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Preobrazenskij

Yevgeni Alekseyevich Preobrazenskij Yevgeni Alekseyevich Preobrazenskij nacque nel 1886 a Bolkhov, un piccolo villaggio situato nella provincia di Orel, nel sud-ovest della Russia. Il padre era un sacerdote che lo crebbe nel rigore delle pratiche religiose. Di carattere ribelle, Yevgeni lasciò la sua famiglia quando era ancora adolescente, interrompendo gli studi della scuola superiore. A diciasette anni si iscrisse al partito bolscevico, dimostrando da subito un ottimo impegno nella militanza all'interno del partito. Nel 1904-05 divenne membro dell'ufficio provinciale del partito negli Urali e dal marzo 1917 delegato del Soviet di Chitinskogo.
Dopo la rivoluzione del 1917, Preobrazhensky fu a capo dei bolscevichi in Serbia ed negli Urali e candidato del Comitato centrale del partito. Dal gennaio 1918 fu il candidato del Comitato provinciale bolscevico degli Urali e divenne il principale portavoce dei "Comunisti di sinistra" avversando la pace con la Germania.
Nel maggio 1918 fu nominato presidente del Presidium del Comitato regionale degli Urali e partecipò direttamente all'uccisione dello Zar Nicola II e della sua famiglia. Nel 1919 scrisse insieme a Nikolai Bukharin, il celebre libro L'ABC del comunismo, con lo scopo di spiegare il programma del partito comunista russo.
Tra il 1920 e il 1921 fu nominato segretario del Comitato centrale, membro del Politburo e del Consiglio dei Commissari del Popolo, infine Presidente del Comitato Finanziario. L'anno seguente si schierò contro la Nep (le sue posizioni in proposito furono riportate nel libro Dalla Nep al socialismo) invocando un intenso processo di industrializzazione, statalizzata e pianificata, sulla base dello sviluppo prioritario dell'industria pesante, elaborando la teoria dell'accumulazione originaria socialista, assicurata a spese dell'agricoltura, che superava le ragioni politiche alla base della difesa del "blocco operaio-contadino" fatta da Bucharin.
Successivamente occupò la carica di Commissario del popolo per l'Educazione, presidente del Soviet dell'economia (1920-1930). Nel 1924 fu redattore della Pravda e dallo stesso anno fino al1927 membro del Commissariato del popolo per le Finanze. Dopo il 1927 venne espulso dal partito per aver organizzato una casa editrice illegale e scomparve dalla vita politica. Dal 1928 fu trasferito negli Urali per lavorare in un Ente per la pianificazione.
Nell'estate 1929, insieme a Karl Radek e a Ivar Smilga, scrisse una lettera che dichiarava la loro "rottura ideologica ed organizzativa con il trozkismo". Nel gennaio 1930 venne riammesso nel partito e assegnato al Gruppo di pianificazione di Nizhniy-Novgorod.
Nel 1932 divenne membro del Commissariato del popolo per l'Industria leggera, sostituita poi dal Commissarato del popolo per l'agricoltura di Stato. L'anno seguente venne arrestato dalla polizia segreta, espulso nuovamente dal partito e condannato a tre anni d'esilio. Arrestato nuovamente il 20 dicembre 1936, assieme ad altri trozkisti rifiutò di confessare. Condannato a morte nei processi delle grandi purghe staliniane, venne fucilato il 13 luglio 1937.
Tra le sue opere va ricordata La nuova economia, un saggio polemico sul dinamismo dell'economia nella transizione al socialismo.