini entrano in rapporti di produzione, anche senza essere consci che qui si ha un rapporto sociale di produzione) ha subito reso possibile di rilevare la reiterabilit� e la regolarit� e di generalizzare gli ordinamenti di diversi paesi in modo da giungere ad un unico concetto fondamentale di formazione sociale. Soltanto questa generalizzazione ha permesso di passare dalla descrizione (e dalla valutazione dal punto di vista di un ideale) dei fenomeni sociali all'analisi rigorosamente scientifica di tali fenomeni, individuando, per spiegarci con un esempio, ci� che distingue un paese capitalistico dall'altro e analizzando ci� che � comune a tutti.
Infine, in terzo luogo, quest'ipotesi cre� per la prima volta la possibilit� di una sociologia scientifica, perch� soltanto riconducendo i rapporti sociali ai rapporti di produzione, e questi ultimi al livello delle forze produttive, si � ottenuta una base salda per rappresentare l'evoluzione delle formazioni sociali, come un processo storico-naturale. Ed � ovvio che senza una tale concezione non vi pu� neanche essere una scienza sociale. (I soggettivisti, per esempio, pur riconoscendo che i fenomeni storici si producono secondo certe leggi, non erano in grado di considerare l'evoluzione di questi fenomeni come un processo storico-naturale, appunto perch� si arrestavano sulle idee sociali e sui fini dell'uomo, senza ricondurre queste idee e questi fini ai rapporti sociali materiali.)
Ma ecco che Marx, dopo aver enunciato questa ipotesi negli anni quaranta, intraprende lo studio concreto (nota bene: concreto) del materiale. Egli prende una delle formazioni economico-sociali - il sistema dell'economia mercantile - e sulla base di una mole prodigiosa di dati (che egli studi� per non meno di venticinque anni) d� un'analisi minuziosissima della legge del funzionamento di questa formazione e della sua evoluzione. Quest'analisi � limitata ai soli rapporti di produzione tra i membri della societ�: Marx, senza mai ricorrere, per spiegare la cosa, a un qualsiasi elemento che si trovi al di fuori di questi rapporti di produzione, d� la possibilit� di vedere come si evolve l'organizzazione mercantile dell'economia sociale, come essa si trasforma in organizzazione capitalistica, creando le classi antagonistiche (nei limiti dei rapporti di produzione) della borghesia e del proletariato, come essa accresce la produttivit� del lavoro sociale e, con ci� stesso, introduce un elemento che entra in contraddizione inconciliabile con le basi di questa stessa organizzazione capitalistica.
Questo � lo scheletro del Capitale. Tutto sta per� nel fatto che Marx non si accontent� di questo scheletro, che egli non si limit� alla sola �teoria economica� nel senso abituale della parola, che egli - pur spiegando la struttura e l'evoluzione di una data formazione sociale esclusivamente con i rapporti di produzione - investig� ci� nondimeno sempre e dappertutto le sovrastrutture corrispondenti a questi rapporti di produzione, rivest� lo scheletro di carne e sangue. Se il Capitale ebbe un cos� enorme successo � perch� questo libro di un �economista tedesco� mostr� al lettore tutta la formazione sociale capitalistica come una cosa viva, con i suoi aspetti della vita quotidiana, con la manifestazione sociale concreta dell'antagonismo delle classi inerente ai rapporti di produzione, con la sovrastruttura politica borghese che protegge il dominio della classe dei capitalisti, con le idee borghesi di libert�, uguaglianza, ecc., con i rapporti familiari borghesi. Si comprende ora che il confronto con Darwin � del tutto esatto: il Capitale altro non � se non �alcune idee generalizzatrici, strettamente legate tra loro, che fanno corona a un intero Monte Bianco di fatti concreti�. E se qualcuno, leggendo il Capitale, � stato capace di non scorgere queste idee generalizzatrici, la colpa non � gi� pi� di Marx, il quale, come abbiamo visto, indicava queste idee persino nella prefazione. E non basta; un simile confronto � giusto non soltanto esteriormente (non si sa perch� il lato esteriore interessi in modo particolare il signor Michajlovskij), ma anche interiormente. Come Darwin mise fine alla concezione secondo la quale le specie animali e quelle vegetali non avevano nessun legame tra loro, erano prodotti del caso, �creazioni di dio�, ed erano immutabili, - e per la prima volta port� la biologia su un terreno del tutto scientifico, stabilendo la variabilit� delle specie e la loro successione, - cos� Marx mise termine alla concezione che considerava la societ� come un aggregato meccanico di individui, che ammette cambiamenti di tutti i generi secondo la volont� di chi ne � a capo (o, ci� che � lo stesso, secondo la volont� della societ� e del governo), sorge e si trasforma accidentalmente, e per la prima volta port� la sociologia su un terreno scientifico, stabilendo il concerto di formazione economico-sociale come complesso di determinati rapporti di produzione e stabilendo che lo sviluppo di queste formazioni � un processo storico-naturale.
Oggi - dal momento della comparsa del Capitale - la concezione materialistica della storia non � pi� un'ipotesi, ma una tesi scientificamente dimostrata, e finch� non avremo un altro tentativo di spiegare scientificamente il funzionamento e lo sviluppo di qualche formazione sociale, - appunto di una formazione sociale, e non della vita quotidiana di un qualsiasi paese o popolo, o anche di una classe, ecc,. - finch� non avremo un altro tentativo che riesca a ordinare i �fatti corrispondenti� esattamente come ha saputo fare il materialismo, che riesca a dare un quadro vivo di una data formazione, unito ad una spiegazione rigorosamente scientifica di essa, fino ad allora la concezione materialistica della storia sar� sinonimo di scienza sociale. Il materialismo non rappresenta �in prevalenza una concezione scientifica della storia�, come pensa il signor Michajlovskij, ma l'unica concezione scientifica della storia.
E potete adesso immaginare una stranezza pi� spassosa di questa: che si trovino degli uomini i quali sono riusciti a leggere il Capitale senza trovarvi il materialismo! - Dov'� il materialismo? - domanda il signor Michajlovskij, sinceramente perplesso.
Egli ha letto il Manifesto comunista(10) e non ha notato che gli ordinamenti moderni - e giuridici, e politici, e familiari, e religiosi, e filosofici - vi sono spiegati in modo materialistico, che anche la critica delle teorie socialiste e comuniste cerca e trova in queste teorie in questi o quei rapporti di produzione.
Egli ha letto la Miseria della filosofia(11), e non ha notato che l'esame della sociologia di Proudhon vi � svolto da un punto di vista materialistico, che la critica della soluzione proposta da Proudhon per i pi� diversi problemi storici parte dai princ�pi del materialismo, che le indicazioni dell'autore stesso sul dove cercare i dati per la soluzione di questi problemi riconducono tutte ai rapporti di produzione.
Egli ha letto il Capitale, e non ha notato di avere davanti a s� un modello di analisi scientifica di una formazione sociale - e della pi� complessa - secondo il metodo materialistico, un modello materialistico riconosciuto da tutti e non superato da nessuno. Ed egli non sa altro che pensare sulla profonda questione: �In quale delle sue opere Marx ha esposto la sua concezione materialistica della storia?�.
Chiunque conosca Marx gli risponderebbe con un'altra domanda: in quale delle sue opere Marx non ha esposto la sua concezione materialistica della storia? Ma il signor Michajlovskij verosimilmente verr� a sapere delle ricerche materialistiche di Marx solo quando queste verranno segnalate e debitamente rubricate in qualche lavoro di filosofia della storia di un qualsiasi Kareev(12) sotto il titolo Materialismo economico.
Ma la cosa pi� curiosa � che il signor Michajlovskij accusa Marx di non avere �proceduto a una revisione [sic!] di tutte le teorie conosciute del processo storico�. Questo � invero molto divertente. Ma in che cosa consistevano, per i nove decimi, queste teorie? In costruzioni puramente aprioristiche, dogmatiche, astratte: che cos'� la societ�, che cos'� il progresso? Ecc. (Prendo espressamente esempi cari alla mente e al cuore del signor Michajlovskij.) Ma simili teorie sono prive di valore per il fatto stesso di esistere; sono prive di valore per i loro metodi fondamentali, per il loro carattere puramente e interamente metafisico. Infatti, incominciare col domandarsi, che cos'� la societ� e che cos'� il progresso, significa incominciare dalla fine. Dove prenderete il concetto di societ� e di progresso in generale, se non avete ancora studiato neppure una formazione sociale in particolare, se non avete neppure saputo stabilire questo concetto, se non avete neppure saputo intraprendere un serio studio dei fatti, un'analisi obiettiva di uno qualunque dei rapporti sociali? Questo � il contrassegno pi� evidente della metafisica, dalla quale incominciava ogni scienza: finch� non si riusciva a intraprendere lo studio dei fatti, si inventavano sempre, a priori(13), delle teorie generali, sempre rimaste infeconde. Il chimico metafisico, non sapendo ancora indagare di fatto i processi chimici, inventava una teoria che rispondesse alla domanda: che forza � l'affinit� chimica? Il biologo metafisico dissertava intorno alla questione: che cosa sono la vita e la forza vitale? Lo psicologo metafisico ragionava intorno alla questione: che cos'� l'anima? Qui gi� il procedimento stesso era assurdo. Non si pu� ragionare intorno all'anima senza spiegare particolarmente i processi psichici; qui il progresso deve consistere appunto nel rigettare le teorie generali e le elucubrazioni filosofiche relative alla questione: che cos'� l'anima? E saper porre su un terreno scientifico lo studio dei fatti che caratterizzano questi o quei processi psichici. Perci� l'accusa del signor Michajlovskij rassomiglia in tutto al modo d'agire di uno psicologo metafisico il quale, dopo aver passato tutta la sua vita a scrivere �indagini� relative alla questione: che cos'� l'anima? (senza sapere spiegare con esattezza neppure un fenomeno psichico, anche semplicissimo), voglia accusare uno psicologo scientifico di non aver proceduto a una revisione di tutte le teorie gi� conosciute riguardanti l'anima. Questo psicologo scientifico ha rigettato le teorie filosofiche sull'anima e ha intrapreso direttamente lo studio del substrato materiale dei fenomeni psichici - i processi nervosi - e ha dato, poniamo, un'analisi e una spiegazione di questi e quei processi psichici. Ed ecco: il nostro psicologo metafisico legge questo lavoro, loda la descrizione dei processi e lo studio dei fatti, ma non � soddisfatto. Permettete - dice egli tutto agitato, sentendo che intorno a lui si parla di una concezione del tutto nuova della psicologia scientifica, - permettete, dice accalorandosi il filosofo, in quale opera � dunque esposto questo metodo? Ma in questo scritto vi sono �soltanto dei fatti�? Non si tratta per niente di una revisione di �tutte le teorie filosofiche sull'anima conosciute�? Questo � un lavoro che non corrisponde affatto allo scopo!
Nello stesso modo il Capitale, s'intende, non � un lavoro rispondente allo scopo per il sociologo metafisico che non ha notato la sterilit� dei ragionamenti aprioristici introno alla natura della societ� e non ha capito che, invece di studiare e spiegare, tali metodi gabellano soltanto per concezione della societ� le idee borghesi di un mercante inglese o gli ideali del socialismo piccolo-borghese di un democratico russo, e niente di pi�. Ed � per ci� che tutte queste teorie storico-filosofiche sono sorte e sono scoppiate come bolle di sapone, rappresentando nel migliore dei casi un sintomo delle idee e dei rapporti sociali del loro tempo, e non facendo progredire di un iota la comprensione da parte dell'uomo di rapporti sociali anche singoli, ma reali (e non di quelli che �rispondono alla natura umana�). In questo campo il gigantesco passo avanti compiuto da Marx � consistito appunto nell'aver rigettato tutti questi ragionamenti intorno alla societ� e al progresso in generale e nell'aver dato invece l'analisi scientifica di una societ� e di un progresso. Della societ� e del progresso capitalistici. E il signor Michajlovskij lo accusa di aver incominciato dal principio e non dalla fine, di aver incominciato dall'analisi dei fatti e non dalle conclusioni finali, dallo studio di rapporti sociali parziali, storicamente determinati, e non dalle teorie generali intorno alla natura di quei rapporti sociali in generale! Ed egli domanda: �Dov'� dunque il lavoro rispondente allo scopo?�. Oh, saggissimo sociologo soggettivista!!
