1917.org

Il sito della rivoluzione d'Ottobre

Victor Serge

Victor Serge Victor L'vovic Kibal'cic nacque a Bruxelles il 30 dicembre 1890 da genitori russi. Suo padre era stato un ufficiale della Guardia Imperiale, membro del gruppo "Terra e Liberta'" e legato politicamente al movimento politico "Volonta' del Popolo" di Nikolai Kibalchich. Dopo l'assassinio di Alessandro II (nel 1881), la famiglia si vide costretta a lasciare il paese, fino a giungere in Belgio, dove il padre trovo' lavoro come insegnante presso l'Istituto di Anatomia di Bruxelles.
A quindici anni Victor si allontanò di casa impiegandosi prima come apprendista fotografo, poi come fattorino d'ufficio, disegnatore tecnico, operaio. Membro della Jeune Garde Socialiste, ne denunciò presto il carattere opportunista e nel 1906 in occasione del congresso straordinario del Parti Ouvrier Belge ruppe con la socialdemocrazia per formare il Groupe Révolutionnaire di Bruxelles di ispirazione anarchica.
Trasferitosi in Francia, prima a Lille e poi a Parigi, con lo pseudonimo di Rétif collaborò con la stampa anarchica, entrando in contatto con i teorici del movimento illegale. Nel 1912, coinvolto marginalmente nel caso Bonnot, per il suo rifiuto di collaborare con la polizia venne condannato a cinque anni di prigione.
Scarcerato nel gennaio 1917, si rifugiò in Spagna, dove con il nuovo nome di Victor Serge, partecipò alla preparazione dell'insurrezione di Barcellona del 19 luglio.
Rientrato clandestinamente in Francia, arrestato e internato nel campo di Précigné, nuovamente espulso agli inizi del 1919, Serge riuscì finalmente dopo una lunga peregrinazione attraverso l'Europa a raggiungere Pietrogrado nell'aprile 1919. Entro' nel partito bolscevico e divenne collaboratore dell'organo del Soviet di Pietrogrado Severnaja Kommuna. Serge lavorò alle dirette dipendenze di Zinoviev, sviluppando un'enorme mole di lavoro come giornalista, editore e traduttore, ed impegnandosi a fondo nei dibattiti in corso nel partito.
Nel 1921 il Comintern lo inviò prima a Berlino a lavorare nella redazione di Inprekorr e poi a Vienna dove soggiornerà fino al 1923, redattore insieme a Gramsci e a Lukacs de La Correspondance Internationale.
A dicembre del 1927 il XV Congresso deliberò, per volontà di Stalin, l'espulsione degli oppositori e all'inizio del 1928 iniziarono gli arresti di massa dei trotskisti che vennero deportati in appositi campi di concentramento, i cosiddetti "isolatori". Lo stesso Trotsky venne espulso dal partito e deportato a Alma Ata nel cuore dell'Asia Centrale. Victor Serge, che si era schierato apertamente con Trotzkij, scrivendo L’anno I della Rivoluzione russa e l'acutissimo pamphlet su Notes d’Allemagne Le lotte di classe nella rivoluzione cinese in cui denunciò le gravissime responsabilità della direzione staliniana nel soffocamento dei moti operai di Canton e Shanghai, venne arrestato in marzo.
Espulso dal partito, impedito nel suo lavoro di giornalista, Serge venne posto sotto stretto controllo dalla polizia politica. A partire dal 1928 si dedicò assiduamente alla letteratura di denuncia degli orrori dello stalinismo. Videro così la luce uno dopo l'altro i romanzi del cosiddetto "ciclo della rivoluzione": l'Affare Bonnot, Gli uomini nella prigione, Nascita della nostra forza, l'Europa devastata del 1917-1918, e La città conquistata. Nuovamente arrestato, Victor venne trasferito a Mosca e condannato a tre anni di deportazione a Orenburg (Siberia).
Ridotto in estrema miseria, resistette alla disperazione scrivendo due nuovi romanzi, Gli uomini perduti e La tormenta, e preparando la prima stesura de L'anno II della rivoluzione russa. Tutti materiali destinati ad andare perduti.
L'arresto e la deportazione dello scrittore non passano sotto silenzio: in Francia si sviluppò una forte campagna in suo favore, persino intellettuali vicini allo stalinismo come Romain Rolland o considerati "amici dell'URSS" come André Gide si mobilitarono affinchè lo scrittore venisse liberato. Ma solo nel 1936, alla scadenza della pena, Serge fu espulso dall'URSS assieme alla sua famiglia.
Egli cercò di opporsi allo stalinismo pubblicando su La Révolution prolétarienne una rubrica di denuncia dei crimini staliniani, Cronaca del sangue versato, e dando alle stampe due nuove opere, Da Lenin a Stalin e Destino di una rivoluzione.
È mezzanotte nel secolo, redatto fra il 1936 e il 1938, rappresentò la prima di una serie di opere dedicate da Serge a ricostruire gli esiti tragici di una generazione rivoluzionaria.
Lo scoppio della II° guerra mondiale colse Victor a Parigi. Il 10 giugno 1940, poco prima dell'entrata dei tedeschi nella capitale, egli partì con i familiari per Marsiglia. Da lì con grande fatica e dopo infinite peripezie riuscì ad ottenere un visto per il Messico dove giunse in settembre, dopo un viaggio avventuroso di cinque mesi che toccò la Martinica, San Domingo e Cuba.
Nell'esilio messicano Serge si dedicò totalmente ad una intensissima attività letteraria. Mentre lavorava alle sue Memorie, collaborò attivamente con riviste europee e nordamericane e scrisse i suoi ultimi romanzi, Il caso Tulaev, Gli ultimi tempi e Anni spietati.
Victor Serge morì il 17 novembre 1947, stroncato da un infarto mentre si trovava in un taxi di Città del Messico. A lui ben si addicono, quasi a rappresentare un ideale testamento, le parole di uno dei suoi personaggi: "Scomparendo, non stabiliamo il bilancio del disastro, ma testimoniamo la grandezza d'una vittoria che ha anticipato troppo il futuro e chiesto troppo agli uomini".