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L'internazionale: l'inno della rivoluzione

La Guerra Franco-Prussiana, iniziata da Napoeone III e terminata nel luglio 1870 con la sconfitta francese si rivelò disastrosa. A settembre la stessa Parigi era sotto assedio. Al malcontento già diffuso per il divario sempre più profondo tra ricchezza e povertà, si aggiungevano la scarsità di cibo e i bombardamenti. La comune di Parigi La classe operaia, che si stava sempre più avvicinando alle idee radicali, richiedeva che Parigi potesse autogovernarsi, tramite una Comune, come già era avvenuto in altre città francesi, ma che era osteggiata da un governo timoroso per possibili disordini.
Il 17 e il 18 marzo 1871 il popolo parigino organizzò un'insurrezione instaurando un governo del popolo, presieduto da un Comitato centrale della guardia nazionale, che inizialmente non ebbe un carattere prevalentemente socialista, e fissando per il 26 marzo le elezioni di un Consiglio municipale, noto con il nome di "Comune di Parigi". I settanta membri della Comune appartenevano a diverse correnti politiche: la maggioranza era costituita da giacobini, altri erano seguaci del rivoluzionario Louis-Auguste Blanqui, altri ancora erano rivoluzionari indipendenti, o radicali. Una minoranza era invece costituita da membri della sezione francese dell'Associazione internazionale dei lavoratori. seguaci di Pierre-Joseph Proudhon.
Il 26 marzo 1871 la componente Socialista del Comitato centrale della guardia nazionale ebbe il sopravvento su quella borghese conservatrice-repubblicana, favorevole a un'intesa con Thiers (capo delle forze"repubblicane" conservatrici attestate a Versailles), e così, per la prima volta nella storia, si realizzò una concreta presa di potere da parte del proletariato con l'instaurazione di un regime. Eugène Pottier Tuttavia, stretta nella morsa della guerra civile, la Comune non poté attuare il suo programma socialista se non in misura minima; nei suoi pochi giorni di vita propose misure a beneficio dei lavoratori e votò provvedimenti quali la separazione della Chiesa dallo stato e la socializzazione delle fabbriche abbandonate dagli imprenditori: tali misure però non entrarono in realtà mai in vigore.
Dopo circa un mese di assedio, il 21 maggio 1871 le truppe guidate da Thiers entrarono a Parigi, dando inizio, durante la tristemente famosa settimana di sangue(21-28 maggio), ad una cruenta repressione conclusasi con l'uccisione di 20.000 patrioti comunardi e l'arresto di altri 38.000, poi deportati nella Nuova Caledonia.
Nel giugno del 1871, Eugène Pottier (1816-1887), operaio e poeta, membro attivo della Comune, celebra quella esperienza con la composizione de L’Internazionale.
L’Internazionale fu pubblicata per la prima volta nel 1884, all’interno di un’antologia poetica intitolata Quel est le fou? (Chi è il pazzo?). La versione definitiva del canto comparve nello stesso anno della morte di Pottier (1887), ancora una volta all’interno di una raccolta: i Chants Révolutionnaires.
P.C.Degeyter Pierre Chrétien Degeyter (1849-1932), operaio a Lille, membro del Partito Operaio Francese e della corale La Lyre des Travailleurs, nel 1888 accettò l’incarico di musicare alcuni testi dei Chants Révolutionnaires, tra cui L’Internazionale. La prima esecuzione risale all’estate del 1888 in Francia, in occasione della festa dei lavoratori di Lilla, e sancì subito il successo del canto, diffondendosi in breve tempo come manifesto di lotta tra gli emergenti partiti socialisti.
All’inizio del ‘900 l’Internazionale era già cantata in tutta Europa ma rimaneva illegale in molte nazioni a causa della sua immagine insurrezionale: nel 1904 fu intonata al secondo Congresso dell’Internazionale dei lavoratori e, col successivo, tenutosi nel 1910 a Stoccarda, fu proclamata canto universale del movimento operaio. Stesso titolo fu dato nel 1915 da Rosa Luxemburg e F. Mehring a una rivista marxista berlinese, poi divenuta organo teorico del Partito comunista tedesco.
La versione russa, nell'elaborazione originale approvata da Lenin già nel 1902, è piuttosto fedele dell'originale francese. Il testo fu tradotto da Aron Kots (vero nome di Arkadij Yakovlevic Kots) nel 1902 e fu pubblicato a Londra nel 5° numero della rivista per immigrati russi Zizn' (Vita). Tuttavia esisteva già una versione russa del 1890, opera di E.G.Barteneva, che è andata perduta. Nel 1917 divenne l'inno dell'URSS fino al 1941 quando fu sostituita dall'Inno dell'Unione Sovietica, in seguito rimase l'inno ufficiale del PCUS.
L'Intenazionale Lenin scrisse sulla Pravda del 3 gennaio 1913: “Questo canto è stato tradotto in tutte le lingue europee, ed in altre. In qualunque paese un lavoratore provvisto di coscienza di classe si ritrovi a essere, quale che sia la sua sorte e per quanto possa sentirsi straniero, senza una lingua, senza amici e lontano dal suo paese natale, egli potrà in ogni caso trovare dei compagni e degli amici servendosi del fidato ritornello dell’Internazionale. I lavoratori di tutti i paesi hanno fatto proprio il canto del loro illustre combattente, di questo poeta proletario, e ne hanno fatto l’inno mondiale del proletariato...”
Il testo italiano è frutto di un concorso indetto dal giornale satirico “L’Asino”. Fu presentato nel numero del 13 ottobre 1901, firmato con lo pseudonimo sconosciuto di E. Bergeret. Tale testo suscitò da subito non poche polemiche, perché giudicato troppo distante da quello orginale.
L'Internazionale ha conosciuto diverse versioni ispirate all’originale di Pottier ed altre che apportavano variazioni anche molto significative: più che traduzioni del canto, infatti, alcune versioni sembrano essere adattamenti delle idee fondamentali dell’originale a nuovi contesti di lotta.
Pottier non parla di partito né di colori simbolici, ma di gente che lavora e tuttavia soffre una miseria insopportabile. Non si rivolge ai compagni, ma agli schiavi del lavoro, incitandoli alla ribellione giusta in quanto conseguente all’esperienza comune di una condizione insopportabile. Emergono dunque la consapevolezza e la coscienza collettiva come scintille dell’eruzione rivoluzionaria, non certo una vaga fede che diventa infine speranza in un ideale.
L’INTERNATIONALE
Eugène Pottier (1871)

