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Il sito della rivoluzione d'Ottobre

Scacchi e rivoluzione

Lenin giocatore di scacchi Gli scacchi hanno avuto in Russia una storia più che millenaria. Negli antichi poemi cavallereschi si parlava di eroi della tradizione russa, come Sadko e Ilia Mourometz, appassionati del gioco. Ritrovamenti di scacchi si sono avuti anche negli scavi archeologici di Novgorod e Kiev.
Dopo essere stati proibiti dalla chiesa greco-ortodossa nel Trecento, gli scacchi si diffusero largamente in Russia nei secoli XVI e XVII. Nel 1581 Gustavus Selenus affermava:"i russi giocano a scacchi con grande assiduità e molto ingenosamente... poche altre popolazioni sarebbero in grado di tenere loro testa".
Chi diede per la prima volta un nome russo ai pezzi del gioco fu A.Leontiev, segretario dell'ambasciata a Pechino, che nel 1775 scrisse il primo trattato scacchistico russo. Nel 1821 Ivan Boutrimov pubblicò il primo manuale in lingua russa sulle regole e le conoscenze tecniche dell'epoca.
Ma il vero libro che esercitò una influenza determinante per la diffusione del gioco in Russia fu: Schachmatnaja igra scritto nel 1824 da Aleksandr Petrov(1794-1867). L'opera in due parti, una teorica e una pratica, ebbe un vasto eco, basti pensare che il poeta Alexandr Puskin si vantava di averne due copie e gli scrittori Turgenev e Tolstoi scrissero di averlo studiato con grande piacere. Sul libro di Petrov si formò anche Michail Cigorin, il più forte giocatore russo della fine dell'800.
Negli ambienti borghesi di quel periodo non mancavano gli scacchi: anche i genitori di Lenin, tra i vari diletti intellettuali, trasmisero ai figli questo interesse. Lenin coltiverà questa passione per tutta la vita, frequentando circoli e lasciando testimonianze di entusiasta e collerico giocatore. A nove anni egli imparò il gioco dal padre che avava intagliato da solo i pezzi e che in seguito ne aveva fatto dono proprio al giovane Vladimir.
Durante la sua infanzia il giovane Lenin era solito giocare, oltre che con il padre, con i fratelli Aleksandr e Dimitrij, proprio quest'ultimo ricordava:"Fu il mio maestro, e fu un maestro severo, per questa ragione io preferivo giocare con mio padre...Vladimir aveva una regola severa che osservava e imponeva agli altri: in nessun caso si può ritirare una mossa. Pezzo toccato, pezzo mosso. Diceva che se si consente di toccare un pezzo e poi un'altro, si sciupa il gioco".
Lenin dava spesso un pezzo di vantaggio ai suoi compagni di gioco (ad esempio giocando con una sola torre) e se questi protestavano egli era solito dire che non c'era gusto a giocare una partita che non l'obbligasse a "tirarsi d'impiccio". Così quando Dimitrij cominciò a vincere alcune partite propose al fratello di ridurre il suo svantaggio giocando con un solo cavallo, ma Vladimir replicò: "vinci tre partite di fila, e allora cambieremo".
Durante gli anni di esilio in Siberia (1897-1899) scrisse alla madre Maria di appassionate partite tra i suoi compagni di prigionia. Celebri sono rimaste le partite con i rivoluzionari Trotzkij, Bogdanov e Plekhanov, e la corrispondenza con il fratello Dimitrij relativa a problemi scacchistici.
Una volta Lenin affermò:"gli scacchi sono la palestra della mente", ma anche "gli scacchi sono soltanto una ricreazione e non un'occupazione"; infatti non cercò mai di studiare sistematicamente la teoria degli scacchi, ma si limitò ad imparare alcune aperture e chiusure classiche.
