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Il sito della rivoluzione d'Ottobre

Il Gulag

Un Gulag negli anni trenta Il sistema carcerario in Russia era stato fondato da Pietro il Grande, che aveva ordinato la creazioni di campi di detenzione nelle zone più isolate dell'impero al fine di allontanare i detenuti politici antizaristi e i personaggi scomodi dai maggiori centri del potere, sfruttando la vastità del territorio russo.
Dopo la rivoluzione del 1917 avvenne la liberazione di tutti i prigionieri, ma dal 1918 fu necessario dotare il sistema penale di nuove strutture di detenzione in grado di "rieducare gli internati attraverso il lavoro". Vennero ristrutturate le attrezzature carcararie dei precedenti campi di lavoro katorga, realizzati in Siberia: furono istituiti i "Campi speciali Vechecka" e i "Campi di lavoro forzato".
Nel 1918 nacque una Sezione punitiva centrale (CKO) all'interno del Commissariato del popolo alla giustizia, che avrebbe dovuto coordinare tutte le carceri del regime. L'anno seguente, all'interno dell'NKVD (Commissariato del popolo agli affari Interni) fu creata la Sezione lavori forzati. Come per i katorga tra i fini dei Campi di lavoro c'era anche la colonizzazione di aree scarsamente popolate.
A questo scopo, fu introdotta la nozione di "libero insediamento": al termine della detenzione, chi si era ben comportato poteva essere rilasciato per promuovere un "libero insediamento" (volnoye poseleniye) esterno al campo. Costoro erano conosciuti come "liberamente insediati" (volnoposelentsy). Si raccomandava l'assegnazione al "libero insediamento" a coloro che avevano trascorso l'intero termine ma ai quali era negata la libera scelta del luogo di residenza, e si assegnava loro un appezzamento di terra non distante dal luogo di confino.
I campi di prigionia nacquero per ospitare varie categorie di persone considerate pericolose per lo stato: criminali comuni, prigionieri della Guerra civile russa, funzionari accusati di corruzione, sabotaggio e malversazione, nemici politici vari e dissidenti, nonché ex nobili, imprenditori e grandi proprietari terrieri.
Le ubicazioni dei campi vennero scelte anzitutto per facilitare l'isolamento dei prigionieri; vennero utilizzati soprattutto monasteri remoti. Il sito delle Isole Soloveckie nel Mar Bianco fu uno dei primi insediamenti istituito nel 1918. Il nome di quelle isole divenne comunemente noto come Solovki e entrò nella lingua come sinonimo di campo di lavoro in generale. Venne presentato come un luogo per la "rieducazione del nemico di classe" e per la sua reintegrazione nella società sovietica per mezzo del lavoro. In principio i reclusi, la maggior parte dei quali apparteneva all'intellighenzia russa, ebbe una relativa libertà (nei limiti dei confini naturali delle isole). Si pubblicarono quotidiani e periodici locali e si praticarono anche delle ricerche scientifiche (il filosofo e mistico russo Pavel Aleksandrovic Florenskij fu uno degli scienziati che effettuò le ricerche sul gelo perpeuto). Ma alla fine anche il campo Solovki fu trasformato in un Gulag ordinario.
Il Gulag (per esteso Glavnoe Upravlenie ispravitelno-trudovykh LAGerej - Direzione principale dei campi di lavoro correttivi) era il ramo della Polizia dell'interno e del servizio di sicurezza sovietico che costituì il sistema penale dei campi di lavoro forzato. L'acronimo originale russo, in uso solo al singolare, descriveva non un unico lager ma l'amministrazione incaricata dell'intero sistema dei campi nel suo complesso.Il lavoro nel Gulag Nel corso degli anni furono coniati diversi acronimi per gli istituti di direzione. Dopo l'iniziale creazione del Gulag nel 1926, varie organizzazioni confluirono al suo interno sotto il controllo dell'NKVD.
Come istituzione sovietica, l'amministrazione generale del Gulag fu ufficialmente fondata il 25 aprile 1930, con la sigla Ulag, in virtù dell'ordinanza 130/63 dell'OGPU, ai sensi dell'ordinanza 22, p. 48, del Sovnarkom, in data 7 aprile 1930, e fu rinominata con la sigla Gulag in novembre.
I campi del Gulag conobbero il maggior sviluppo negli anni del consolidamento del potere di Stalin e durante il suo lungo regime. I presunti responsabili di una pianificazione insufficiente o di cattiva produzione vennero incarcerati in massa con le accuse di corruzione e sabotaggio.