Se il nostro filosofo soggettivista si limitasse soltanto a restare perplesso davanti alla questione di sapere in quale opera sono esposte le basi del materialismo, sarebbe ancora un mezzo male. Ma - quantunque non abbia trovato in nessun posto non soltanto la motivazione, ma neppure l'esposizione della concezione materialistica della storia (e forse appunto perch� non ha trovato questo) - egli incomincia con l'attribuire a questa dottrina pretese che essa non ha mai avanzato. Egli cita un passo di Blos, secondo cui Marx ha proclamato una concezione della storia assolutamente nuova, e poi, senza tante cerimonie, asserisce che questa teoria pretende di �aver spiegato al genere umano il suo passato�, di aver spiegato �tutto [sic!!?] il passato del genere umano�, ecc. Ma questo � falso da cima a fondo! La teoria pretende soltanto di spiegare l'organizzazione sociale capitalistica e nessun'altra. Se l'applicazione del materialismo all'analisi e alla spiegazione di una formazione sociale ha dato dei risultati cos� brillanti, � ben naturale che il materialismo nella storia non sia pi� un'ipotesi, ma una teoria scientificamente verificata; � ben naturale che la necessit� di un tale metodo si estenda anche alle rimanenti formazioni sociali, quantunque esse non siano state sottoposte a uno studio concreto speciale e a un'analisi minuziosa, proprio come l'idea del trasformismo(14), dimostrata rispetto a una sufficiente quantit� di fatti, si estende a tutto il campo della biologia, nonostante che per singole specie animali e vegetali non sia stato ancora possibile stabilire con esattezza il fatto della loro trasformazione. E come il trasformismo non pretende affatto di spiegare �tutta� la storia della formazione delle specie, ma soltanto di portare a un livello scientifico i metodi di questa spiegazione, cos� anche il materialismo nella storia non ha mai preteso di spiegare tutto, ma soltanto di indicare �l'unico metodo � scientifico� - secondo l'espressione di Marx (Il Capitale) - di spiegare la storia(15). Da questo si pu� giudicare quanto siano spiritosi, seri e decorosi i metodi pi� polemici adoperati dal signor Michajlovskij, quando incomincia col travisare Marx attribuendo al materialismo nella storia l'assurda pretesa di �spiegare tutto�, di trovare �la chiave di tutte le serrature storiche� (pretesa che Marx, s'intende, ha smentito subito e in forma molto caustica nella sua �lettera�(16) a proposito degli articoli di Michajlovskij), poi fa dell'ironia su queste pretese da lui stesso inventate e infine, citate le idee esatte di Engels (esatte perch� questa volta si d� la citazione e non una parafrasi), - secondo il quale l'economia politica, come la intendono i materialisti �deve tuttora essere creata� e �la scienza economica che sinora possediamo si limita� alla storia della societ� capitalistica(17). - ne trae la conclusione che �con queste parole si restringe di molto il campo d'azione del materialismo economico�! Quale infinita ingenuit� o quale infinita presunzione deve avere un uomo per credere che simili trucchi passino inavvertiti! Dapprima travisa Marx, poi fa dell'ironia sulle proprie menzogne, in seguito cita idee esatte, e adesso ha la sfrontatezza di affermare che queste idee restringono il campo d'azione del materialismo economico!
Dall'esempio seguente si pu� vedere di che specie e qualit� sono le ironie del signor Michajlovskij: �Marx non li� (i fondamenti della teoria del materialismo economico) �motiva� �in nessuno posto�, dice il signor Michajlovskij. �E' vero, Marx si proponeva di scrivere insieme ad Engels un'opera di carattere storico-filosofico e filosofico-storico e, anzi, la scrisse (negli anni 1845-1846), ma essa non fu mai stampata(18). Engels dice: "La parte redatta consiste in una esposizione della concezione materialistica della storia, che prova soltanto quanto a quel tempo fossero ancora incomplete le nostre conoscenze della storia economica"(19). �Cosicch� conclude il signor Michajlovskij �i punti fondamentali del "socialismo scientifico" e della teoria del materialismo economico furono scoperti e subito dopo anche esposti nel Manifesto, in un periodo nel quale, per espresso riconoscimento di uno degli autori, le conoscenze occorrenti per un'opera simile erano in loro ancora deboli�.
Come � gentile questa critica, non � vero? Engels dice che essi avevano delle conoscenze deboli nel campo della �storia� economica, e che perci� non avevano stampato una loro opera di carattere storico-filosofico �generale�. E il signor Michajlovskij interpreta questo nel senso che le loro conoscenze erano deboli �per un'opera simile�, quale l'elaborazione �dei punti fondamentali del socialismo scientifico�, cio� della critica scientifica del regime �borghese�, gi� esposta nel Manifesto. Delle due l'una: o il signor Michajlovskij non � in grado di capire la differenza fra il tentativo di abbracciare tutta la filosofia della storia e il tentativo di spiegare scientificamente il regime borghese, oppure egli suppone che Marx ed Engels non avessero conoscenze sufficienti per far la critica dell'economia politica. E, in questo caso, � molto crudele da parte sua non farci conoscere le sue considerazioni a proposito di questa insufficienza, le sue correzioni e le sue aggiunte. La decisione di Marx ed Engels di non pubblicare un'opera di filosofica della storia e di concentrare tutte le sue forze nell'analisi scientifica di una sola organizzazione sociale caratterizza soltanto l'altissimo grado della loro probit� scientifica. La decisione del signor Michajlovskij di ironizzare su questo con una piccola aggiunta, secondo la quale Marx ed Engels avrebbero esposto le loro concezioni confessando essi stessi di non aver conoscenze sufficienti per elaborarle, caratterizza soltanto metodi polemici che non attestano n� intelligenza, n� dignit�.
Altro esempio: �Quanto a motivare il materialismo economico come teoria storica, ha fatto di pi� Engels, l'alter ego di Marx� dice il signor Michajlovskij. �Di lui abbiamo una opera di carattere specificamente storico: L'origine della famiglia, della propriet� privata e dello Stato in rapporto (im Anschluss) alle indagini di Lewis H. Morgan. Questo "Anschluss" � veramente degno di nota. Il libro dell'americano Morgan(20) fu pubblicato molti anni dopo che Marx ed Engels avevano enunciato i fondamenti del materialismo economico e in modo del tutto indipendente da essa�. Ed ecco che �i materialisti economici, avrebbero aderito� a questo libro e, per giunta, poich� nei tempi preistorici non esisteva la lotta delle classi, avrebbero introdotto la seguente �correzione� alla formula della concezione materialistica della storia: il fattore determinante, accanto alla produzione dei valori materiali, � la produzione dell'uomo stesso, cio� la procreazione, che � di primaria importanza nell'epoca primitiva, quando il lavoro, per la sua produttivit�, era ancora tutt'altro che sviluppato.
�Il grande merito di Morgan - dice Engels - � quello � di avere trovato nelle unioni gentilizie degli indiani dell'America del nord la chiave che ci schiude i pi� importanti e fin qui insolubili enigmi della pi� antica storia greca, romana e tedesca�(21). �Dunque - sentenzia a questo proposito il signor Michajlovskij - verso il 1850 veniva scoperta e proclamata una concezione della storia assolutamente nuova, materialistica e veramente scientifica, la quale fece per la scienza storica ci� che la teoria di Darwin aveva fatto per le scienza naturali moderne�. Ma questa concezione - ripete poi ancora una volta il signor Michajlovskij - non fu mai motivata scientificamente. �Non soltanto essa non fu verificata sulla base di fatti numerosi e svariati� (il Capitale non � un'opera �corrispondente allo scopo�: in essa vi sono soltanto fatti e analisi minuziose!) �ma non fu neanche sufficientemente motivata, non foss'altro che per mezzo della critica e dell'esclusione degli altri sistemi di filosofia della storia�. Il libro di Engels Herr E. D�hring Umw�lzung der Wissenschaft(22) �contiene soltanto dei tentativi ingegnosi compiuti cammin facendo�, e perci� il signor Michajlovskij ritiene possibile eludere totalmente le numerosissime questioni essenziali che sono toccate in quest'opera, nonostante che questi �tentativi ingegnosi� mostrino molto ingegnosamente l'inconsistenza delle sociologie �che incominciano dalle utopie�, nonostante che in questa opera sia svolta una critica particolareggiata di quella �teoria della violenza� secondo la quale gli ordinamenti giuridico-politici determinano gli ordinamenti economici, teoria che i signori pubblicisti della Russkoe Bogatstvo propugnano con tanto zelo. In realt�, � molto facile lanciare, a proposito di un'opera, alcune frasi che non dicono nulla, anzich� analizzare seriamente anche una sola delle questioni che essa risolve materialisticamente; per giunta, in questo modo, non si corre nessun pericolo, perch� la censura, verosimilmente, non permetter� mai la traduzione di tale libro, e il signor Michajlovskij pu� definirlo ingegnoso, senza nessun rischio per la sua filosofia soggettivistica.
Ancora pi� caratteristico e istruttivo (come illustrazione del detto che la lingua � data all'uomo per nascondere il proprio pensiero o per dare alla vacuit� la forma del pensiero) � l'apprezzamento del Capitale di Marx. �nel Capitale vi sono pagine brillanti di storia, ma� (magnifico questo �ma�! Non � neppure un �ma�, bens� quel celebre �mais� che tradotto in russo vuol dire: �le orecchie non crescono pi� in su della fronte�) �esse, anche per l'intento stesso del libro, concernono un solo periodo storico determinato, e non stabiliscono le tesi fondamentali del materialismo economico, ma toccano semplicemente il lato economico di un certo gruppo di fenomeni storici�. In altre parole: il Capitale, che � appunto consacrato soltanto allo studio della societ� capitalistica, d� un'analisi materialistica di questa societ� e delle sue sovrastrutture, �ma� il signor Michajlovskij preferisce lasciare da parte quest'analisi: qui si tratta, vedete un po', soltanto di �un� periodo, e lui, il signor Michajlovskij, vuole abbracciare tutti i periodi, e per giunta abbracciarli in modo da non parlare in particolare neppure di uno di essi. S'intende che per raggiungere questo scopo, - cio� per abbracciare tutti i periodi senza trattarne sostanzialmente nessuno, - c'� soltanto una via: la via dei luoghi comuni e delle frasi �brillanti� e vuote. E nessuno eguaglia il signor Michajlovskij nell'arte di cavarsela con delle frasi. Risulterebbe, secondo lui, che non vale la pena di intrattenersi (in separata sede) sulla sostanza delle indagini di Marx, per la semplice ragione che Marx �non stabilisce le tesi fondamentali del materialismo economico, ma tocca semplicemente il lato economico di un certo gruppo di fenomeni storici�. Quale profondit� di pensiero! - �Non stabilisce�, ma �tocca semplicemente�! - Com'� semplice, in realt�, eludere con delle frasi qualsiasi questione! Per esempio: se Marx indica ripetute volte in qual modo i rapporti tra i produttori di merci sono la base dell'uguaglianza dei diritti civili, del libero contratto e degli simili principi dello Stato di diritto, che cosa � questo? Stabilisce in questo modo il materialismo o lo tocca �semplicemente�? Con la modestia che gli � propria, il nostro filosofo evita una risposta alla sostanza della questione e trae direttamente delle conclusioni dai suoi �ingegnosi tentativi� di parlare brillantemente senza dir nulla.
"Non � sorprendente - suona questa conclusione - che quarant'anni dopo la proclamazione di una teoria che aveva la pretesa di illuminare la storia universale, la storia antica dei greci, dei romani e dei germani sia rimasta per questa teoria un enigma insolubile? La chiave di questo enigma � stata data, in primo luogo, da un uomo assolutamente estraneo alla teoria del materialismo economico, da un uomo che non sapeva nulla di essi e, in secondo luogo, � stata data per mezzo di un fattore non economico. Un'impressione piuttosto divertente � suscitata dal termine: "produzione dell'uomo stesso", cio� procreazione, termine al quale Engels si aggrappa per conservare non foss'altro che un nesso verbale con la formula fondamentale del materialismo economico. Egli � tuttavia costretto a riconoscere che la vita del genere umano per molti secoli non si � svolta secondo questa formula�. E, in realt�, voi avete un modo molto �sorprendente� di polemizzare, signor Michajlovskij! La teoria consisteva nell'affermazione che, per �spiegare� la storia, non bisogna cercarne le basi nei rapporti sociali ideologici, ma in quelli materiali. La insufficienza del materiale documentario non permetteva di applicare questo metodo all'analisi di alcuni fenomeni importantissimi della storia pi� antica d'Europa, per esempio, alla analisi dell'organizzazione gentilizia, che per questa ragione resta un enigma(23). Ma ecco che Morgan, grazie al ricco materiale da lui raccolto in America, ha la possibilit� di analizzare l'essenza dell'organizzazione gentilizia, ed egli arriva a concludere che la spiegazione di questa forma non deve essere ricercata nei rapporti ideologici (per esempio, nei rapporti giuridici o religiosi), ma nei rapporti materiali. E' chiaro che questo fatto d� una conferma brillante al metodo materialistico, e niente pi�. E quando il signor Michajlovskij, stabilisce, a rimprovero di questa dottrina, che, in primo luogo, la chiave dei pi� difficili enigmi storici � stata trovata da una uomo �assolutamente estraneo� alla teoria del materialismo economico, ci si pu� soltanto meravigliare che degli uomini possano a tal segno non saper distinguere ci� che parla in loro favore da ci� che li colpisce duramente. In secondo luogo - argomenta il nostro filosofo - la procreazione non � un fattore economico. Ma dove avete �letto� in Marx e in Engels che essi parlassero necessariamente di materialismo economico? Quando essi definirono la loro concezione del mondo, la chiamarono semplicemente: materialismo. La loro idea fondamentale (espressa in modo assolutamente definito se non altro nel passo di Marx citato sopra) era che i rapporti sociali si dividono in rapporti materiali e rapporti ideologici. Questi ultimi sono soltanto una sovrastruttura dei primi, che si creano fuori della volont� e della coscienza dell'uomo, come forma (risultato) dell'attivit� dell'uomo diretta alla conservazione della propria esistenza. La spiegazione delle forme giuridico-politiche - dice Marx nella suddetta citazione - deve essere cercata �nei rapporti della vita materiale�. E allora, il signor Michajlovskij pensa forse che i rapporti concernenti la procreazione rientrino nel novero dei rapporti ideologici? Le spiegazioni del signor Michajlovskij a questo proposito sono cos� caratteristiche che vale la pena di soffermarsi. �Per quanto ci siamo stillati il cervello sulla "procreazione" - egli dice - per tentare di stabilire un suo nesso anche soltanto verbale col materialismo economico, per quanto la procreazione s'incroci, nella rete complicata dei fenomeni della vita sociale, con altri fenomeni, compresi anche quelli economici, essa ha pur sempre le sue proprie radici fisiologiche e psichiche� (Forse � per i lattanti che voi, signor Michajlovskij, raccontate che la procreazione ha delle radici fisiologiche? Andiamo, cosa volete dar intendere?) �E questo ci ricorda che i teorici del materialismo economico, non solo non hanno fatto i conti con la storia, ma neanche con la psicologia. Non c'� dubbio che i rapporti gentilizi, hanno perduto la loro importanza nella storia dei paesi civili, ma non si pu� dire cos� sicuramente la stessa cosa per i rapporti puramente sessuali e familiari. Essi, s'intende, hanno subito dei forti cambiamenti, sotto la pressione della vita, che in generale si va complicando; tuttavia con una certa abilit� dialettica si potrebbe dimostrare che non soltanto i rapporti giuridici, ma anche i rapporti i rapporti economici stessi costituiscono una "sovrastruttura" dei rapporti sessuali e familiari. Noi non ci occuperemo di questo; ma ad ogni modo ricorderemo almeno l'istituto dell'eredit�.
