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Il sito della rivoluzione d'Ottobre

Krylenko

Nikolai Vasilyevich Krylenko Nikolai Vasilyevich Krylenko nacque il 2 maggio 1885 a Bekhteevo, vicino Smolensk (Russia).
Nel 1904 si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dell'Università di San Pietroburgo e aderì all'ala bolscevica del partito socialdemocratico del lavoro. Nella capitale russa diede il suo contributo all'organizzazione della rivoluzione del 1905 . In seguito venne arrestato e mandato in esilio a Lubin (Polonia russa) per alcuni anni.
Ritornato a San Pietroburgo collaborò al giornale Zvezda e, successivamente, alla Pravda.
Nel marzo 1914 si recò a Berna (Svizzera) per seguire un congresso dal partito bolscevico, da allora divenne un fedelissimo di Lenin. Al suo rientro in Russia fu arrestato e, all'inizio della prima guerra mondiale, fu costretto ad arruolarsi nell'esercito zarista . Al fronte svolse un'incessante propaganda antizarista e persuase molti soldati ad unirsi al movimento bolscevico.
Dopo l'abdicazione di Nicola II fece parte del Comitato esecutivo del soviet di San Pietroburgo e del Comitato centrale del partito bolscevico. Krylenko prese parte attiva alla Rivoluzione d'Ottobre ed entrò a far parte del Consiglio dei commissari del popolo, quale membro del Comitato per la Guerra e la Marina.
Trattò con la Germania la pace di Brest-Litovsk (1918) e fece carriera negli organi della giustizia sovietica, con il compito di debellare ogni opposizione al comunismo.
Divenuto uno degli uomini più in vista del regime sovietico, partecipò alla stesura dei codici penali del 1922, 1926 e 1934. Fu lui ad elaborare il famoso "articolo 58" del codice penale che prevedeva la condanna dei i reati controrivoluzionari e portò al cosidetto "terrore rosso" contro gli intellettuali e dissidenti.
Tra il 1927 ed il 1934 Krylenko divenne membro della Commissione centrale di controllo del Partito comunista.
Nel 1930 condusse, come procuratore, un fantomatico processo contro una presunta organizzazione capitalistica, il Partito industriale, che fu un mero pretesto per eliminare i rivali interni al partito.
Il 20 luglio 1936 venne promosso Commissario alla Giustizia. Nello stesso anno introdusse la legge contro l'omosessualità nel codice penale sovietico.
Divenuto scomodo a Stalin venne destituito dalla sua carica il 19 gennaio 1938 e, il 31 gennaio, arrestato. Dopo un lungo periodo in attesa di giudizio, venne processato e condannato a morte per presunte irregolarità ed incapacità nella gestione del suo ministero.
La condanna fu eseguita a Mosca il 29 luglio 1938.