Dopo la rivoluzione d'ottobre del 1917 gli scacchi ebbero la loro maggiore diffusione, grazie ad un piano quinquennale proprio relativo al gioco,"sia per avvicinare le masse agli scacchi, sia per portare il livello dei maestri russi agli standard occidentali". Il piano quinquennale pianificato da Lenin portò ad avere un incremento enorme del numero di giocatori nel giro di pochi anni (150.000 tesserati nel 1929, 500.000 nel 1934). Il regista Pudovkin nel 1925 testimoniò l'enorme interesse suscitato dal torneo di Mosca, con la realizzazone del film-documentario La febbre degli scacchi.
Lenin e Bogdanov durante una partita a scacchi Anche Karl Marx era stato uno scacchista incallito, sua moglie aveva proibito agli amici di giocare con lui nel pomeriggio: in caso di perdita, infatti, egli avrebbe reso a tutti un inferno il resto della serata. Lenin dichiarò a sua volta: "Ho sposato Nadejda perchè era la sola donna che conoscevo capace di comprendere Marx e di giocare a scacchi".
Il funzionario Nikolai Krylenko nel 1924 era a capo della sezione scacchistica del Consiglio supremo per l´educazione fisica dell´Urss, con lo slogan «Diamo gli scacchi ai lavoratori!» impresse un forte impulso al movimento scacchistico che arrivò presto a contare decine di milioni di partecipanti. Dal punto di vista ideologico infatti, gli scacchi non avevano connotazioni di classe e sociologicamente offrivano un passatempo virtuoso ad un enorme numero di persone che nel tempo libero erano perlopiù impegnate a «fabbricare liquori, berli e litigare con altri ubriachi».
Così gli scacchi diventarono una passione di massa ed il predominio sovietico in questa disciplina non tardò ad imporsi, identificando una vera e propria scuola scacchistica sovietica. La propaganda affermava: "Il gioco degli scacchi e' un'arte celata sotto forma di gioco". I maestri sovietici venivano tenuti in grande considerazione dallo Stato con stipendi, status privilegiati e possibilità di viaggi all´estero, ma anche puniti con severità dopo le sconfitte.
La modesta scacchiera di legno utilizzata da Lenin è stata per mezzo secolo il pezzo forte del museo a lui dedicato a Mosca. Olga Ulianova, nipote di Lenin, figlia del fratello Dimitri, ricordando la passione dello zio, che "non perdeva occasione per fare una partita", raccontò anche: "La scacchiera e i pezzi di gioco dello zio sono spariti in Italia. Un editore venne da me alcune volte e si definì 'Presidente del Comitato Lenin per l’Italia'. Mi chiese gli scacchi per mostrarli ai compagni e in buona fede glieli diedi. Sparì. Feci ricerche anche attraverso una conoscente che aveva sposato un italiano, ma non trovai neanche una pedina". La scacchiera di Lenin
La figura di Lenin fu indubbiamente molto importante per tale gioco e dopo la sua morte, i bolscevichi lo adottarono come "strumento di educazione intellettuale". Nei numerosi circoli milioni di giovanissimi venivano iscritti ad appena cinque anni d'età. Molti restano i ricordi di Lenin giocatore, come quello di Gorki: "quando Lenin perdeva, si rattristava come un bambino", o del critico d'arte Aleksandr Voronskij: "irritato per aver perso due volte di seguito con un suo compagno, si rifiutò di giocare la terza partita."
In seguito la politica scacchistica dell´Unione Sovietica risultò a lungo efficacissima, diventando, per la simbologia bellica del gioco, una metafora della Guerra Fredda. Nel 1945 una partita Usa-Urss giocata via radio, premiò i sovietici e ne sancì la supremazia fino allo storico match nel 1972 di Reykjavik tra Boris Spassky e Bobby Fischer, vinto da quest'ultimo.
Gli scacchi simboleggiarono il conflitto fra i due blocchi. E' stato detto che la Guerra Fredda fu una delle migliori fortune mai capitate a questo gioco, ma forse è vero anche che gli scacchi sono stati una delle migliori fortune capitate alla Guerra Fredda.