Finalmente il nostro filosofo � riuscito a venir fuori dal campo delle frasi vuote(24), e a passare a fatti determinati, i quali ammettono una verifica e non permettono tanto facilmente di �eludere con chiacchiere�, l'essenza della questione. Vediamo dunque in qual modo il nostro critico di Marx dimostra che l'istituto dell'eredit� � una sovrastruttura dei rapporti sessuali e familiari. �Nell'eredit� si trasmettono� argomenta il signor Michajlovskij �dei prodotti della produzione economica� (�prodotti della produzione economica�!! Che linguaggio dotto!! E com'� sonoro ed elegante!) �e fino a un certo punto l'istituto stesso dell'eredit� � condizionato dal fatto della concorrenza economica. Ma, in primo luogo, nell'eredit� si trasmettono anche dei valori non materiali, ci� che si esprime nella cura di educare i figli nello spirito dei padri�. Cosicch� l'educatore dei fanciulli rientra nell'istituto dell'eredit�! Per esempio, nelle leggi civili russe c'� un articolo secondo cui �i genitori devono tendere, mediante l'educazione domestica a preparare il carattere dei loro figli e a favorire i proposti del governo�. E' forse questo quel che il nostro filosofo chiama istituto dell'eredit�? �E, in secondo luogo - anche restando esclusivamente nel campo economico, - se l'istituto dell'eredit� � inconcepibile senza i prodotti della produzione trasmessi ereditariamente, esso � egualmente inconcepibile senza i prodotti della "procreazione", senza di essi e senza quella psiche complessa e intima che aderisce direttamente a tali prodotti�. (Fate attenzione al linguaggio: la psiche complessa �che aderisce� ai prodotti della procreazione! Questa � una vera perla!). L'istituto dell'eredit� � dunque una sovrastruttura dei rapporti familiari e sessuali, perch� l'eredit� � inconcepibile senza la procreazione. Ma questa � una vera scoperta dell'America! Finora tutti pensavano che la procreazione non potesse spiegare l'istituto dell'eredit� pi� di quanto la necessit� di ingerire dei cibi possa spiegare l'istituto della propriet�. Finora tutti pensavano che se, per esempio, in Russia, nell'epoca in cui prosperava il sistema dei pomestie(25), la terra non poteva essere trasmessa in eredit� (perch� considerata soltanto come propriet� condizionata), bisognava cercare la spiegazione di questo fatto nelle particolarit� dell'organizzazione sociale di quel tempo. Il signor Michajlovskij suppone, a quanto pare, che la cosa si spieghi semplicemente col fatto che la psiche, che aderisce ai prodotti della procreazione del proprietario fondiario di quel tempo, si distinguesse per essere non sufficientemente complessa.
Grattate �l'amico del popolo� - possiamo dire parafrasando un detto celebre - e troverete il borghese. In realt�, quale altro significato possono avere questi ragionamenti del signor Michajlovskij intorno al nesso dell'istituto dell'eredit� con l'educazione dei figli, la psiche della procreazione, ecc., se non che l'istituto dell'eredit� � altrettanto eterno, necessario e sacro quanto l'educazione dei figli! E' vero, il signor Michajlovskij ha tentato di lasciarsi una scappatoia affermando che �fino a un certo punto l'istituto dell'eredit� � condizionato dal fatto della concorrenza economica�; ma questo in realt� non � altro che un tentativo di eludere una risposta categorica alla questione, e per giunta un tentativo compiuto con mezzi inadatti. Come potremo noi prendere in considerazione questa affermazione, quando non ci si dice neppure una parola per precisare quale sia quel �certo punto� fino al quale l'eredit� dipende dalla concorrenza, quando non ci si dice affatto in qual modo esattamente si spiega questo nesso tra la concorrenza e l'istituto dell'eredit�? Infatti, l'istituto dell'eredit� presuppone gi� la propriet� privata e quest'ultima sorge soltanto quando appare lo scambio. Alla sua base sta la nascente specializzazione del lavoro sociale e l'alienazione dei prodotti sul mercato. Fino a quando, per esempio, tutti i membri della comunit� primitiva indiana lavoravano in comune tutti i prodotti a loro necessari, la propriet� privata era impossibile. Quando invece si introdusse nella comunit� la divisione del lavoro e i membri della comunit� incominciarono a occuparsi ognuno per conto proprio della lavorazione di un qualche prodotto e a venderlo sul mercato, espressione di questa separazione materiale dei produttori di merci fu l'istituto della propriet� privata. Sia la propriet� privata che l'eredit� sono categorie di ordinamenti sociali nei quali si sono gi� formate le piccole famiglie (monogamiche) isolate e lo scambio ha gi� cominciato a svilupparsi. L'esempio del signor Michajlovskij dimostra tutto l'opposto di quel che egli voleva dimostrare.
Nel signor Michajlovskij c'� ancora un'indicazione concreta, e anch'essa � una perla nel suo genere! �Per quanto riguarda i rapporti gentilizi�, continua egli correggendo il materialismo, �essi impallidirono nella storia dei popoli civili, in parte effettivamente sotto raggi dell'influenza delle forme di produzione� (di nuovo un sotterfugio, ma ancor pi� ovvio. Quali forme di produzione precisamente? Frase vuota!) �ma in parte si disciolsero, nella loro propria continuazione e generalizzazione, nei rapporti nazionali�. Cosicch� i rapporti nazionali sono la continuazione e la generalizzazione dei rapporti gentilizi! Il signor Michajlovskij, evidentemente, prende a prestito la sua concezione della storia della societ� da quella favola per bambini che si insegna agli allievi del ginnasio. La storia della societ� - afferma questa dottrina scolastica - � la seguente: in principio c'era la famiglia, cellula di ogni societ�(26), poi - si dice - la famiglia si svilupp� fino a diventare trib� e la trib� si svilupp� fino a formare lo Stato. Se il signor Michajlovskij ripete gravemente questa sciocchezza puerile, ci� dimostra soltanto - oltre a tutto il resto - che egli non ha la minima idea neanche dell'andamento della storia russa. Se si poteva parlare di una vita basata sull'organizzazione gentilizia nella Russia antica, � indubbio che gi� nel medioevo, all'epoca del regno di Mosca, questi rapporti gentilizi non esistevano pi�; lo Stato era cio� fondato su unioni nient'affatto gentilizie, ma locali: i signori feudali e i monasteri accoglievano contadini di diverse localit�, e le comunit� cos� costituite erano puramente territoriali. Tuttavia, non sembra che si potesse parlare in quel tempo di legami nazionali nel senso proprio della parola: lo Stato era frazionato in �terre� staccate, parzialmente anche in principati, che conservavano tracce vive della passata autonomia, particolarit� nell'amministrazione, e che avevano talvolta proprie truppe particolari (i boiari locali andavano in guerra con propri reparti militari), frontiere doganali particolari, ecc. Soltanto il periodo moderno della storia russa (approssimativamente dal secolo XVII) � realmente caratterizzato da una fusione di fatto di tutte queste regioni, terre e principati in un tutto unico. Questa fusione, egregio signor Michajlovskij, non fu originata dai rapporti gentilizi, e neppure dalla loro continuazione e generalizzazione: essa fu originata dall'intensificarsi degli scambi tra le regioni, dallo aumento progressivo della circolazione delle merci, dalla concentrazione dei piccoli mercati locali in un mercato unico di tutta la Russia. E poich� i dirigenti e padroni di questo processo erano i mercanti capitalisti, la creazione di rapporti borghesi. Con entrambe le sue indicazioni concrete, il signor Michajlovskij si � solo dato la zappa sui piedi e non ci ha dato altro che degli esempi di banalit� borghesi; �banalit�, perch� egli ha spiegato l'istituto dell'eredit� per mezzo della procreazione e della sua psiche, e la nazionalit� per mezzo dei rapporti gentilizi; �borghesi�, perch� ha scambiato le categorie e le sovrastrutture di una formazione sociale storicamente determinata (fondata sullo scambio) con delle categorie generali e perpetue, come l'educazione dei figli e i rapporti �puramente� sessuali.
E' qui sommamente caratteristico il fatto che appena il nostro filosofo soggettivista si � provato a passare dalle frasi a indicazioni concrete, basate sui fatti, � immediatamente sprofondato nel pantano. Ed egli, a quanto pare, si stente molto bene in questa posizione non troppo pulita: vi si adagia, si pavoneggia e schizza fango tutt'intorno. Per esempio, quando vuole confutare la tesi secondo cui la storia � una serie di episodi della lotta di classe, egli, dandosi l'aria di pensare profondamente, afferma che questo � un'�esagerazione� e soggiunge: �L'Associazione internazionale degli operai fondata da Marx, organizzata per condurre la lotta di classe, non ha impedito agli operai francesi e tedeschi di massacrarsi e distruggersi reciprocamente�(27), il che dovrebbe dimostrare che il materialismo non ha fatto i conti �con il demone dell'orgoglio nazionale e dell'odio nazionale�. Una tale affermazione dimostra da parte del critico la pi� grossolana incomprensione del fatto che gli interessi molto reali della borghesia commerciale e industriale costituiscono la base principale di quest'odio e che parlare del sentimento nazionale come di un fattore a s� stante significa soltanto occultare l'essenza della questione. Del resto, abbiamo gi� visto quale profondo concetto della nazionalit� abbia il nostro filosofo. Il signor Michajlovskij non sa comportarsi verso l'internazionale se non con un'ironia del tutto degna di un Burenin(28). �Marx. Capo dell'Associazione internazionale degli operai, che � crollata, � vero, ma che deve rinascere�. Certo, se si considera come il nec plus ultra della solidariet� internazionale il sistema dello scambio �equo�, come l'espone prolissamente e con banalit� piccolo-borghese il cronista per gli affari interni nel n. 2 della Russkoe Bogastvo, e se non si comprende che lo scambio, equo e non equo, presuppone e implica sempre il dominio della borghesia, e che, senza distruggere l'organizzazione economica fondata sullo scambio, non � possibile porre termine ai conflitti internazionali, allora � comprensibile che si parli dell'Internazionale soltanto con scherno. Allora � comprensibile che il signor Michajlovskij non possa arrivare in nessun modo a comprendere questa semplice verit�: che non c'� nessun altro mezzo di lotta contro l'odio nazionale, all'infuori dell'organizzazione e dell'unione della classe degli oppressi per combattere la classe degli oppressori in ogni singolo paese; all'infuori dell'unione di queste organizzazioni nazionali di operai in un unico esercito operaio internazionale per combattere il capitale internazionale. Quanto al fatto che l'Internazionale non ha impedito agli operai di massacrarsi a vicenda, baster� ricordare al signor Michajlovskij gli avvenimenti della Comune, i quali hanno mostrato quale � l'atteggiamento effettivo del proletariato organizzato verso le classi dirigenti che scatenano le guerre.
In tutta questa polemica del signor Michajlovskij sono soprattutto rivoltanti i metodi. Se egli non � contento della tattica dell'Internazionale, se non condivide le idee in nome delle quali si organizzano gli operai europei, le critiche per lo meno francamente e direttamente, esponendo la sua idea su una tattica pi� adatta, su concezioni pi� giuste. Ma egli non muove nessuna obiezione determinata, chiara, e lancia soltanto qua e l�, in un diluvio di frasi, degli scherni insensati. Come non chiamare fango questa roba, soprattutto se si tien conto che la difesa delle idee e della tattica dell'Internazionale non � permessa legalmente in Russia? Identici sono i metodi che il signor Michajlovskij adopera quando polemizza con i marxisti russi; senza darsi la pena di formulare con probit� ed esattezza determinate loro tesi per sottoporle a una critica diretta e precisa, egli preferisce attaccarsi a piccoli frammenti, che gli sono giunti all'orecchio, di un'argomentazione marxista e travisarli. Giudicate voi stessi: �Marx era troppo intelligente e troppo erudito per credere di aver scoperto proprio lui l'idea della necessit� storica dei fenomeni sociali e della loro conformit� a una legge � Ai gradini inferiori� (della scala marxista)(29) �non si sa questo� (che �l'idea della necessit� storica non � una novit� inventata n� scoperta da Marx, ma una verit� da lungo tempo stabilita�) �o, per lo meno, si ha un'idea confusa del secolare dispendio di forze e di energie intellettuali occorso per stabilire questa verit�.