Il numero di prigionieri crebbe dai 176.000 del 1930 ai 510.307 del 1934, fino all'impennata del 1938 legata alle Grandi Purghe staliniane durante le quali il numero dei detenuti salì a 1.881.570. Durante la seconda guerra mondiale (1943) a causa dei reclutamenti nell'esercito si registrò una diminuizione a 1.179.819 unità. Dal 1945 tornò a crescere, raggiungendo il valore massimo di circa 2.500.000 persone, che rimase pressapoco costante fino al 1953 (anno della morte di Stalin).
Sebbene tra i prigionieri dei Gulag, comunemente chiamati zek, dall’abbreviazione della parola russa zaklinchionnyj (prigioniero), ci fossero anche disertori, criminali, e prigionieri di guerra, la gran parte dei reclusi erano stati condannati soltanto perchè sospettati di tradimento e "cooperazione col nemico".
Dopo il marzo del 1953 venne varato un decreto di amnistia del Presidium, che sebbene limitato soprattutto ai detenuti per reati comuni, portò alla scarcerazione di un milione di persone. Venne interrotta la costruzione di nuovi Gulag e gli esistenti vennero ridoti da 175 a 81. Il rilascio dei prigionieri politici iniziò nel 1954 e si accompagnò a riabilitazioni di massa dopo che Nikita Khrušcev sconfessò lo stalinismo nel Discorso segreto al ventesimo congresso del Pcus, nel febbraio del 1956.
Il 25 ottobre 1956 la risoluzione del CC del PCUS e del Consiglio dei ministri dell'URSS decise che era "inopportuna l'ulteriore esistenza degli ITL" (altra forma burocratica per definire il Gulag). In quello stesso mese il Gulag cambiò nome in GUITK (Direzione centrale delle colonie di rieducazione attraverso il lavoro).
Ufficialmente i Gulag furono soppressi dall'ordinanza numero 20 del 25 gennaio 1960 del ministero degli interni sovietico (che funzionava come polizia segreta), e lo stesso ministero fu a sua volta ufficialmente soppresso dall'ordinanza 44-16 del Presidio del Consiglio Supremo dell'Urss, per lasciare il posto al KGB.
Secondo i documenti dell'NKVD il numero complessivo di detenuti del Gulag fra il 1929 e il 1953 fu di circa 18 milioni. Nell'ambito più ampio dei "lavori forzati", si devono aggiungere circa 4 milioni di prigionieri di guerra, 700.000 detenuti nei campi di smistamento ed almeno 6 milioni di "confinati speciali", cioè i Kulaki (i contadini deportati durante la collettivizzazione) per un totale di 28.700.000 persone.
Il lavoro nelle miniere di un Gulag Il Gulag fornì per decenni forze di lavoro non retribuito per il raggiungimento delle quote di produzione stabilite dal regime di Stalin. Nuovi campi sorsero in tutta l'area di influenza sovietica. I lavoratori forzati vennero tra l'altro impegnati per la costruzione del canale Mar Bianco-Mar Baltico, la ferrovia Baikal-Amur, parti della Metropolitana di Mosca e dei campus dell'Università statale di Mosca.
Il taglio e trasporto del legname e il lavoro in miniera erano le attività più comuni. In una miniera, la quota di produzione pro capite poteva raggiungere le tredici tonnellate al giorno. Mancare la quota significava ricevere minori razioni di cibo e conseguentemente causava conseguenze fatali, passando attraverso una condizione di spossatezza e devitalizzazione, soprannominata dohodyaga. La fame e la durezza delle condizioni di vita furono le principali ragioni dell'alto tasso di mortalità che raggiungeva nei primi mesi di permanenza nei campi, anche l'80%. I detenuti erano spesso costretti a lavorare in un clima glaciale senza essere adeguatamente vestiti. Era frequente l'avitaminosi che conduceva a malattie come lo scorbuto o sindromi quali la cecità notturna (detta anche cecità del pollo). Durante la pianificazione stalinista degli anni trenta, l'attività dei Gulag si estese anche in ampi settori dell'industria sovietica.
La maggior parte dei Gulag era situata in aree disabitate della Siberia nordorientale, senza collegamenti, ma ricche di minerali e di risorse naturali: i principali furono il Sevvostlag (Campi nordorientali) lungo il fiume Kolyma e il Norillag (vicino a Norilsk) e nelle zone sudorientali dell'Urss, principalmente nelle steppe del Kazakhstan (Luglag, Steplag, Peschanlag). Altri campi si trovavano nella parte europea della Russia, la Bielorussia, l'Ucraina e all'esterno dell'URSS: in Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia, Mongolia, ma pur sempre sotto il controllo diretto dell'amministrazione centrale Gulag.