Debout, les damnés de la terre
Debout, les forçats de la faim!
La raison tonne en son cratère
C'est l'éruption de la fin.
Du passe faisons table rase

Foules, esclaves, debout, debout
Le monde va changer de base
Nous ne sommes rien, soyons tout!

C'est la lutte finale
Groupons-nous, et demain (bis)
L'Internationale
Sera le genre humain

Il n'est pas de sauveurs suprêmes
Ni Dieu, ni César, ni tribun,
Producteurs, sauvons-nous nous-mêmes
Décrétons le salut commun

Pour que le voleur rende gorge
Pour tirer l'esprit du cachot
Soufflons nous-mêmes notre forge
Battons le fer quand il est chaud.

L'état comprime et la loi triche

L'impôt saigne le malheureux
Nul devoir ne s'impose au riche
Le droit du pauvre est un mot creux
C'est assez, languir en tutelle
L'égalité veut d'autres lois
Pas de droits sans devoirs dit-elle
Egaux, pas de devoirs sans droits.

Hideux dans leur apothéose
Les rois de la mine et du rail
Ont-ils jamais fait autre chose
Que dévaliser le travail
Dans les coffres-forts de la bande
Ce qu'il a crée s'est fondu
En décrétant qu'on le lui rende
Le peuple ne veut que son dû.

Les rois nous saoulaient de fumées
Paix entre nous, guerre aux tyrans
Appliquons la grève aux armées
Crosse en l'air, et rompons les rangs
S'ils s'obstinent, ces cannibales
A faire de nous des héros
Ils sauront bientôt que nos balles
Sont pour nos propres généraux.