S'intende che simili affermazioni possono effettivamente impressionare un pubblico che sente parlare del marxismo per la prima volta, e che tra questo pubblico il critico pu� con facilit� raggiungere il suo scopo: travisare, far dell'ironia e �vincere� (cos� - a quanto si dice - i collaboratori della Russkoe Bogatstvo giudicano gli articoli del signor Michajlovskij). Chiunque conosca un pochino Marx, vedr� subito tutta la falsit� e l'artificiosit� di simili metodi. Si pu� non essere d'accordo con Marx, ma non si pu� contestare che egli ha formulato nel modo pi� netto delle concezioni che costituivano una �novit� rispetto a quelle dei socialisti precedenti. La novit� consisteva nel fatto che i socialisti precedenti, per motivare le loro concezioni, ritenevano sufficiente mostrare l'oppressione delle masse nel regime esistente, mostrare la superiorit� del regime nel quale ognuno avrebbe ricevuto ci� che egli stesso avrebbe prodotto, mostrare che questo regime ideale corrispondeva alla �natura umana�, al concetto di una vita etico-razionale, ecc. Marx riteneva impossibile accontentarsi di un simile socialismo. Egli non si limit� a dare una definizione, un apprezzamento e un giudizio del regime esistente, ma ne diede una spiegazione scientifica, riconducendo questo regime esistente, diverso nei diversi Stati europei e non europei, a una base comune: alla formazione sociale capitalistica, e sottopose le leggi del funzionamento e dello sviluppo di questa societ� ad un'analisi obiettiva (dimostr� la necessit� dello sfruttamento in questo regime). Nello stesso modo, egli non riteneva possibile accontentarsi dell'affermazione che soltanto il regime socialista corrisponde alla natura umana, come dicevano i grandi socialisti utopisti e i loro miseri epigoni, i sociologi soggettivisti. Con la stessa analisi obiettiva del regime capitalistico egli dimostr� la necessit� della trasformazione di un regime in regime socialista. (Dovremo ancora ritornare sulla questione del modo come egli precisamente dimostr� questo, e del modo come il signor Michajlovskij contest� questa dimostrazione). Ecco la fonte di quei riferimenti alla necessit� che si possono frequentemente incontrare nei marxisti. Il travisamento della questione da parte del signor Michajlovskij � evidente: egli ha omesso tutto il contenuto concreto della teoria, tutta la sua essenza e ha presentato le cose come se tutta la teoria si riducesse alla sola parola �necessit� (�non si pu� invocare soltanto la necessit� nelle complicate questioni pratiche�), come se la dimostrazione di questa teoria consistesse nel dire: cos� esige la necessit� storica. In altre parole, egli non ha parlato del contenuto della dottrina; si � aggrappato soltanto a un suo soprannome, e adesso ricomincia a far dell'ironia su questo �semplice circolo banale�, nel quale egli stesso si � sforzato di trasformare la dottrina di Marx. Noi non c'incaricheremo, certo di seguire questo giuoco, perch� ormai conosciamo abbastanza bene questa roba. Lasciamo pure che faccia delle capriole a sollazzo e godimento del signor Burenin (il quale non per niente nel Novoe Vremia(30) fa le moine al signor Michajlovskij), lasciamo pure che abbai in sordina contro Marx, dopo avergli fatto delle riverenze: �La sua polemica con gli utopisti e con gli idealisti - dice lui - � unilaterale anche di per se stessa�, ossia anche senza la ripetizione dei suoi argomenti da parte dei marxisti. Queste trovate possiamo chiamarle soltanto latrati, perch� contro questa polemica il signor Michajlovskij non presenta letteralmente nessuna obiezione di fatto, ben definita, controllabile; cosicch�, malgrado il nostro desiderio di iniziare una discussione su questo tema, dato che riteniamo questa polemica estremamente importante per risolvere le questione socialiste russe, non siamo proprio in grado di rispondere ai latrati e possiamo soltanto alzare le spalle:
Ah, botolo, forte ti senti
Se contro l'elefante abbai!(31)
Non privo d'interesse � il ragionamento successivo del signor Michajlovskij intorno alla necessit� storica, giacch� esso ci rileva, almeno in parte, l'effettivo bagaglio ideologico del �nostro celebre sociologo� (nomea della quale il signor Michajlovskij, al pari del signor V.V.(32), gode tra i rappresentanti liberali della nostra �societ� colta�). Egli parla del �conflitto tra l'idea della necessit� storica e l'importanza dell'attivit� personale�: gli uomini politici s'ingannano, quando immaginano di essere coloro che muovono, mentre sono �mossi�, sono �marionette messe in movimento da un misterioso retroscena, dalle leggi immanenti della necessit� storica�. Tale � la conclusione che si vuol fare derivare da quell'idea, che viene perci� chiamata �sterile� e �vaga�. Non ogni lettore comprende probabilmente come il signor Michajlovskij sia pervenuto a tutto questo pasticcio delle marionette, ecc. Sta di fatto che quest'idea del conflitto tra il determinismo e la morale, tra la necessit� storica e l'importanza dell'individuo, � uno dei trastulli preferiti del filosofo soggettivista. Egli ha imbrattato a questo proposito montagne di carta e detto un cumulo di sciocchezze sentimentali piccolo-borghesi per appianare questo conflitto a vantaggio della morale e della funzione dell'individuo. In realt� qui non c'� nessun conflitto; esso � stato inventato dal signor Michajlovskij, il quale temeva (e non senza ragione) che il determinismo scalzasse le basi della morale piccolo-borghese che gli � cos� cara. L'idea del determinismo, stabilendo la necessit� delle azioni umane, rigettando la favola sciocca del libero arbitrio, non sopprime affatto la ragione o la coscienza dell'uomo, n� l'apprezzamento delle sue azioni. Allo opposto, soltanto dal punto di vista del determinismo � possibile dare un apprezzamento rigoroso e giusto, invece di attribuire tutto ci� che si vuole al libero arbitrio. Nello stesso modo anche l'idea della necessit� storica non compromette per nulla la funzione dell'individuo nella storia: tutta la storia si compone appunto delle azioni di individui che sono indubbiamente dei fattori attivi. La questione reale che sorge quando si deve giudicare l'attivit� sociale di un individuo, consiste nel sapere: in quali condizioni il successo � assicurato a questa attivit�? Quali sono le garanzie che questa attivit� non rimanga un atto isolato, sommerso in una marea di atti contrastanti? A questo si riduce anche un'altra questione che i socialdemocratici e gli altri socialisti russi risolvono differentemente: in qual modo l'attivit� tendente all'attuazione del regime socialista deve attrarre le masse per dar risultati seri? E' evidente che la soluzione di questo problema dipende direttamente e immediatamente dal concetto che si ha del raggruppamento delle forze sociali in Russia, della lotta delle classi, di cui si compone la realt� russa; e anche questa volta il signor Michajlovskij non ha fatto altro che girare attorno alla questione senza neppur tentare di porla esattamente e senza provarsi a darle una qualche soluzione. La soluzione socialdemocratica della questione � fondata, com'� noto, sulla convinzione che gli ordinamenti economici russi sono rappresentati da una societ� borghese, dalla quale vi pu� essere una sola via d'uscita, - derivante necessariamente dall'essenza stessa del regime borghese, - cio� la lotta di classe del proletariato contro la borghesia. E' evidente che una critica seria dovrebbe essere diretta o contro l'opinione secondo la quale i nostri ordinamenti sono ordinamenti borghesi, o contro il concetto che si ha dell'essenza di questi ordinamenti e delle leggi del loro sviluppo; ma ad affrontare delle questioni serie il signor Michajlovskij non ci pensa neppure. Egli preferisce cavarsela con una fraseologia vuota a proposito della necessit�, che sarebbe una parentesi troppo generica, ecc. Sicuro, ogni idea sar� una parentesi troppo generica, signor Michajlovskij, se la svuotate, come fareste con un pesce secco, di tutto il contenuto, e poi incominciate a prendervela con la pelle rimasta! Questa pelle che ricopre le questioni realmente serie, scottanti, del nostro tempo, rappresenta il campo di azione preferito del signor Michajlovskij, il quale, per esempio, sottolinea con particolare fierezza che �il materialismo economico trascura o mette in una luce falsa la questione degli eroi e della folla�. Vogliate notare che il domandarsi da quali classi in lotta precisamente sia formata la realt� russa contemporanea e su quale terreno essa sorga, � verosimilmente una questione troppo generica per il signor Michajlovskij, ed egli la elude. Invece il problema dei rapporti esistenti tra l'eroe e la folla - non importa se formata di operai, di contadini, di fabbricanti o di proprietari terrieri - lo interessa in sommo grado. Pu� darsi che anche queste siano questioni �interessanti�; ma rimproverare ai materialisti di orientare tutti i loro sforzi alla soluzione di quei problemi che hanno un rapporto diretto con la liberazione della classe lavoratrice, significa essere un ammiratore della scienza filistea e nient'altro. A conclusione della sua �critica�(?) del materialismo, il signor Michajlovskij ci offre ancora una falsificazione e un tentativo di travisare i fatti. Dopo aver espresso dei dubbi sulla giustezza dell'opinione di Engels, secondo cui il Capitale era stato accolto dalla congiura del silenzio da parte degli economisti ufficiali(33) (ed egli giustifica i suoi dubbi con la lcuriosa considerazione che in Germania esistono molte universit�!), il signor Michajlovskij dice: �Marx, d'altronde, non mirava esclusivamente a questa cerchia di lettori� (gli operai) �e aspettava qualche cosa anche dagli uomini di scienza�. E' assolutamente falso: Marx comprendeva benissimo che non si poteva fare assegnamento sull'imparzialit� e sulla critica scientifica dei rappresentanti borghesi della scienza, e nel poscritto alla seconda edizione del Capitale si pronunci� a questo proposito nel modo pi� netto. Egli vi dice: �La comprensione che il Capitale ha trovato rapidamente in vaste sfere della classe operaia tedesca � la miglior ricompensa del mio lavoro�. Un uomo che economicamente rappresenta il punto di vista borghese, il signor Mayer, fabbricante viennese, ha giustamente mostrato in un opuscolo uscito durante la guerra franco-tedesca che il grande senso teorico (der grosse theoretische Simm), che veniva considerato patrimonio ereditario tedesco, � stato completamente smarrito dalle cosiddette classi colte della Germania. E invece torna a rivivere nella sua classe operaia�(34).
Il travisamento riguarda ancora il materialismo ed � interamente congegnato secondo il primo stampo: �la teoria� (del materialismo) �non � mai stata motivata e controllata scientificamente�. Questa � la tesi. Dimostrazione �Alcune buone pagine di contenuto storico appartenenti a Engels, a Kautsky e ad alcuni altri (come nell'emerita opera di Blos) potrebbero fare a meno dell'etichetta del materialismo economico, giacch� (notare. �giacch�) �in realt� (sic!) �in esse si tiene conto di tutta la complessit� della vita sociale, anche se in questo accordo prevale la nota economica�. Conclusione�: �Nella scienza, il materialismo economico non si � giustificato�.
Vecchio giuoco! Per dimostrare che una teoria � infondata, il signor Michajlovskij incomincia con lo snaturarla, attribuendole l'intento assurdo di non prendere in considerazione tutta la complessit� della vita sociale, mentre, al contrario, i materialisti (marxisti) sono stati i primi socialisti che sollevarono la questione della necessit� di analizzare non soltanto la vita economica, ma tutti gli aspetti della vita sociale(35), in seguito constata che, �in realt�, i materialisti hanno spiegato �bene� tutta la complessit� della vita sociale mediante l'economia (fatto che evidentemente si rivolge contro l'autore), e infine trae la conclusione che il materialismo �non si � giustificato�. Invece le vostre falsificazioni, signor Michajlovskij, si sono giustificate ottimamente!
Ecco tutti gli argomenti che il signor Michajlovskij adduce per �confutare� il materialismo! Ripeto: qui non c'� nessuna critica, ma ci sono chiacchiere pretenziose e vuote. Domandate a chiunque: quali obiettivi ha addotto il signor Michajlovskij contro l'idea che i rapporti di produzione stanno alla base degli altri rapporti? Come ha confutato la giustezza del concetto - elaborato da Marx per mezzo del metodo materialistico - della formazione sociale e del processo storico naturale di sviluppo di queste formazioni? Come ha dimostrato l'inesattezza delle spiegazioni materialistiche (almeno di quelle fornite dagli scrittori che egli ha menzionato) dei diversi problemi storici? Costui non potr� far a meno di rispondervi: egli non ha addotto nessuna obiezione, non ha confutato nulla, non ha indicato nessuna inesattezza. Egli non ha fatto altro che girare attorno alla questione sforzandosi di mascherare l'essenza con delle frasi, e cammin facendo ha ideato vari trucchi meschini.
E da un critico di tal fatta non c'� da aspettarsi nulla di serio quando egli, nel n. 2 della Russkoe Bogatstvo, continua a confutare il marxismo. La sola differenza � che la sua facolt� inventiva in materia di falsificazioni � gi� esaurita, ed egli incomincia a utilizzare le falsificazioni altrui.
Come esordio, ci offre uno sproloquio intorno alla �complessit� della vita sociale: ecco - egli dice - il galvanismo, per esempio, � legato anche col materialismo economico, poich� gli esperimenti di Galvani �fecero impressione� anche su Hegel. Che spirito ammirevole! Con lo stesso successo si potrebbe stabilire un legame tra il signor Michajlovskij e l'imperatore della Cina! Che cosa ne consegue, se non che certi uomini sono soddisfatti quando dicono delle sciocchezze?!
�L'essenza del corso storico delle cose - continua il signor Michajlovskij, - inafferrabile in generale, non � stata colta neppure dalla dottrina del materialismo economico, quantunque essa poggi, a quel che pare, su due pilastri: sulla scoperta dell'importanza determinante delle forme di produzione e di scambio, e sul carattere assoluto del processo dialettico�.
