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Il sito della rivoluzione d'Ottobre

L'architettura nella Russia rivoluzionaria

Club-operaio Zuygev di Golosov, Mosca Mosca e i principali centri urbani russi, dopo anni di devastazione e miseria portati dalla prima guerra mondiale e dalla successiva guerra civile, versavano in condizioni disastrose: gli alloggi spesso mancavano (nella capitale sovietica erano andate distrutte circa trentamila abitazioni), le strade erano fatiscenti, le reti idriche inadeguate, le fogne quasi totalmente intasate.
Il nuovo governo bolscevico, che nel marzo 1918 aveva trasferito la nuova capitale della Russia sovietica da Pietroburgo a Mosca, si trovò ad affrontare il grave problema della ricostruzione urbanistica.
Il Mossoviet (soviet di Mosca) elaborò un piano generale per lo sviluppo della capitale, che doveva essere in parte riedificata in parte ampliata per assecondare le nuove esigenze di sviluppo urbano derivanti dal rango di capitale e dalla immigrazione di popolazioni dalle campagne. Secondo tale piano, la capitale dello Stato, per la quale era stato previsto un grande investimento di capitali, doveva divenire una metropoli moderna e funzionale, e rappresentare il vessillo del nuovo regime per rendere visibili al meglio le idee che esso sosteneva. Gli urbanisti che dovevano tradurre in pratica le linee generali del piano, oltre a tener conto dei nuovi canoni estetici e delle moderne tecniche costruttive, dovevano proporre soluzioni originali in cui l’uomo nuovo ed i suoi bisogni fossero al centro della sperimentazione.
Plastico di Mel'nikov In particolare, il laboratorio architettonico-artistico della capitale produsse il piano chiamato "Novaja Moskva" (1918-1924), che, rispettando l'originaria pianta della città a cerchi concentrici, prevedeva la decentralizzazione delle funzioni socio-politiche, nuove infrastrutture, diverse linee di metropolitana, un nuovo stadio e case popolari. La prima utopistica soluzione che venne proposta, come espressione del nuovo modello di vita fu la progettazione delle "città-giardino", modelli urbanistici che prevedevano la costruzione di interi quartieri immersi nel verde. La sola città di Mosca avrebbe dovuto avere una cintura di verde di due chilometri collegata al centro da una rete di parchi, cosicché ogni cittadino potesse disporre ventisei mq di natura.
L'elaborazione di tali ambiziosi progetti venne affidato agli architetti Ivan Zoltovskij e Aleksej Scusev.
Negli anni venti si assistette anche alla nascita di nuove visioni architettoniche da parte di quegli architetti che avevano aderito con entusiasmo al nuovo regime socialista e ritenevano di contribuire con i loro progetti a plasmare l'ideologia delle masse. Il loro programma prevedeva l’elaborazione di infrastrutture ed edifici che costituissero gli elementi guida della ristrutturazione civica.
Dalla appropriazione pubblica del patrimonio immobiliare scaturì un'azione economica che non aveva come riferimento il valore di mercato ma i bisogni umani. Questo orientamento determinò la realizzazione di un piano regolatore che avrebbe dovuto ridisegnare l'intero paese.
Il modello delle città-giardino venne presto superato dalla nuove necessità abitative della classe lavoratrice.
Plastico della casa-studio di Mel'nikov I nuovi tipi di costruzioni, realizzate con mattoni (per le limitate possibilità economiche dell'epoca), tentavano di soddisfare le sopraggiunte esigenze di vita sociale: le più diffuse furono i cosiddetti club operai, che, nei primi anni post-rivoluzionari avevano il compito di diffondere informazioni politiche, di eliminare l'analfabetismo e di incentivare le attività artistiche. Nei club si sarebbero svolte riunioni politiche, rappresentazioni teatrali e cinematografiche ed attività sportive.
Accanto ai club progettati dai fratelli Vesnin, caraterizzati da forme architettoniche semplici e modeste, sorsero in stili diversi i club creati da K. Mel'nikov, caratterizzati da originali composizioni spaziali, quelli di I. Golosov, segnati da un elaborazione strutturale della forma e quelli di I. Leonidov che riuscì a legare ed armonizzare varie strutture progressive.
Alcuni club operai divennero monumenti nazionali come quelli realizzati da K. Mel'nikov tra il 1927 ed il 1929 in alcuni dei quali il corpo cilindrico conformava la pianta dell’intero edificio e l'alzato della facciata principale.
Secondo Mel'nikov i club dovevano rappresentare i “condensatori della vita sociale“: "L'architettura del club", sosteneva,"deve emergere significativamente rispetto agli altri manufatti edilizi. Nella nostra epoca, l'edificio del club deve possedere una immagine figurativa prepotentemente emergente, così come in passato la possedevano gli edifici di culto, i palazzi nobiliari".
