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Il sito della rivoluzione d'Ottobre

Il cinema nella Russia rivoluzionaria

La vivacità culturale degli anni della Rivoluzione favorì in Russia lo sviluppo del cinema come arte autonoma, scaturito dalla confluenza di istanze rivoluzionarie (agitprop) e di innovazioni tecniche (il montaggio). La prima componente ebbe grande rilievo sia nella scelta dei soggetti (che dovevano forzatamente essere o di critica della borghesia, del capitalismo, dell'imperialismo, o di esaltazione della Rivoluzione, dello stato Sovietico, del socialismo) sia nello spirito dei cineasti (prima fortemente innovativo, poi satirico, poi burocratico, poi propagandistico in funzione degli sviluppi politici). La seconda componente si tradusse in una estrema modernità dei film dell'epoca, agli antipodi rispetto all'antiquata produzione europea.
Lenin, intuendo le grandi potenzialità propagandistiche e didattiche del cinema, aveva dichiarato: “Per noi il cinema è la più importante di tutte le arti” ed aveva invitato a girare e distribuire capillarmente pellicole di propaganda e di cronaca rivoluzionaria. Il cinema come lavoro collettivo, come funzione di tecnica e di arte di massa, calzava alla perfezione con le direttive leniniste, che fondavano la costruzione del socialismo sull'accoppiata elettricità-soviet, quando la cultura venne eletta a componente della lotta di classe.
E.Bauer- Campane a strormo (1917) Le opere più tipiche di questo primo periodo rivoluzionario sono le agitka (film d'agitazione). Si tratta in genere di brevi cortometraggi di battaglia la cui produzione è andata in gran parte perduta, anche il grande poeta Majakovskij scrive alcuni soggetti per la casa Neptun. Molti film usciti dopo la caduta dei Romanov, prima dell'Ottobre, già si rifacevano ad una tematica sociale ed antizarista; sono di questo periodo: Viva la libera rus'!, La nonna della rivoluzione russa, Fra gli artigli del'aquila bicipite.
Evgenij Bauer, morto nel luglio del 1917 mentre nelle sale uscivano i suoi ultimi lavori: Campane a stormo e Il rivoluzionario, è la maggiore personalità che il cinema russo prerivoluzionario abbia avuto. Opere melodrammatiche quali Vita per vita del 1916, rivelano tutta l'originalità e l'erudizione del grande maestro. Inevitabilmente ha segnato il passaggio tra cinema pre e post rivoluzione. L'eredità di Bauer fu mantenuta, nei primi anni dell'era bolscevica, da Jakov Protazanov con film storici come Andrej Kuzuchov che tuttavia non raggiunsero le vivacità espressive del suo capolavoro La dama di picche del 1916.
Accanto alle pellicole ispirate al nuovo corso, dopo la Rivoluzione d'Ottobre e per tutto il 1919 in Russia anche la cinematografia privata continuò a produrre film melodrammatici e film futuristi. Ma agli inizi del 1920 viene attuato il decreto del 27 agosto 1919 che nazionalizzava l'industria cinematografica, fu la fine ufficiale del cinema privato.
Lenin aveva ordinato che la cinematografia sovietica fosse ristrutturata e bandito i film borghesi a favore dei film d'attualità. L'esposizione del mondo secondo i valori proletari necessitava infatti di un linguaggio diverso rispetto a quello adottato dal cinema borghese. Nacque la prima scuola cinematografica del mondo,Vladimir Gardin, altro grande regista prerivoluzionario, si mise a capo della prima scuola di cinema di Mosca. Molti giovani registi furono attratti dalla nuova arte così a portata di mano, proliferarono i cortometraggi di esaltazione del lavoro collettivo. D.Vertov-L'uomo con la macchina da presa Il filone del documentario sociale spaziò dagli agitprop girati sui treni alla ricostruzione storica (Padenij dinastij Romanovic di Esfir Gub), dalla vita nei villaggi del Caucaso (Sol Svanetic di Mihail Kalatorov) alla colonizzazione della Siberia (Turksib di Victor Turin).
Dziga Vertov divenne il grande paladino del cosiddetto “cinema-verità” il cui titolo scaturì da un’iniziativa di propaganda. Poiché non tutti gli appartenenti ai popoli dell’Unione erano alfabetizzati o conoscevano il russo e potevano leggere il giornale Pravda (Verità), nato durante la Rivoluzione, fu ideato un Kino-Pravda (cinegiornale-verità) che poteva essere compreso da tutti.
I Kino-Pravda di Vertov portavano nei paesi più lontani, magari sprovvisti di sale cinematografiche, documentari su Lenin, sulla rivoluzione, sulle conquiste proletarie, proiettati in cinematografi mobili e sui treni. L.Kulesov-Le avventure di Mr.West... 1924 I Kino-Pravda raccoglievano immagini di fatti di cronaca, riprese in più luoghi, che venivano “montate”, in un unico cine-giornale. Pezzi di vario genere e provenienze come i funerali delle vittime della controrivoluzione (riprese fatte ad Astrachan nel 1918), una tumulazione (a Kronstadt, 1919), i cannoni che sparavano a salve (Pietrogrado, 1920), il canto del “Ricordo imperituro” e gli spettatori che si scoprono il capo (Mosca, 1922), divenivano una sola verità poiché il risultato creava nello spettatore l’impressione che si trattasse di un solo avvenimento, e che tutti i pezzi del funerale fossero stati girati nello stesso luogo e nello stesso tempo: in tal modo tutto diventava “cinema-verità”. Il cinema acquistò pertanto una funzione di comunicazione fra il vertice e la base della nazione in entrambi i versi, sia dall'alto verso il basso (educazione al collettivismo) sia dal basso verso l'alto (mediazione del consenso).
S.Ejzenstejn-La corazzata Potemkin Altri autori del nuovo cinema sovietico uscirono con opere significative negli anni seguenti: Kulesov presentò la divertente commedia satirica Le straordinarie avventure di Mister West nel paese dei bolscevichi nel 1924, Sergej Ejzenstejn ultimò La corazzata Potemkin nel 1925 e Ottobre nel 1927, Vsevolod. I. Pudovkin La madre nel 1926. Ma l'entusiasmo suscitato nelle avanguardie dalla vittoria bolscevica e che aveva ricevuto nuovo impulso della Nuova Economia Politica (1921) si spense quando Stalin, sciolti i raggruppamenti di intellettuali, istituzionalizzò il realismo socialista come unico criterio estetico consentito.