Dunque, i materialisti si appoggiano sul �carattere assoluto� del processo dialettico! Basano cio� le loro teorie sociologiche sulle triadi di Hegel. Ci troviamo di fronte all'accusa banale che attribuisce al marxismo la dialettica hegeliana, accusa che, a quanto pare, � gi� stata abbastanza logorata dai critici borghesi di Marx. Questi signori, i quali non sono in grado di obiettare nulla di sostanziale contro la dottrina, si sono aggrappati al modo di esprimersi di Marx, si sono gettati contro l'origine della teoria, pensando in questo modo di intaccarne l'essenza. E il signor Michajlovskij non si fa scrupolo di ricorrere a simili metodi. Gli � servito di pretesto un capitolo dell'opera di Engels contro D�hring, che aveva attaccato la dialettica di Marx, Engels replica che Marx non ha mai pensato di �dimostrare� qualche cosa con le triadi di Hegel, che Marx aveva soltanto studiato e investigato il processo reale, che egli riconosceva come unico criterio di una teoria la sua fedelt� alla realt�. Se poi, qualche volta, avviene che lo sviluppo di un qualche fenomeno sociale sembra coincidere con lo schema hegeliano - tesi, negazione, negazione della negazione, - non c'� nulla di stupefacente, giacch� nella natura questo non � affatto una cosa rara. Ed Engels comincia a citare degli esempi tratti dal campo della storia naturale (sviluppo del seme) e dal campo sociale, del genere di questo: all'inizio vi era il comunismo primitivo, poi la propriet� privata, e poi la socializzazione capitalistica del lavoro; oppure: da principio vi era il materialismo primitivo, poi l'idealismo e, infine, il materialismo scientifico, ecc. E' chiaro per tutti che il centro di gravit� dell'argomentazione di Engels � che i materialisti devono rappresentare in modo giusto ed esatto il processo storico effettivo; che l'insistenza sulla dialettica, la scelta di esempi i quali dimostrano che la triade � giusta, non sono che residui di quell'hegelismo dal quale � sorto il socialismo scientifico, residui del suo modo d'esprimersi. E invero, quale importanza possono avere esempi di processi �dialettici�, dal momento che si � dichiarato categoricamente che � assurdo voler �dimostrare� una cosa con le triadi, che nessuno ha mai pensato a questo? Non � chiaro che questa � un'allusione all'origine della dottrina e niente pi�? Il signor Michajlovskij lo sente lui stesso, quando afferma che a una teoria non conviene far colpa della sua origine. Ma per vedere in questi ragionamenti di Engels qualche cosa di pi� dell'origine della teoria, bisognerebbe, evidentemente, dimostrare che almeno un problema storico � stato risolto dai materialisti non sulla base di fatti appropriati, ma per mezzo delle triadi. Ha forse tentato di dimostrare questo il signor Michajlovskij? Niente affatto. Al contrario, egli stesso � stato costretto a riconoscere che �Marx ha talmente riempito di contenuto concreto lo schema dialettico vuoto, che lo si pu� esportare da questo contenuto come il coperchio della scodella, senza che nulla cambi� (pi� avanti parleremo dell'eccezione che fa qui il signor Michajlovskij a proposito dell'avvenire). Se le cose stanno cos�, perch� mai il signor Michajlovskij si occupa con tanto zelo del coperchio che non cambia nulla? A che scopo continua a ripetere che i materialisti �si appoggiano� sul carattere assoluto del processo dialettico? A che scopo afferma che, combattendo contro questo coperchio, egli combatte contro uno dei �pilastri� del socialismo scientifico, quando ci� � manifestamente falso?
E' ovvio che non mi metter� a esaminare come il signor Michajlovskij analizza gli esempi di triadi, perch�, ripeto, ci� non ha nessun rapporto n� col materialismo scientifico, n� col marxismo russo. Ma c'� una questione interessante: per quali ragioni, in fin dei conti, il signor Michajlovskij ha snaturato in tal modo l'atteggiamento dei marxisti verso la dialettica? Le ragioni sono due: in primo luogo, il signor Michajlovskij ha sentito il suono della campana, ma non sa da che parte venga, in secondo luogo, il signor Michajlovskij ha commesso (o, meglio, ha preso da D�hring) un'altra falsificazione.
Ad 1)(36). Il signor Michajlovskij, leggendo le pubblicazioni marxiste, ha continuamente urtato nel �metodo dialettico� nella scienza sociale, nel �pensiero dialettico� sempre nella sfera delle questioni sociali (della quale soltanto si tratta), ecc. Nella semplicit� dell'animo suo (meno male se non � che semplicit�!) egli si � detto che questo metodo consiste nel risolvere tutti i problemi di sociologia secondo le leggi della triade di Hegel. Se egli avesse considerato la cosa con appena un po' di attenzione, non avrebbe potuto non convincersi dell'assurdit� di questa concezione. Ci� che Marx ed Engels chiamavano metodo dialettico - in contrapposizione al metodo metafisico - non � null'altro che il metodo scientifico in sociologia, consistente nel considerare la societ� come un organismo vivente, in continuo sviluppo (e non come qualche cosa di meccanicamente concatenato, che ammette, per conseguenza, ogni sorta di combinazioni arbitrarie di singoli elementi sociali), per lo studio del quale � necessaria l'analisi obiettiva dei rapporti di produzione che costituiscono una data formazione sociale e la ricerca delle leggi del suo funzionamento e del suo sviluppo. Cercheremo di illustrare pi� avanti, con l'esempio dei ragionamenti dello stesso signor Michajlovskij, il rapporto tra il metodo dialettico e il metodo metafisico (nel cui concetto rientra, senza dubbio, anche il metodo soggettivo in sociologia). Per ora noteremo soltanto che chiunque legga la definizione e l'esposizione del metodo dialettico in Engels (nella polemica contro D�hring. In russo: L'evoluzione del socialismo dall'utopia alla scienza), o in Marx (varie note nel Capitale e Poscritto alla seconda edizione; Miseria della filosofia), constater� che delle triadi di Hegel non si parla neppure, ma che tanto si riduce a considerare l'evoluzione sociale come un processo storico-naturale di sviluppo delle formazioni economico-sociali. Come dimostrazione riporto in extenso(37) l'esposizione del metodo dialettico pubblicata nel Vestnik Europy, anno 1982, n. 5 (la nota intitolata: Il punto di vista della critica dell'economia politica di K. Marx)(38), che Marx cita nel suo Poscritto alla seconda edizione del Capitale. In questo proscritto Marx dice che il metodo da lui applicato nel Capitale era stato mal compreso. �I recensori tedeschi, naturalmente, gridano alla sofistica hegeliana�. E per maggior chiarezza Marx cita l'esposizione del suo metodo, data nella nota suddetta. Per Marx - si dice in quella nota - una cosa importa, e precisamente: trovare la legge, dei fenomeni che sta indagando, e per lui � importante soprattutto la legge del loro mutamento, del loro sviluppo, del trapasso dei fenomeni da una forma nell'altra, da un ordinamento dei rapporti sociali nell'altro. In conseguenza di ci� Marx si preoccupa di una cosa sola: comprovare attraverso un'indagine scientifica precisa la necessit� degli attuali ordinamenti dei rapporti sociali, constatando nel modo pi� completo possibile quei fatti che gli servono come punti di partenza o come punti di appoggio. A questo scopo � del tutto sufficiente dimostrare, insieme alla necessit� dell'ordine esistente, la necessit� di un ordine nuovo, nel quale il primo deve trapassare inevitabilmente, del tutto indifferente rimanendo che gli uomini vi credano o non vi credano, che essi ne siano o non ne siano coscienti. Marx considera il movimento sociale come un processo di storia naturale, retto da leggi che non solo non dipendono dalla volont�, dalla coscienza e dalle intenzioni degli uomini, ma che, anzi, determinano la loro volont�, la loro coscienza e le loro intenzioni. (Ne prendano nota i signori soggettivisti, che distinguono lo sviluppo sociale dallo sviluppo che ha luogo nella storia naturale appunto perch� l'uomo si prefigge dei �fini� coscienti ed � guidato da determinati ideali). Se l'elemento cosciente ha una funzione cos� subordinata nella storia della civilt�, � ovvio che la critica che ha per oggetto la civilt� stessa men che mai potr� prendere a fondamento una qualsiasi forma o un qualsiasi risultato della coscienza. Il che significa che non l'idea, ma solo il fenomeno esterno, oggettivo, pu� servirle come punto di partenza. La critica deve consistere nel raffrontare, nel comparare un fatto determinato non con l'idea, ma con un altro fatto; per essa importa soltanto che entrambi i dati di fatto vengano indagati nel modo pi� esatto possibile e che costituiscono differenti momenti di sviluppo l'uno in confronto all'altro; inoltre � particolarmente necessario che venga indagata con altrettanta esattezza tutta la serie degli ordinamenti noti, la loro successione e il nesso nel quale si presentano i vari gradi dello sviluppo. Marx nega proprio l'idea che le leggi della vita economica siano identiche sia per il passato che per l'avvenire. Al contrario ogni periodo storico ha le sue leggi proprie. La vita economica ci offre un fenomeno analogo a quello della storia dello sviluppo negli altri settori della biologia. Gli economisti del passato, quando confrontavano le leggi economiche con le leggi della fisica e della chimica, non ne comprendevano la natura. Un'analisi pi� profonda dimostra che la distinzione fra i vari organismi sociali � altrettanto profonda quanto quella fra gli organismi vegetali e gli organismi animali. Marx proponendosi di studiare l'ordinamento economico capitalistico da questo punto di vista, non fa che formulare con rigore scientifico lo scopo che deve proporsi ogni indagine precisa della vita economica. Il valore scientifico di tale indagine sta nella spiegazione delle leggi specifiche (storiche) che regolano nascita, esistenza, sviluppo e morte di un organismo sociale dato e la sua sostituzione da parte di un altro, superiore.
Ecco una descrizione del metodo dialettico pescata da Marx nella gran mole di note apparse sui giornali e sulle riviste a proposito del Capitale, e tradotta da lui in tedesco perch�, com'egli dice, questa definizione del metodo � perfettamente esatta. Ci si domanda: si trova qui anche una sola parola che ricordi le triadi, le tricotomie, il carattere perentorio del processo dialettico e altre simili assurdit�, contro le quali guerreggia cos� cavallerescamente il signor Michajlovskij? E Marx, dopo questa descrizione, dice esplicitamente che il suo metodo � �direttamente l'opposto� del metodo di Hegel. Per Hegel, lo sviluppo dell'idea, conformemente alle leggi dialettiche della triade, determina lo sviluppo della realt�. E' ovvio che soltanto in questo caso si potrebbe parlare dell'importanza delle triadi, del carattere perentorio del processo dialettico. Per me, al contrario, - dice Marx - �l'elemento ideale non � che il riflesso dell'elemento materiale�. E tutto si riduce in questo modo a �una comprensione positiva del presente e della sua evoluzione necessaria�: alle triadi non resta altra funzione che quella del coperchio e della pelle (�ho civettato con il linguaggio hegeliano�, dice Marx in questo stesso poscritto), che pu� interessare soltanto dei filistei. Ci si domanda ora: come dobbiamo giudicare un uomo che ha voluto criticare uno dei �pilastri� del materialismo scientifico, cio� la dialettica, e si � messo a parlare di tutto un po', persino delle rane e di Napoleone, senza dire per� che cosa sia questa dialettica, senza dire lse lo sviluppo della societ� sia effettivamente un processo storico-naturale, se sia giusta la concezione materialistica delle formazioni economico-sociali considerate come organismi sociali particolari, se siano giusti i metodi di analisi obiettiva di queste formazioni, se sia vero che le idee sociali non determinano l'evoluzione sociale, ma sono determinate da essa, e cos� via? Si pu� ammettere che in questo caso vi sia soltanto incomprensione?
Ad 2)(39) Dopo una simile �critica� della dialettica, il signor Michajlovskij attribuisce a Marx questi metodi di dimostrazione �per mezzo� della triade hegeliana e, s'intende, combatte vittoriosamente contro di essi. �Per quanto concerne l'avvenire - egli dice - le leggi immanenti della societ� sono stabilite in modo esclusivamente dialettico�. (Ecco l'eccezione ricordata sopra). Il ragionamento di Marx intorno alla inevitabilit� dell'espropriazione degli espropriatori in virt� delle leggi dello sviluppo del capitalismo ha �un carattere esclusivamente dialettico�. L'�ideale� di Marx della comunanza della terra e del capitale, �nel senso della sua inevitabilit� e certezza, si regge esclusivamente all'estremit� della catena hegeliana a tre anelli�.
Quest'argomento � interamente preso da D�hring, che lo aveva esposto nella sua Kritische Geschichte der Nationaloekonomie und des Sozialismus(40). Ma il signor Michajlovskij non fa nessun accenno a D�hring. Che, dopo tutto, sia riuscito a escogitare da solo questo travisamento di Marx?
Engels ha dato una magnifica risposta a D�hring, e poich� egli cita anche la critica di D�hring, ci limiteremo a questa risposta di Engels(41). Il lettore vedr� che essa pu� servire interamente anche per il signor Michajlovskij.