L'area lungo il fiume Indigirka, nell'estrema Russia orientale, era conosciuta col nome di "Gulag dentro il Gulag". Il clima nella zona era talmente rigido che il fiume rimaneva gelato per gran parte dell'anno, da ottobre fino a maggio; nel suo bacino idrografico, dotato di risorse minerarie rilevanti (oro), si trovavano alcune fra le località più fredde della Terra, prima fra tutte il villaggio di Ojmjakon, dove si registrò la temperatura record di -71.2°C.
Raramente i lager erano fortificati, in Siberia alcuni erano delimitati da semplici pali. La fuga veniva scoraggiata dall'isolamento e dalla durezza degli agenti atmosferici, nonché dai cani della polizia. Negli anni venti e trenta le popolazioni autoctone spesso aiutavano i fuggitivi finchè non vennero istituite laute ricompense a chi avesse aiutato le autorità a catturare gli evasi. Anche le guardie dei campi avevano severe consegne per tenere sotto controllo i carcerati; se un prigioniero scappava sotto il controllo di una guardia, spesso questa veniva privata dell'uniforme e degradata a detenuto.
Oltre i Gulag tradizionali esistevano altri tipi di Gulag detti Sharashka (luogo d'ozio) che erano in realtà laboratori di ricerca dove gli scienziati sviluppavano in segreto nuove tecnologie e ricerche di base, o i Psikhushka (manicomi), ove si eseguivano trattamenti psichiatrici forzati, spesso usati al fine di isolare i prigionieri politici. Vi erano campi speciali per fanciulli (maloletki, minorenni), per disabili (Spassk), per madri con neonati (mamki), per "mogli di traditori della Patria" e per "Membri familiari dei traditori della Patria".
Sotto la supervisione di Lavrentij Beria, a capo della NKVD, migliaia di zek furono usati per estrarre uranio e preparare attrezzature per i test nucleari di Novaja Zemlja, nell'isola di Vajgac, a Semipalatinsk. Esistono documenti sull'uso di prigionieri dei Gulag nei primi test atomici (il primo fu condotto a Semipaltinsk nel 1949), per decontaminare aree radioattive e sottomarini nucleari. Il lavoro in un Gulag nel 1938 Lo scrittore Avraham Shifrin nell'opera The First Guidebook to Prisons and Concentration Camps of the Soviet Union, identificò tre tipi di campi per prigionieri assegnati alle ricerche nucleari: 1) campi dai quali nessuno uscì vivo (miniere di uranio e impianti di arricchimento); 2) campi di lavoro pericoloso per l'industria bellica (impianti nucleari ad alto rischio); 3) campi di lavoro pericoloso, responsabile di disabilità e malattie fatali (impianti senza ventilazione).
Al termine della detenzione gli ex-prigionieri del Gulag si trovarono esclusi dalla possibilità di eseguire una vasta gamma di occupazioni. Senza più capacità lavorative specifiche e contatti sociali, e nell'impossibilità di occultare il proprio passato di internati (il che costituiva un reato), molti decidevano di diventare dei "liberamente insediati". Questa decisione era influenzata, oltre che dalla coscienza delle restrizioni che li attendevano in ogni altro posto, anche dalla coercizione a non potersi stabilire a meno di cento chilometri dalle grandi città.
Arcipelago Gulag di Aleksandr Solženicyn, pubblicato negli anni '70, è il libro più noto sui Gulag come strumento di repressione di massa. L'opera di Solženicyn segnò il momento di massima denuncia del Gulag e fu seguito da poche altre. L'autore rimproverò il popolo russo per la sua apatia nei confronti dei campi di concentramento, ma nello stesso tempo fornì una testimonianza del coraggio e della risolutezza di coloro che vi furono imprigionati.
Il primo libro di testimonianze, Prisoner of Trotsky di A. Kalpašnikov, e decine di altri scritti furono pubblicati già negli anni '20, anche in italiano. Nel 1936 ebbe un certo eco il libro di Ivan Solonevic Fra i deportati dell'Urss(tradotto in italiano nel 1939), tanto che i servizi segreti sovietici assassinarono la moglie e il figlio dell'autore.
Nel 1941 fu pubblicata a Berlino Die grosste Sklaverei der Weltgrdchichte di Kajetan Klug, che all'epoca stimò in 15 milioni la popolazione del Gulag. Nel 1947, David J. Dallin e Boris I. Nicolaevsky descrissero la storia dettagliata dei campi in Forced labour in Soviet Russia. Nella seconda metà degli anni '40, grande risonanza ebbe il libro Ho scelto la libertà di Viktor Andrijovyc Kravcenko e il processo che l'autore vinse contro il settimanale del partito comunista francese Les Lettres Françaises che lo calunniò. Nelle udienze testimoniarono numerosi ex-prigionieri, le cui deposizioni vennero raccolte nell'opera Kravchenko contro Mosca.