Ouvriers, paysans, nous sommes
Le grand parti des travailleurs
La terre n'appartient qu'aux hommes
L'oisif ira loger ailleurs
Combien, de nos chairs se repaissent
Mais si les corbeaux, les vautours
Un de ces matins disparaissent
Le soleil brillera toujours.

C'est la lutte finale
Groupons-nous, et demain (bis)
L'Internationale
Sera le genre humain

L’INTERNAZIONALE
Versione italiana letterale.

In piedi, dannati della terra,
In piedi, forzati della fame!
La ragione tuona nel suo cratere,
E’ l’eruzione finale.
Del passato facciam tabula rasa,

Folle, schiavi, in piedi! In piedi!
Il mondo sta cambiando base,
Non siamo niente, saremo tutto!

E’ la lotta finale,
Uniamoci, e domani (bis)
L’Internazionale
Sarà il genere umano.

Non ci son supremi salvatori,
Né Dio, né Cesare, né tribuno,
Chi produce si salvi da solo,

Decretiamo la salute comune.

Affinché il ladro renda il maltolto
E respiri l’aria della galera
Soffiamo noi stessi nella forgia,
Battiamo il ferro quando è caldo!

Lo stato opprime e la legge imbroglia,
Le tasse dissanguano lo sventurato;
Nessun dovere è imposto al ricco,
Il diritto per i poveri è una parola vuota.
Basta languir nella tutela!
L’uguaglianza chiede altre leggi,
Niente diritti senza doveri, dice,
Uguali, nessun dovere senza diritti!

Orrendi nella loro apoteosi
I re della miniera e della ferrovia
Mai hanno fatto altra cosa
Che derubare il lavoro.
Nelle casseforti della banda
E’ stato fuso quel che ha creato
Decretando che gli si renda
Il popolo non vuole che il dovuto.

I re ci hanno ubriacato di fumo!
Pace tra noi, guerra ai tiranni!
Mettiamo lo sciopero negli eserciti,
Cannone puntato in aria e rompiamo i ranghi!
Se si ostinano, questi cannibali
A far di noi degli eroi
Sapranno presto che le nostre pallottole
Son per i nostri generali!

Operai contadini, noi siamo
Il gran partito dei lavoratori,
La terra appartiene solo agli uomini,
Il fannullone sloggerà!
Quanto si nutrono della nostra carne,
Ma se i corvi e gli avvoltoi
Un mattino scompariranno
Il sole brillerà per sempre!

E’ la lotta finale,
Uniamoci, e domani (bis)
L’Internazionale
Sarà il genere umano

L' INTERNAZIONALE
Versione di Bergeret (1901)

Compagni avanti, il gran Partito
noi siamo dei lavorator.

Rosso un fiore in petto ci è fiorito,
una fede ci è nata in cuor.

Noi non siamo più nell’officina,
entro terra, nei campi, in mar
la plebe sempre all’opra china
senza ideali in cui sperar.

Su, lottiamo! l’ideale
nostro al fine sarà
l’Internazionale
futura umanità.

Un gran stendardo al sol fiammante
dinanzi a noi glorioso va,
noi vogliam veder a terra infrante
le catene alla libertà.

Che giustizia venga, noi chiediamo:
non più servi, non più signor:
fratelli tutti esser vogliamo
nella famiglia del lavor.

Su, lottiamo! l’ideale...

Lottiam, lottiam, la terra sia
di tutti uguale proprietà
più nessuno nei campi dia
l’opra ad altri che in ozio sta.

E la macchina sia alleata,
non nemica ai lavorator;
così la vita rinnovata
all’uom darà pace ed amor.

Su, lottiamo! l’ideale...

Avanti, avanti, la vittoria
è nostra e nostro è l’avvenir;
più civile e giusta
la storia un’altra era sta per aprir.

Largo a noi, all’alta battaglia
noi corriamo per l’Ideal:
via, largo, noi siam la canaglia
che lotta pel suo Germinal

Su, lottiamo! l’ideale...