�"Questo schizzo storico (della genesi della cosiddetta accumulazione primitiva del capitale in Inghilterra) - dice D�hring - � ancora relativamente la cosa migliore del libro di Marx, e sarebbe ancora migliore se non si fosse puntellato per andare avanti, oltre che sulle grucce della dottrina, su quelle della dialettica. Cio�, in mancanza di qualche mezzo migliore e pi� chiaro, qui la hegeliana negazione della negazione deve far da levatrice ed estrarre l'avvenire dal grembo del passato. La soppressione della propriet� individuale, compiutasi nella maniera gi� detta sin dal XVI secolo, � la prima negazione. Essa sar� seguita da una seconda, caratterizzata come negazione della negazione e perci� come ristabilimento della 'propriet� individuale', ma in una forma pi� elevata, basata sul possesso comune del suolo e degli strumenti di lavoro. Se questa nuova 'propriet� individuale' � stata ad un tempo chiamata dal signor Marx anche propriet� sociale, qui si appalesa la superiore unit� di Hegel, nel quale la contraddizione deve essere superata [aufgehohen, termine speciale hegeliano], ossia, secondo un giuoco di parole, deve essere insieme sorpassata e conservata � Conseguentemente l'espropriazione degli espropriatori � per cos� dire il prodotto automatico della realt� storica nelle sue relazioni materiali esterne ... Difficilmente un uomo si lascerebbe convincere della necessit� della propriet� comune del suolo e del capitale sul credito dato alle fandonie di Hegel, una delle quali � la negazione della negazione � L'ibrida forma nebulosa delle idee di Marx non sorprender�, del resto, chi sappia che cosa si pu� combinare o piuttosto che stravaganze devono venir fuori prendendo come base scientifica la dialettica di Hegel. Per chi sia ignaro di questi artifici bisogna notare espressamente che la prima negazione hegeliana � il concetto catechistico del peccato originale, e la seconda � quella di una superiore unit� che porta alla redenzione. Ora, non � effettivamente possibile fondare la logica dei fatti su questo giochetto analogico preso a prestito dal campo della religione � Il sig. Marx resta tranquillamente nel mondo nebuloso della sua propriet� ad un tempo individuale e sociale e lascia ai suoi adepti di risolvere questo profondo enigma dialettico"�. Cos� parla il signor D�hring.
�Quindi - conclude Engels - Marx non pu� dimostrare la necessit� della rivoluzione sociale, l'instaurazione di una societ� fondata sulla propriet� comune della terra e dei mezzi di produzione creati dal lavoro, altrimenti che invocando la hegeliana negazione della negazione; e basando la sua teoria socialista su questo giochetto analogico preso a prestito dalla religione, arriva al risultato che nella societ� dell'avvenire dominer� una propriet� ad un tempo individuale e sociale, intesa come unit� superiore hegeliana data dal superamento delle contraddizione(42).
�Lasciamo da parte per intanto la negazione della negazione e guardiamo alla "propriet� ad un tempo individuale e sociale". Essa viene caratterizzata dal sig. D�hring come un "mondo nebuloso" e, cosa meravigliosa, in ci� egli ha veramente ragione. Ma disgraziatamente chi si trova in questo mondo nebuloso non � Marx, ma invece ancora una volta proprio il sig. D�hring �� Correggendo Marx secondo Hegel, gli attribuisce quella unit� superiore della propriet� di cui Marx non ha detto neppure una parola.
�In Marx leggiamo: "E' la negazione della negazione. E questa non ristabilisce la propriet� privata, ma invece la propriet� individuale fondata sulla conquista dell'era capitalistica, sulla cooperazione e sul processo collettivo della terra e dei mezzi di produzione prodotti dal lavoro stesso. La trasformazione della propriet� privata sminuzzata poggiante sul lavoro personale degli individui in propriet� capitalistica � naturalmente un processo incomparabilmente pi� lungo, pi� duro e pi� difficile della trasformazione della propriet� capitalistica, che gi� poggia di fatto sulla conduzione sociale della produzione, in propriet� sociale". Questo � tutto. Lo stato di cose instaurato mediante l'espropriazione degli espropriatori viene quindi caratterizzato come il ristabilimento della propriet� individuale ma sulla base della propriet� sociale della terra e dei mezzi di produzione creati dal lavoro stesso. Ci� significa, per chiunque capisca il senso delle parole� (anche russe, signor Michajlovskij, essendo la traduzione assolutamente esatta), �che la propriet� sociale si estende alla terra e agli altri mezzi di produzione e la propriet� individuale ai prodotti, e quindi agli oggetti d'uso. E perch� la cosa sia comprensibile anche a un bambino di sei anni, Marx suppone a p. 56� (dell'edizione tedesca, [edizione russa, p. 30]) �"un'associazione di uomini liberi che lavorino con mezzi di produzione comuni e spendano coscientemente le loro molte forze-lavoro individuali come una sola forza-lavoro sociale", quindi una societ� organizzata socialisticamente, e dice: "Il prodotto complessivo dell'associazione � prodotto sociale. Una parte serve a sua volta da mezzo di produzione. Rimane sociale. Ma un'altra parte viene consumata come mezzo di sussistenza dai membri dell'associazione. Quindi deve essere distribuita fra di essi"(43). E questa cosa � davvero abbastanza chiara anche per la testa hegelianizzata del sig. D�hring.
�La propriet� ad un tempo individuale e sociale, questa ibrida forma confusa, questa insulsaggine che risalta necessariamente dalla dialettica di Hegel, questo mondo nebuloso, questo profondo enigma dialettico che Marx lascia da risolvere ai suoi adepti, ancora una volta � una libera creazione e una libera immaginazione del sig. D�hring�
�Ma - continua Engels - quale funzione ha in Marx la negazione della negazione? A p. 791 e sgg.� (edizione russa p. 648 e sgg.) �egli riassume i risultati conclusivi dell'indagine compiuta nelle cinquanta pagine� (nell'edizione russa trentacinque) �che precedono, sulla cosiddetta accumulazione primitiva del capitale. Prima dell'era capitalistica esistevano, almeno in Inghilterra, piccole industrie fondate sulla propriet� privata che il lavoratore aveva dei suoi mezzi di produzione. La cosiddetta accumulazione primitiva del capitale qui � consistita nell'espropriazione di questi produttori immediati, cio� nella dissoluzione della propriet� privata fondata sul lavoro proprio. Questo fenomeno fu possibile perch� la piccola industria, di cui abbiamo parlato sopra, era compatibile solo con limiti naturali e angusti della produzione e della societ� e perci� ad un certo livello crea i mezzi materiali della sua propria distruzione. Questa distruzione, la trasformazione dei mezzi di produzione individuali e frazionati in mezzi di produzione socialmente concentrati, forma la preistoria del capitale. Appena gli operai si sono trasformati in proletari, i loro mezzi di lavoro si sono trasformati in capitale, appena il modo di produzione capitalistico comincia a reggersi in piedi l'ulteriore socializzazione del lavoro e l'ulteriore trasformazione della terra e degli altri mezzi di produzione� (in capitale) �e perci� l'ulteriore espropriazione dei proprietari privati, prendono una forma nuova. "Ora, quello che deve essere espropriato non � pi� il lavoratore indipendente che lavora per s�, ma il capitalista che sfrutta molti operai. Questa espropriazione si compie attraverso il giuoco delle leggi immanenti della stessa produzione capitalistica, attraverso la centralizzazione dei capitali. Ogni capitalista ne ammazza molti altri. Di pari passo con questa centralizzazione ossia con l'espropriazione di molti capitalisti da parte di pochi, si sviluppano su scala sempre crescente la forma cooperativa del processo di lavoro, la consapevole applicazione tecnica della scienza, lo sfruttamento metodico della terra, la trasformazione dei mezzi di lavoro in mezzi di lavoro utilizzabili solo collettivamente, l'economia di tutti i mezzi di produzione mediante il loro uso come mezzi di produzione del lavoro sociale, combinato, mentre tutti i popoli vengono via via intricati nella rete del mercato mondiale e cos� si sviluppa in misura sempre crescente il carattere internazionale del regime capitalistico. Con la diminuzione costante del numero dei magnati del capitale che usurpano e monopolizzano tutti i vantaggi di questo processo di trasformazione, cresce la massa della miseria, della pressione, dell'asservimento, della degenerazione, dello sfruttamento, ma cresce anche la ribellione della classe operaia che sempre pi� s'ingrossa ed � disciplinata, unita e organizzata dallo stesso meccanismo del processo di produzione capitalistico. Il monopolio del capitale diventa un vincolo del modo di produzione, che � sbocciato insieme ad esso e sotto di esso. La centralizzazione dei mezzi di produzione e la socializzazione del lavoro raggiungono un punto in cui diventano incompatibili col loro involucro capitalistico. Ed esso viene spezzato. Suona l'ultima ora della propriet� privata capitalistica. Gli espropriatori vengono espropriati"(44).
�Ed ora io chiedo al lettore: dove sono gli intrecci dialettici aggrovigliati e gli arabeschi di idee, quel garbuglio mal concepito di idee per cui in fine tutto � uno, dove i miracoli dialettici ad uso dei fedeli, dove il gran mistero della dialettico, dove gli aggrovigliamenti conformi alla dottrina hegeliana del logos, senza i quali Marx, secondo il sig. D�hring, � incapace di compiere il suo sviluppo? Marx dimostra semplicemente dal punto di vista storico, e brevemente riassume, questo concetto: che proprio come una volta la piccola industria cre� necessariamente col suo proprio sviluppo le condizioni della sua distruzione, cio� dell'espropriazione dei piccoli proprietari, cos� era il modo di produzione capitalistico ha creato del pari le stesse condizioni materiali che necessariamente lo distruggono. E' questo un processo storico, e se ad un tempo � un processo dialettico, la colpa non � di Marx, per quanto ci� possa essere spiacevole per il sig. D�hring.
�Solo ora, dopo aver portato a termine la sua dimostrazione storico-economica, Marx prosegue: "Il modo di appropriazione capitalistico, e quindi la propriet� privata capitalistica, sono la prima negazione della propriet� privata individuale, fondata sul lavoro personale. Ma la produzione capitalistica genera essa stessa, con l'ineluttabilit� di un processo naturale, la propria negazione. E' la negazione della negazione(45), ecc. (come si � citato sopra).
�Marx non pensa dunque, caratterizzando questo processo come negazione della negazione, di dimostrare per questa via che esso � un processo storicamente necessario. Al contrario: dopo aver dimostrato storicamente che il processo, in effetti, in parti si � compiuto e in parte deve ancora compiersi, lo caratterizza inoltre come un processo che si compie secondo una legge dialettica determinata. Questo � tutto. Ancora una volta � quindi una pura insinuazione del sig. D�hring la sua affermazione che la negazione della negazione debba qui far da levatrice, estraendo l'avvenire dal grembo del passato, o che Marx esiga che ci si debba, sul credito accordato alla negazione della negazione, lasciar convincere della necessit� della propriet� comune del suolo e del capitale� (p.125).
Il lettore vede che tutta questa magnifica lezione che Engels impartisce a D�hring pu� per intero essere rivolta anche al sig. Michajlovskij, il quale afferma esattamente la stessa cosa, e cio� che per Marx l'avvenire si regge esclusivamente all'estremit� della catena hegeliana e che la convinzione della sua inevitabilit� pu� essere soltanto fondata sulla fede(46).
Tutta la differenza tra D�hring e il sig. Michajlovskij si riduce ai due seguenti piccoli punti: in primo luogo, D�hring, quantunque non possa parlare di Marx senza avere la bava alla bocca, ha tuttavia ritenuto necessario ricordare nel paragrafo successivo della sua Storia che Marx nel poscritto respinge categoricamente l'accusa di hegelismo. Invece il signor Michajlovskij non dice una parola di quest'esposizione (citata sopra), assolutamente chiara e netta, nella quale Marx dice che cosa intende per metodo dialettico.
In secondo luogo, l'altra originalit� del signor Michajlovskij consiste nel fatto che egli ha concentrato tutta la sua attenzione sull'impiego dei tempi dei verbi. Perch�, quando parla dell'avvenire, Marx adopera il presente? - domanda il nostro filosofo con aria trionfante. A tal proposito voi potete trovare delle spiegazioni in ogni grammatica, o emerito critico: vi si dir� che il presente si adopera invece del futuro quando questo futuro appare come sicuro e inevitabile. Ma perch� questo, perch� � sicuro? - chiede allarmato il signor Michajlovskij, volendo mostrare un'agitazione tale da giustificare anche i suoi travisamenti. Anche a questo proposito Marx ha dato una risposta assolutamente netta. Si pu� pensare che questa risposta sia insufficiente o errata, ma allora bisogna dire in che cosa precisamente e perch� precisamente essa � errata, e non dir delle sciocchezze sullo hegelismo.
Vi fu un tempo in cui il sig. Michajlovskij non soltanto sapeva lui stesso in che cosa consisteva questa risposta, ma l'insegnava anche agli altri. Il signor �ukovskij nel 1877 non aveva il diritto morale di eludere la questione, mentre invece il signor Michajlovskij nel 1894 ha questo diritto morale! Forse quod licet Iovi non licet hovi?(47).
Non posso non ricordare qui un fatto curioso a proposito della concezione di questa socializzazione, esposta una volta dalle Otecestvenye Zapiski(48). Nel n. 7 dell'anno 1883 fu pubblicata una Lettera alla redazione di un certo signor Postoronny(49, il quale, proprio come il signor Michajlovskij, riteneva problematica la �costruzione� di Marx a proposito del futuro. �In sostanza - ragiona questo signore - la forma sociale del lavoro sotto il dominio del capitalismo si riduce al fatto che alcune centinaia o miglia di operai torniscono, battono, aggiustano, temprano, caricano, tirano e compiono ancora molte altre operazioni nello stesso locale. Ma il carattere generale di questo regime � ottimamente espresso nel detto "ognuno per s� e dio per tutti". Che cosa c'entra qui la forma sociale del lavoro?�.