Ma l'architettura post-rivoluzionaria non si occupò solo dei grandiosi programmi dei club operai ma anche dei primi progetti abitativi chiamati "l'abitazione del proletario". Caratteristica degli edifici sorti tra il 1919 ed il 1921 fu la eccessiva robustezza e compattezza dei muri e la severità delle facciate, ma negli anni successivi la prima prerogativa divenne la funzionalità sotto il segno dell'economia e dell'igiene.
Progetto di grattaceli  orizzontali di Lisitskij Nel 1922 un nuovo piano edilizio per la capitale, il Bol'ùaja Moskva (Grande Mosca), prevedeva un ulteriore sviluppo dell'edilizia a fini abitativi e una parallela conservazione delle aree verdi. La casa singola, tipo cottage, rivestì per molto tempo un ruolo fondamentale negli schemi abitativi, ma si tentò di inserire nei progetti stessi dei "focolai" di cultura collettiva. Nei concorsi indetti in quegli anni non veniva richiesto il rispetto di particolari canoni estetici mentre la prerogativa principale era rappresentata dalla luce, l'aria, il sole, gli spazi verdi, le facciate semplici. Prevalse la tendenza a costruire degli edifici multipiano (1922-25). Nel 1925 il Mossovet bandì un concorso per una “casa-comune” che doveva ospitare circa 800 persone tra operai e famiglie. L'edificio doveva avere un club, un asilo, una biblioteca e una mensa (non erano previste cucine singole). Lo slogan che accompagnò il bando di concorso fu "la nuova abitazione è un problema della nuova vita, uno dei più importanti del socialismo in costruzione." Alla fine del 1925 N. Ladovskij e EL'Lisickij iniziarono lo studio delle possibilità plastiche nella costruzione di enormi caseggiati al cui interno le unità abitative soddisfacessero al meglio i bisogni della classe operaia: il risultato fu la realizzazione di tipologie di abitazioni con un minimo di nove mq a persona.
Per il decimo anniversario della rivoluzione d'ottobre, Anatolij Lunacarskij esplicitò l'intenzione della classe dirigente di costruire in futuro grandi case comuni fornite di acqua e energia elettrica, con un centro collettivo e con diversi ambienti collegati tra loro.
Tra il 1926-31 prese corpo l'idea di vita collettiva e sorsero le prime proposte di "dom-communa"(casa comune) come radicale intento di trasformazione sociale .
L'architettura sovietica finì per rifiutare qualsiasi tipo di visione settoriale e avviò l'unificazione metodologica delle varie scale di progettazione urbanistica.
I movimenti di avanguardia architettonica vennero attaccati dal 1929 dall'Associazione Architetti Proletari, propensi ad una maggior ortodossia e fautori di un ritorno alle forme tradizionali ritenute più comprensibili alle masse e più idonee ad assecondare, attraverso l'arte, il diffondersi dell'industrializzazione. Gli stessi costruttivisti ripiegarono su posizioni classicheggianti decretando la fine del movimento avanguardista che, in tutta Europa, era sfociato nel più equilibrato razionalismo.
Dopo la NEP la nuova capitale dello stato, Mosca, assistette alla concretizzazione delle idee di progettazione elaborate negli anni precedenti in nuove e avveniristiche costruzioni basate su nuovi rapporti di lavoro e di conoscenza.
I fratelli Vesnin e M . Ginzburg furono tra gli architetti più originali nella realizzazione del teatro-laboratorio degli attori del cinema (1929-31), del palazzo della cultura ZIL (1931) e della casa Narkofin (1928-30).
I nuovi edifici, sfruttando la combinazione di superfici lisce di cemento, vetro e metallo, fornirono una rappresentazione nuova dello spazio e della struttura architettonica.


Le correnti architettoniche nella Russia rivoluzionaria


Il costruttivismo, nato in Russia intorno al 1913, si identificava in un'arte socialmente utile, ispirata al concetto di struttura come idea formativa sia dell'architettura che della scultura e della pittura.
Il Costruttivismo spesso collocato nell'Astrattismo, se ne differenziava per un'adesione ad un concetto di estetica della macchina, nuova idea di bellezza e modernità, ma anche di utilità e funzionalità, e di arte socialmente utile (promuoveva la pubblicità, l'architettura, l'arredamento, la produzione industriale, anticipando il concetto di industrial design) in termini che ne facevano un movimento legato alla concretezza della realtà storica, alla contemporaneità, alle nuove istanze sociali, delle quali voleva cogliere lo spirito.
Ginzburg, palazzo del lavoro di Leningrado Gli artisti intesero superare i canoni dell'arte borghese ottocentesca ispirandosi ai nuovi modelli del progresso tecnologico per un'arte che diventasse espressione ottimistica della nuova classe sociale del proletariato.
