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Adolph Joffe

Adolph Joffe Adolph Abramovich Joffe nacque a Simferopol (Crimea) il 10 ottobre 1883. Figlio di un ricco mercante, venne coinvolto nell'attività rivoluzionaria quando era ancora uno studente (fine XIX secolo).
Joffe aderì al partito socialdemocratico nel 1903 e l'anno seguente fu impegnato nella propaganda politica a Baku. Si trasferì a Mosca dove prese parte alla rivoluzione del 1905. L'anno successivo fu costretto all'esilio.
Si stabilì a Berlino prima di essere espulso dalla Germania nel mese di maggio 1906. Quindi si trasferì a a Vienna dove conobbe Leon Trotzkij e divenne collaboratore e finanziatore della Pravda. Studiò medicina e psicoanalisi. Speso tornò in Russia ma nel 1912 venne arrestato ad Odessa e, dopo aver passato dieci mesi in isolamento, confinato in Siberia.
Nel 1917 Joffe lasciò la prigione siberiana e ha si rifugiò prima in Crimea, poi a Pietrogrado. Venne eletto nel Soviet della capitale e nel Comitato Centrale bolscevico. Il 20 agosto fu nominato membro del Consiglio editoriale della Pravda bolscevica che cambiò poi temporaneamente nome in Proletary.
Durante l'ottobre fu nominato presidente del Comitato militare rivoluzionario e sostenne le posizioni sovversive di Lenin e Trotzkij contro quelle attendiste di Zinoviev, Kamenev e Rykov.
Nel mese di dicembre accompagnò Leon Trotsky, in qualità di capo della delegazione sovietica, a Brest-Litovsk per negoziare il trattato di pace con i rappresentanti di Germania e Austria.
Joffe e Trotzkij cercarono di porre fine alla partecipazione della Russia nella prima guerra mondiale senza dover concedere i territori degli Imperi centrali, sperando altresì che le rivoluzioni socialiste si potessero sviluppare nei paesi belligeranti dell'Europa.
La delegazione russa a Brest-Litovsk, si riconoscono tra gli altri Trotzkij(il secondo da sinistra) e Joffe (il quarto da sinistra) Dopo nove settimane di trattative senza accordo, l'esercito tedesco riprese l'offensiva. Il 3 marzo 1918, quando truppe nemiche si avvicinarono a Pietrogrado, Lenin dette ordine a Joffe e Trotzkij di accettare le condizioni del trattato di pace.
Il 6 novembre la delegazione sovietica a Berlino diretta da Joffe fu espulsa dal paese con l'accusa di preparare una sollevazione comunista in Germania.
Tra gli anni 1919-1920 Adolf occupò il ruolo di membro del Consiglio del Lavoro e della Difesa, e Commissario del popolo della Repubblica sovietica ucraina.
Durante gli anni della guerra civile Leon Trotsky, quando ha preso il controllo della Armata Rossa durante la guerra civile, Joffe sostituì Leon Trotzkij, impegnato nella direzione dell'Armata rossa, al Commissariato per gli Affari esteri e portò avanti i negoziati con la Turchia e la Germania. Negoziò la tregua con la Polonia ed i trattati di pace con l'Estonia, la Lettonia e la Lituania verso la fine del 1920. Nel 1921 firmò la Pace di Riga che terminò il conflitto polacco-sovietico.
Joffe fu uno dei delegati sovietici alla Conferenza di Genova (febbraio 1922) e successivamente ambasciatore in Cina, dove firmò un accordo con Sun Yat-sen a Shanghai (1923). Lavorò per stabilire nuove relazioni diplomatiche con il Giappone ma dovette lasciare i negoziati per tornare a Mosca, a causa di problemi di salute. Nel 1924 fu membro della delegazione sovietica in Gran Bretagna e rappresentante sovietico in Austria nel 1924-1926.
Joffe fu un leale sostenitore di Leon Trotsky e, quando Joseph acquisì il potere, venne inviato all'estero come un diplomatico. Nel 1927 fu uno dei pochi leader bolscevichi a schierarsi apertamente in difesa di Trotzkij. Dopo l'espulsione di Trotzkij dal Comitato Centrale del partito, Joffe, già gravemente malato, decise di suicidarsi, il 16 novembre 1927 a Mosca.
Sua moglie Maria, anche lei bolscevica, sopravvisse rinchiusa in campi di lavoro, fino alla morte di Stalin. Nel 1980 pubblicò una sua autobiografia. La figlia di Joffe, Nadezhda Joffe, una attiva trotzkista, sopravvissuta anch'essa alle persecuzioni del dittatore georgiano pubblicò un libro di memorie: Indietro nel tempo: La mia vita, il mio Destino, La mia epoca.
Leon Trotzkij lo ricorderà con queste parole: "Era un buon oratore, ponderato e coscienzioso nei suoi appelli, e mostrava anche buone qualità come scrittore. In ogni cosa che faceva, prestava la massima attenzione ai dettagli, una qualità che non molti rivoluzionari hanno. Lenin aveva un'opinione assai elevata del suo lavoro diplomatico. Per molti anni io gli fui legato in modo più stretto di chiunque altro.
La sua lealtà nell'amicizia, tanto quanto ai principi, era senza eguali. Joffe terminò la sua vita tragicamente. Gravi disturbi ereditari stavano minando la sua salute. Altrettanto seriamente, inoltre, veniva colpito dallo dagli sfrenati colpi che gli epigoni scagliavano sui marxisti. Deprivato d'ogni possibilità di lottare contro la sua malattia, e quindi privato della lotta politica, si suicidò nell'autunno del 1927. la lettera che mi scrisse prima della sua morte fu rubata dal suo tavolo dagli agenti di Stalin.
Linee intese per gli occhi di un amico, son state strappate dal loro contesto, distorte o tenute nascoste da Yaroslavsky e da altri personaggi corrotti. Ma questo non impedisce a Joffe dall'essere iscritto come uno dei nomi più nobili nel libro della rivoluzione".