Si vede che quest'uomo ha capito di che si tratta! �La forma sociale del lavoro� �si riduce� al �lavoro nello stesso locale�! E dopo idee cos� barbare, esposte per di pi� in una delle migliori riviste russe, ci si vuol convincere che la parte teorica del Capitale � generalmente riconosciuta dalla scienza. S�, non avendo la capacit� di obiettare qualche cosa di serio al Capitale �la scienza universalmente riconosciuta� ha incominciato a inchinarsi davanti a esso, continuando nello stesso tempo a dimostrare la pi� elementare ignoranza e a ripetere le vecchie banalit� dell'economia scolastica. Bisogna soffermarsi alquanto su questo punto per mostrare al signor Michajlovskij qual � l'essenza della questione, che egli, secondo la sua inveterata abitudine, ha completamento lasciato in disparte.
La socializzazione del lavoro ad opera della produzione capitalistica non consiste assolutamente nel fatto che gli uomini lavorano nello stesso locale (questa � soltanto una piccola parte del processo), ma nel fatto che la concentrazione dei capitali � accompagnata da una specializzazione del lavoro sociale, dalla diminuzione del numero dei capitalisti in ogni determinata branca dell'industria e dell'aumento del numero delle branche particolari dell'industria; nel fatto che molti processi frazionati della produzione si fondono in un unico processo sociale di produzione. Se, per esempio, nell'epoca della tessitura artigiana i piccoli produttori filavano essi stessi il loro filo e tessevano le stoffe, avevamo allora poche branche d'industria (filatura e tessitura erano fuse insieme). Ma se la produzione viene socializzata dal capitalismo, il numero delle branche particolari dell'industria aumenta, la filatura del cotone e la tessitura si fanno a parte; questa specializzazione e questa concentrazione della produzione fanno sorgere a loro volta nuove branche: la produzione di macchine, l'estrazione del carbone fossile, ecc. In ogni branca dell'industria, diventata oggi pi� specializzata, il numero dei capitalisti diminuisce continuamente. Ci� significa che il legame sociale tra i produttori si consolida sempre pi�, che i produttori isolati eseguiva da solo parecchie operazioni e perci� era relativamente indipendente dagli altri: se, per esempio, l'artigiano seminava lui stesso il lino, lo filava e lo tesseva, egli era quasi indipendente dagli altri. In un simile regime di piccoli produttori di merci isolati (e soltanto in esso) si giustificava il detto: �ognuno per s� e dio per tutti�, vale a dire l'anarchia delle fluttuazioni del mercato. Le cose vanno in un modo del tutto diverso quando si giunge, grazie al capitalismo, alla socializzazione del lavoro. Il fabbricante che produce delle stoffe dipende dal fabbricante che fila il cotone; quest'ultimo dal capitalista piantatore che ha seminato il cotone, dal proprietario dell'officina nella quale si fabbricano le macchine, da quello della miniera di carbone fossile, ecc. ecc. Ne risulta che nessun capitalista pu� fare a meno degli altri. E' chiaro che il detto �ognuno per s� non � pi� applicabile in nessun modo ad un simile regime: qui ormai ognuno lavora per tutti e tutti lavorano per ciascuno (e non rimane pi� posto per dio, n� come fantasia celeste, n� come �vitello d'oro� terrestre). Il carattere del regime cambia completamente. Al tempo del regine nel quale esistevano delle piccole aziende isolate, se il lavoro si arrestava in una qualsiasi di esse, ci� si ripercuoteva soltanto su un piccolo numero di membri della societ�, non causava una confusione generale, e per conseguenza non richiamava l'attenzione generale, non induceva a un intervento sociale nella questione. Ma se un tale arresto si � prodotto in una grande azienda di una branca d'industria gi� fortemente specializzata, che lavora quindi per quasi tutta la societ� e a sua volta dipende da tutta la societ� (per semplificare scelgo il caso in cui la socializzazione ha raggiunto il punto culminante), allora l'attivit� deve arrestarsi in tutte le rimanenti aziende della societ�, perch� esse possono ricevere i prodotti necessari soltanto da quell'azienda, possono realizzare tutte le loro merci soltanto se dispongono delle merci di quell'azienda. Tutte le produzioni si fondono cos� in un unico processo sociale capitalista, dipende dal suo arbitrio, e gli d� i prodotti sociali a titolo di propriet� privata. Non � forse chiaro che la forma di produzione entra in contraddizione inconciliabile con la forma dell'appropriazione? Non � forse evidente che quest'ultima non pu� non adattarsi alla prima, non pu� divenire anch'essa sociale, cio� socialista? E lo spiritoso filisteo delle Otecestvennye Zapiski riduce tutto al lavoro in un solo locale. Questo s� che si chiama prendere un granchio! (Ho descritto un solo processo materiale, un solo cambiamento dei rapporti di produzione, senza toccare il lato sociale del processo: l'unione, il raggruppamento e l'organizzazione degli operai, poich� questo � un fenomeno derivato e di second'ordine).
Se � necessario spiegare ai �democratici� russi cose cos� elementari, ci� � dovuto al fatto che essi si sono impantanati fino al collo nelle idee piccolo-borghesi, tanto da non essere decisamente in grado di immaginare altro regime all'infuori del regime piccolo-borghese.
Ma ritorniamo al signor Michajlovskij. Che cosa ha obiettato contro i fatti e le considerazioni sui quali Marx ha fondato la conclusione dell'inevitabilit� del regime socialista in forza delle leggi stesse dello sviluppo del capitalismo? Ha forse mostrato che nella realt� - data l'organizzazione mercantile dell'economia sociale - non avviene un aumento della specializzazione del processo sociale del lavoro, una concentrazione dei capitali e delle aziende, una socializzazione di tutto il processo lavorativo? No, egli non ha portato nessun argomento per confutare questi fatti. Ha forse scosso la tesi secondo la quale l'anarchia, inconciliabile con la socializzazione del lavoro, � inerente alla societ� capitalistica? Egli non ha detto nulla a questo proposito. Ha forse dimostrato che l'unione dei processi di lavoro di tutti i capitalisti in un unico processo sociale di lavoro pu� coesistere con la propriet� privata? Che � possibile e pensabile una via d'uscita da questa contraddizione, oltre a quella indicata da Marx? No, egli non ha detto neanche una parola a questo proposito.
A che cosa si appoggia dunque la sua critica? A dei trucchi, a dei travisamenti e a un torrente di frasi che non sono altro che dei giochetti.
E infatti, come chiamare altrimenti simili metodi, quando il critico - dopo aver detto preventivamente molte sciocchezze sui tre stadi successivi della storia - rivolge a Marx, con aria severa, una domanda di questo genere: �E poi?�, vale a dire, come proceder� la storia dopo questo stadio finale del processo che egli ha descritto? Guardate un po'. Marx fin dall'inizio della sua attivit� letteraria e rivoluzionaria ha dichiarato nel modo pi� netto che cosa egli esige dalla teoria sociologica: essa deve rappresentare esattamente il processo effettivo e nient'altro (si veda, per esempio, che cosa dice il Manifesto del partito comunista, a proposito delle posizioni teoriche dei comunisti(50). Marx nel Capitale ha rigorosamente rispettato questa esigenza: postosi il compito di fare un'analisi scientifica della formazione sociale capitalistica, egli ha fatto punto dopo aver dimostrato che lo sviluppo di quest'organizzazione, effettivamente in atto davanti ai nostri occhi, ha una certa tendenza, che questa organizzazione deve inevitabilmente perire e trasformarsi in un'altra organizzazione pi� elevata. E il signor Michajlovskij, lasciando da parte tutta l'essenza della dottrina di Marx, pone la pi� sciocca delle domande: �E poi?�. E aggiunge con profondit� di pensiero: �Devo riconoscere con franchezza che non mi figuro del tutto chiaramente la risposta di Engels�. Noi invece dobbiamo riconoscere francamente, signor Michajlovskij, che abbiamo un'idea del tutto chiara dello spirito e dei procedimenti di una �critica� di questo genere!
Oppure anche quest'altro ragionamento: �Nel medioevo la propriet� individuale, come ce la presenta Marx, basata sul lavoro personale, non era il fattore n� unico n� predominante, neppure nel campo dei rapporti economici. Al suo fianco esistevano molte altre cose, alle quali tuttavia il metodo dialettico, nell'interpretazione di Marx� (e non nel travisamento del signor Michajlovskij?) �non propone di ritornare �E' evidente che tutti questi schemi non offrono un quadro della realt� storica, e nemmeno delle sue proposizioni, ma soddisfano soltanto la propensione dell'intelletto umano a pensare ogni oggetto nei suoi dati di passato, presente e futuro�. Persino i vostri metodi di alterare le cose, signor Michajlovskij, sono uniformi sino alla nausea! Dapprima si introduce di soppiatto nello schema di Marx, che si propone di formulare il processo reale dello sviluppo del capitalismo(51) e niente altro, l'intenzione di dimostrare una cosa qualsiasi per mezzo delle triadi, e, in seguito, si constata che lo schema di Marx non corrisponde a questo piano imposta dal signor Michajlovskij (il terzo stadio reintegra soltanto un lato del primo stadio, lasciando da parte tutti gli altri), e si conclude nel modo pi� disinvolto che �lo schema, evidentemente, non offre un quadro della realt� storica�!
Si pu� concepire una polemica seria con un uomo simile, incapace (per adoperare un'espressione di Engels a proposito di D�hring), anche in via di eccezione, di citare fedelmente? Come si possono qui muovere obiezioni quando si assicura il pubblico che lo schema non risponde �evidentemente� alla realt� senza neppur fare il tentativo di mostrare la sua inesattezza in un qualsiasi punto?
Invece di criticare il contenuto effettivo delle concezioni marxiste, il signor Michajlovskij fa dello spirito sulle categorie del passato, del presente e dell'avvenire. Engels, per esempio, muovendo delle obiezioni alle �verit� eterne� del signor D�hring, dice che �ci si predica oggi� una triplice morale: la morale cristiana-feudale, la borghese e la proletaria cosicch� passato, presente e futuro hanno le loro teorie morali(52). Il signor Michajlovskij, a questo proposito, argomenta: �Penso che alla base di ogni divisione della storia in tre periodi, stanno appunto le categorie del passato, del presente e dell'avvenire!�. Che profondit� di pensiero! Ma chi non sa che, se si considera un qualsiasi fenomeno sociale nel processo del suo sviluppo, si troveranno sempre in esso delle vestigia del passato, dei fondamenti del presente e dei germi dell'avvenire? Forse che, per esempio, Engels pensava di affermare che la storia della morale (egli parlava soltanto del �presente� si limitava ai tre momenti indicati? Che la morale feudale non era sta preceduta, per esempio, dalla morale schiavistica e quest'ultima dalla morale della comunit� comunistica primitiva? Invece di criticare seriamente il tentativo di Engels di orientarsi nelle tendenze delle idee morali contemporanee per mezzo di una loro spiegazione materialistica, il signor Michajlovskij ci offre la pi� vuota fraseologia!
A proposito di simili metodi di �critica� del signor Michajlovskij, il quale incomincia col dichiarare che non sa in quale opera sia stata esposta la concezione materialistica della storia, non sar� forse inutile ricordare che vi fu un tempo in cui l'autore conosceva una di queste opere e sapeva giudicarla pi� giustamente. Nel 1877, il signor Michajlovskij dava il seguente giudizio del Capitale: �Se si toglie al Capitale il suo coperchio pesante, grossolano e inutile, fatto di dialettica hegeliana� (che razza di stranezza � questa? Perch� nel 1877 la dialettica hegeliana� era �inutile�, e nel 1894 risulta che il materialismo si basa sul �carattere perentorio del processo dialettico�?) �allora, indipendentemente dagli altri meriti di quest'opera, noi vediamo che essa contiene, elaborato in modo eccellente, del materiale per risolvere la questione generale del rapporto tra le forme e le condizioni materiali della loro esistenza e un'impostazione eccellente di questa questione per un determinato campo�. Ma che cos'� �il rapporto tra le forme e le condizioni materiali della loro esistenza e un'impostazione eccellente di questa questione per un determinato campo�. Ma che cos'� �il rapporto tra le forme e le condizioni materiali della loro esistenza�, se non la questione dei rapporti tra i diversi aspetti della vita sociale, della sovrastruttura dei rapporti ideologici sociali sui rapporti materiali, questione la cui nota soluzione costituisce la dottrina del materialismo? Proseguiamo.
�Propriamente parlando, tutto il "Capitale"� (il corsivo � mio) �� consacrato allo studio di come una forma sociale, dopo esser sorta, si evolve incessantemente, accentua i suoi tratti caratteristici, assimila e subordina a s� le scoperte, le invenzioni, i miglioramenti dei metodi di produzione, i nuovi mercati, la scienza stessa, costringendoli a lavorare per essa, e di come, infine, questa forma non possa sostenere gli ulteriori cambiamenti delle condizioni materiali�.
Caso strano! Nel 1877 �tutto il Capitale� era consacrato allo studio materialistico, se non nella spiegazione delle forme sociali per mezzo delle condizioni materiali?), e nel 1894 non si sa neppure in quale opera si debba cercare un'esposizione di questo materialismo!
Nel 1877, nel Capitale c'era �uno studio� di come �una data forma� (cio� la forma capitalistica, non � vero?) �non possa sostenere gli ulteriori cambiamenti� (notare questo) �delle condizioni materiali� e nel 1894 risulta che non esiste nessun studio, e che la convinzione che la forma capitalistica non possa sostenere un ulteriore sviluppo delle forze produttive si regge �esclusivamente all'estremit� della triade hegeliana�! Nel 1877 il signor Michajlovskij scriveva che �l'analisi dei rapporti fra una data forma sociale e le condizioni materiali della sua esistenza rester� per sempre� (il corsivo � mio) �un monumento della forza logica e dell'immensa erudizione dell'autore�, e nel 1894 egli afferma che la dottrina del materialismo non � mai stata controllata e motivata scientificamente in nessun luogo!
