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Il manifesto politico nell'era bolscevica

Lo zar  sacerdote - 1918 Il manifesto politico rivoluzionario nacque nel 1918 favorito dal decreto sulla propaganda monumentale, un documento programmatico leninista che delineava le direttive della propaganda di cui i manifesti politici costituivano un formidabile strumento di penetrazione e di persuasione tra le masse.
I primi creatori di questo genere furono A. Apsit, D. Moor, V. Deni, M. Cerëmnykh, V. Majakovskij I. Maljutin, A. Radakov e N. Kocerghin, ma ad essi si affiancarono migliaia di altri artisti che appresero con grandi sforzi ed ottimi risultati le regole di un arte nuova che si proponeva di trasmettere ad intere popolazioni il nuovo credo rivoluzionario. Per aiutare l'uomo nuovo a comprendere il carattere e la portata degli avvenimenti ed a prendere coscienza del proprio ruolo nella grande lotta per la vittoria finale, gli artisti ricorsero soprattutto al disegno giornalistico, alla caricatura o si ispirarono alle illustrazione dell'arte popolare russa. In meno di due anni alcuni di essi riuscirono a creare autentici capolavori che arricchiscono il panorama artistico russo.
Inizialmente i manifesti furono eseguiti a mano in poche copie ma ben presto furono stampati a migliaia ed affissi ovunque, sui muri delle case, delle stazione, delle fabbriche, delle officine, delle caserme e degli uffici di ogni pur piccola città o villaggio dello sterminato territorio russo, con lo scopo di diffondere le parole d'ordine e gli appelli rivoluzionari a sempre più vasti strati della popolazione. I manifesti svolsero egregiamente le funzioni di agitatori e di propagandisti sui fronti e nelle retrovie divenendo pertanto formidabili strumenti di propaganda.
1919 Durante la guerra civile la rappresentazione dei manifesti seguì due filoni: il primo era quello eroico che faceva appello ai sentimenti ed il secondo era quello satirico i cui bersagli erano i nemici interni ed esterni della Rivoluzione. Moor (Orlov), considerato un classico della grafica politica sovietica, è quello che meglio rappresenta la prima tendenza. L'immagine del soldato dell'Esercito Rosso che lancia un appello ai cittadini perché si schierino a difesa della patria costituisce la perfetta sintesi tra la grande passione politica e l'incisività del messaggio.
Il secondo filone nacque nel 1919 dalle Vetrine satiriche della ROSTA (Agenzia telegrafica russa) una specie di giornale illustrato, legato soprattutto ai nomi di Cerëmnykh e Majakovskij, che assunse il compito di divenire un duttile strumento al servizio della propaganda. Rispetto al filone eroico le vetrine si distinguevano per l'originalità del messaggio e l'essenzialità del disegno che dovevano rispondere all'esigenza di un commento immediato ai fatti del giorno. Le figure erano tratteggiate in modo da essere riempite completamente di colori lasciando inalterato lo sfondo. Tutta la carica di attrazione e di convincimento era affidata al soggetto che veniva rappresentato ed all'enunciazione precisa dell'azione.
L'armata rossa - 1920 I più tipici manifesti dello “stile rivoluzionario”, per originalità del segno e scelta dei colori, erano le vetrine di Majakovskij il quale disegnava due o tre figure in primo piano immergendo il tutto il resto nel colore, che sembrava essere preso a caso. Nei suoi manifesti più riusciti egli fu in grado di ottenere una felice sintesi tra la figurazione ed il messaggio in essi contenuto. Invece le vetrine di Cerëmnykh, eccellente caricaturista e maestro del disegno giornalistico, avevano un carattere più narrativo ed i caratteri dei personaggi raffigurati erano meglio delineati .
Le vetrine della ROSTA ebbero filiazioni in diverse città le più significative delle quali furono Mosca e Pietroburgo. I manifesti delle due città differivano per la differente tecnica di esecuzione. Mentre a Mosca i manifesti venivano riprodotti con lo stampino a Pietrogrado essi venivano eseguite su linoleum e si distinguevano per il modo fortemente decorativo con cui venivano usati i colori e per l'impiego nel disegno di simboli e di metafore. Alle vetrine di quest'ultima città lavorarono i noti pittori Lebedev, Kozlinskij, Brodaty.