Che strano! Che cosa significa ci� in realt�? Che cosa � avvenuto?
Sono avvenute due cose: in primo luogo, il socialismo russo, il socialismo contadino degli anni settanta - che �s'infischiava� della libert� a causa del suo carattere borghese, che lottava contro �i liberali della mente aperta�, i quali si sforzavano di attenuare gli antagonismi della vita russa, e che sognava una rivoluzione contadina - si � completamente disgregato e ha partorito quel volgare liberalismo piccolo-borghese che considera come �impressioni confortanti� le tendenze progressive dell'economia contadina, dimenticando che esse sono accompagnate (e condizionate) dall'espropriazione in massa dei contadini. In secondo luogo, nel 1877 il signor Michajlovskij era talmente preso dal suo proposito di difendere il �sanguigno� (cio� il rivoluzionario socialista) Marx dai critici liberali, che non rilev� l'incompatibilit� del metodo di Marx col suo proprio metodo. Ma poi questa contraddizione inconciliabile tra il materialismo dialettico e la sociologia soggettivista gli venne spiegata, gli venne spiegata dagli articoli e dai libri di Engels, gli venne spiegata dai socialdemocratici russi (in Plechanov s'incontrano spesso delle osservazioni molto acute all'indirizzo del signor Michajlovskij). E il signor Michajlovskij, invece di mettersi seriamente a rivedere la questione, ha perduto semplicemente ogni ritegno. Egli, che una volta (nel 1872 e nel 1877)(53) rivolgeva complimenti a Marx, gli abbaia oggi contro, nascondendosi dietro lodi di dubbia qualit�, e schiamazza, e schizza bava contro i marxisti russi che non vogliono accontentarsi �della protezione del debole economicamente�, dei depositi di merci e dei miglioramenti nelle campagne, dei musei e delle artel(54) per artigiani e di altri simili progressi piccolo-borghesi fatti colle migliori intenzioni, e vogliono invece restare �sanguigni� partigiani della rivoluzione sociale, e istruire, dirigere e organizzare gli elementi sociali effettivamente rivoluzionari.
Dopo questa piccola incursione nel campo di un passato molto lontano, si pu�, mi pare, terminare l'analisi della �critica� della teoria di Marx fatta dal signor Michajlovskij. Proviamoci a fare il bilancio e a riassumere gli �argomenti� del critico.
La dottrina che egli aveva intenzione di demolire si basa, in primo luogo, sulla concezione materialistica della storia e, in secondo luogo, sul metodo dialettico.
Per quanto riguarda la prima, il critico ha affermato innanzi tutto di non sapere in quale opera � esposto il materialismo. Non avendo trovato in nessun luogo questa esposizione, egli, si � messo a inventare da solo che cos'� il massimalismo. Per dare una idea delle pretese smisurate di questo materialismo, ha inventato che i materialisti pretenderebbero di avere spiegato tutto il passato, il presente e l'avvenire del genere umano; e quando poi, in base a dichiarazioni autentiche di marxisti, � risultato che essi ritengono di aver spiegato soltanto una formazione sociale, il critico da deciso che i materialisti restringono il campo d'azione del materialismo e che in questo modo, si danno la zappa sui piedi. Per dare un'idea dei metodi coi quali questo materialismo � stato elaborato, egli ha inventato che i materialisti stessi avrebbero ammesso che le loro conoscenze erano deboli per un'opera quale l'elaborazione del socialismo scientifico, nonostante che Marx ed Engels abbiano (nel 1845-1846) ammesso la debolezza delle loro conoscenze per ci� che riguarda la storia economica in generale, e nonostante che non abbiano mai pubblicato l'opera che dimostra la debolezza delle loro conoscenze. Dopo questi esordi, ci si regala anche la critica: il Capitale � stato demolito per il fatto che si riferisce a un solo periodo, mentre al critico occorrono tutti i periodi, e anche per il fatto che il Capitale non conferma il materialismo economico, ma si riferisce soltanto ad esso: argomenti, come si vede, cos� seri e di peso, da doversi riconoscere che il materialismo non � mai stato giustificato scientificamente. Contro il materialismo si � poi addotto il fatto che un uomo del tutto estraneo a questa dottrina, dopo aver studiato i tempi preistorici in tutt'altro paese, � giunto alle stesse conclusione materialistiche. Per dimostrare inoltre che la procreazione � stata attratta nell'orbita del materialismo del tutto ingiustificatamente, che questo � soltanto un trucco verbale, il critico ha incominciato dimostrare che i apporti economici rappresentano una sovrastruttura dei rapporti sessuali e familiari. Le indicazioni che questo critico serio ha dato in questo caso materialisti, per istruirli, ci hanno arricchito di una profonda verit�, e cio� che la eredit� � impossibile senza procreazione, che una psiche complessa �aderisce� ai prodotti di questo procreazione, e che i figli vengono educati nello spirito dei padri. Abbiamo anche saputo incidentalmente che i legami nazionali sono una continuazione e una generalizzazione dei rapporti gentilizi. Continuando la sua indagine teorica intorno al materialismo, il critico ha rilevato che il contenuto di molti argomenti dei marxisti consiste nell'affermare che l'oppressione e lo sfruttamento delle masse sono �necessari� in regime borghese, e che questo regime deve �necessariamente� trasformarsi in regime socialista; ed egli si � affrettato ad affermare che la necessit� � una parentesi troppo generica (se non si dice che cosa precisamente gli uomini considerano necessario), e che perci� i marxisti sono dei mistici e dei metafisici. Il critico ha anche detto che la polemica di Marx contro gli idealisti � �unilaterale� senza spendere neppure una parola per spiegare l'atteggiamento delle concezioni di questi idealisti verso il metodo soggettivo e l'atteggiamento del materialismo dialettico di Marx nei confronti di queste concezioni.
Per quanto riguarda il secondo pilastro del marxismo - il metodo dialettico - � stata sufficiente una piccola spinta dell'ardito critico per farlo crollare. E la spinta � stata molto precisa: il critico si � dato da fare e ha fatto sforzi superiori alle sue forze per confutare la tesi seconda la quale con le triadi si potrebbe dimostrare qualche cosa, ma non ha detto una parola a proposito del fatto che il metodo dialettico non consiste affatto nelle triadi, ma consiste per l'appunto nella negazione dei metodi dell'idealismo e del soggettivismo in sociologia. Un'altra spinta � stata diretta particolarmente contro Marx: con l'aiuto del valoroso signor D�hring, il critico ha attribuito a Marx un pasticcio inverosimile, secondo il quale Marx avrebbe dimostrato la necessit� della rovina del capitalismo per mezzo delle triadi, e ha lottato poi vittoriosamente contro questo pasticcio.
Ecco l'epopea delle brillanti �vittorie� del �nostro celebre sociologo�! Molto �edificante� (Burenin), nevvero, la contemplazione di queste vittorie?
Non si pu� non parlare qui di un'altra circostanza che non ha un rapporto diretto con la critica della dottrina di Marx, ma che � estremamente caratteristica per spiegare gli ideali e la concezione della realt� del critico. Si tratta del suo atteggiamento verso il movimento operaio occidentale..
Abbiamo gi� citato l'affermazione del signor Michajlovskij, secondo cui il materialismo non si � giustificato nella �scienza� (forse, nella scienza degli �amici del popolo� tedeschi?), ma questo materialismo - argomenta il signor Michajlovskij - �si diffonde effettivamente con grande rapidit� nella classe operaia�. Come spiega dunque questo fatto il signor Michajlovskij? �Per quanto riguarda il successo che il materialismo economico gode, per cos� dire, in estensione - egli dice - e la sua diffusione in una forma non verificata criticamente, bisogna dire che il centro di gravit� di questo successo non � nella scienza, ma nella pratica quotidiana, che viene stabilita dalle prospettive dell'avvenire, se non che il materialismo si diffonde non perch� ha spiegato giustamente la realt�, ma perch� si � staccato da questa realt� per volgersi alle prospettive? E in seguito si dice: �Queste prospettive non esigono, dalla classe operaia tedesca che le assimila e da coloro che prendono una parte attiva alle sorti di questa classe, n� delle conoscenze, n� un lavoro del pensiero critico. Esse esigono soltanto della fede�. In altre parole, la diffusione in estensione del materialismo e del socialismo scientifico � dovuta al fatto che questa dottrina promette agli operai un avvenire migliore! Basta per� la pi� elementare conoscenza della storia del socialismo e del movimento operaio in Occidente, per vedere tutta l'assurdit� e la falsit� di questa spiegazione. Tutti sanno che il socialismo scientifico non ha mai tratteggiato nessuna prospettiva sua proprio dell'avvenire; esso si � limitato a dare un'analisi del regime borghese moderno, e studiare le tendenze di sviluppo dell'organizzazione sociale capitalistica, e niente altro. �Noi - scriveva Marx fin dal 1843, ed egli applic� scrupolosamente questo programma - non diciamo al mondo: abbandona le tue lotte, sono sciocchezze; noi ti grideremo la vera parola d'ordine della lotta. Noi gli mostreremo soltanto perch� effettivamente combatte, poich� la coscienza � una vera cosa che esso deve far propria, anche se non lo vuole�(55). Tutti sanno che, per esempio, il Capitale - quest'opera principale e fondamentale nella quale � esposto il socialismo scientifico - si limita agli accenni pi� generali per quanto riguarda l'avvenire, e indaga soltanto gli elementi gi� esistenti dai quali si sviluppa il regime futuro. Tutti sanno che, per quanto riguarda le prospettive dell'avvenire, i socialisti precedenti avevano dato immensamente di pi�, essi avevano dipinto in tutti i particolari la societ� futura proponendosi di attrarre l'umanit� coll'immagine di un regime nel quale gli uomini avrebbero fatto a meno della lotta, nel quale i rapporti sociali degli uomini non si sarebbero fondati sullo sfruttamento, ma sui veri principi del progresso corrispondenti alle condizioni della natura umana. Tuttavia, nonostante tutta la falange di uomini di grande talento, che esponevano queste idee, e di socialisti dei pi� convinti, le loro teorie rimasero estranee dalla vita, i loro programmi rimasero fuori dei movimenti politici popolari, fino a quando la grande industria meccanica non trascin� nel turbine della vita politica le masse del proletariato operaio e fino a quando non venne trovata la vera parola d'ordine della sua lotta. Questa parola d'ordine � stata trovata da Marx, che �non fu un utopista, ma uno scienziato rigoroso, talvolta persino arido� (cos� il signor Michajlovskij giudicava Marx in un passato molto lontano, nel 1872); � stata trovata non per mezzo di una qualsiasi prospettiva, ma mediante un'analisi scientifica del regime borghese moderno, mediante la spiegazione della necessit� dello sfruttamento in questo regime, mediante l'analisi delle leggi del suo sviluppo. Certo, il signor Michajlovskij pu� assicurare ai lettori della Russkoe Bogatstvo che l'assimilazione di quest'analisi non esige n� conoscenze, n� lavoro del pensiero, ma noi abbiamo gi� visto nello stesso Michajlovskij (e lo vedremo ancor pi� nell'economista suo collaboratore)(56) una tale grossolana incomprensione delle verit� elementari stabilite da quest'analisi, ch� una simile affermazione pu�, si intende, soltanto far sorridere. Rimangono i fatti indiscutibili: la diffusione e lo sviluppo del movimento operaio proprio laddove e in quanto si sviluppa la grande industria meccanizzata capitalistica; il successo della dottrina socialista appunto quando essa abbandona i ragionamenti intorno alle condizioni sociali corrispondenti alla natura umana e procede all'analisi materialistica dei rapporti sociali moderni, alla spiegazione della necessit� dell'attuale regime di sfruttamento.
Dopo aver tentato di eludere le cause reali del successo del materialismo nell'ambiente operaio, dando una descrizione, diametralmente opposta alla verit�, dell'atteggiamento di questa dottrina verso le �prospettive�, il signor Michajlovskij incomincia a schernire nel modo pi� volgare e filisteo le idee e la tattica del movimento operaio dell'Europa occidentale. Come abbiamo visto, egli non ha saputo addurre letteralmente neppure un argomento contro la dimostrazione data da Marx della inevitabilit� della trasformazione del regime capitalistico in regime socialista in conseguenza della socializzazione del lavoro, e ci� nondimeno egli ironizza con la massima disinvoltura sulla pretesa preparazione dell'espropriazione dei capitalisti da parte dell'�esercito dei proletari�, �in conseguenza di che si metter� fine a ogni lotta di classe e la pace scender� sulla terra e sugli uomini di buona volont�. Egli, il signor Michajlovskij, conosce delle vie molto pi� semplici e giuste per attuare il socialismo: basta soltanto che gli �amici del popolo� indichino in modo un po' pi� particolareggiato le vie �chiare e infallibili� dell'�evoluzione economica desiderata�, e allora questi amici del popolo saranno certamente �chiamati� a �risolvere i problemi economici pratici� (si veda l'articolo del signor Ju�akov, Problemi dello sviluppo economico della Russia, in Russkoe Bogatstvo, n. 11); intanto � intanto gli operai devono aspettare, affidarsi agli amici del popolo e non incominciare, con �una fiducia infondata nelle proprie forze�, una lotta indipendente contro gli sfruttatori. Nell'intento di colpire a morte definitivamente questa �fiducia infondata nelle proprie forze�, il nostro autore s'indigna pateticamente contro �questa scienza che pu� essere quasi contenuta tutta in un dizionario tascabile�. Che orrore, in realt�: la scienza e gli opu
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