Il costruttivismo, definito "tappa verso l'arte del socialismo", trovò dei punti in comune con il futurismo diffuso in Europa quali lo spirito rivoluzionario, le istanze di modernizzazione dell'arte, l’affermazione di una poetica della modernità, e la ricera dinamica del rapporto spazio-tempo.
Il primo manifesto costruttivista si chiamò Manifesto realista, elaborato dagli scultori Naum Gabo e Antonij Pevzner nel 1920 e diffuso sui giornali della capitale in occasione della loro esposizione sulla Tverskaja (è del '22 la prima mostra della "Società dei giovani artisti" definita ufficialmente costruttivista).
Il progetto di Vladimir Tatlin (1885 -1954), la personalità più incisiva del movimento, propose per il “Monumento della Terza Internazionale” (1919) un imponente traliccio con struttura a spirale, alto 7 metri e ruotante su se stesso; mai realizzato, rappresentò la prima scultura della storia dell'arte non concepita come oggetto artistico, ma come assemblaggio di elementi diversi (legno, vetro e metallo) che non riproducono nulla di particolare se non un'idea.
I primi gruppi di architetti confluirono già nel 1920 nell'organizzazione artistica INChUK (Istituto di cultura artistica).
Altra scuola di avanguardia architettonica e di arti applicate fu la VkhUTEMAS (Laboratorio Statale Superiore di Arte e Tecnica) fondata sempre a Mosca nel 1920. L'istituto per la trasformazione della cultura del paese, sosteneva le idee del costruttivismo ed aveva tra i docenti, Rodchenko e El Lissitzky.
Dall’INChUK derivarono l'ASNOVA (Associazione dei nuovi architetti) fondata nel 1923, e l'OSA (Associazione degli architetti contemporanei) fondata nel 1925. Le due associazioni rappresentarono le principali correnti del pensiero architettonico sovietico.
Gli architetti dell’ASNOVA sostenevano la necessità di evidenziare le qualità emozionali ed estetiche delle forme architettoniche senza rifiutare le concezioni classiche della costruzione ed il progetto urbanistico come incontro tra struttura ed sistema di percezione sensoriale attraverso il tramite dell'organo visivo, mentre i componenti dell‘OSA consideravano il nuovo stile di vita come l’unica base possibile della moderna concezione architettonica .
Il caposcuola dell'ASNOVA, Nikolaj Ladovskij, non mancò di sottolineare l'importanza di unire, nella formulazione di nuove linee, la fantasia e l'intuizione alla percezione degli elementi della composizione spaziale . La teoria di Ladovskij sulla composizione urbanistica trovò affinità con lo sperimentalismo di Kazimir Malevic e del suo gruppo UNOVIS (Affermazione delle nuove forme nell'arte). Mediante l’adozione di alcuni slogan quali: "la società industriale", "il ritmo delle forze", "l'organizzazione della vita" ecc. i due sostennero l'avvento del nuovo stile, caratterizzato dai ritmi cinetici in contrapposizione alla cultura immobilista del passato.
Progetto dei fratelli Vesnin, 1924 Aleksandr Vesnin, futuro fondatore dell'OSA, affermava che il compito dell'artista fosse quello di creare oggetti che potessero attivare la coscienza dell'uomo e di risvegliare in esso un'energia dinamica.
L'idea chiave dei costruttivisti ed il loro metodo professionale venne esplicitato nel libro Zonstruktivizm di Aleksandr Gran, ove venne pure teorizzata la possibilità di definire i nuovi compiti della sorgente cultura comunista attraverso l'unione di aspetti tecnici e funzionali a componenti ideologiche e formali.
Il manifesto architettonico dei costruttivisti apparve nel 1923 per opera dell'architetto M. Ginzburg. Le sue tesi, riportate nell'opera Stile ed epoca, vennero esposte alla MAO (Organizzazione degli architetti di Mosca) e rappresentarono l'ideale "dell'arte armoniosa, di un complesso di vita conformemente costruito, nel quale tutto sarà pervaso dalla modernità". L'architetto, sfruttando le funzioni dello spazio e del volume, sarebbe divenuto l'artefice di nuove soluzioni spaziali per l'organizzazione delle masse.
Ricercando una espressività plastica nelle costruzioni volumetriche, gli artisti di quegli anni (architetti, pittori e scultori) avrebbero sperimentato nuove strutture spaziali.
N. Dokucaev evidenziò in quegli anni, tre correnti fondamentali che si compenetravano: l'eclettismo, il costruttivismo ed il razionalismo. Il razionalismo, presente nell'attività dell'ASNOVA proponeva la trasformazione radicale dei mezzi espressivi dell'architettura e la ricerca di nuovi tipi di edifici che rispecchiassero le trasformazioni sociali in via di attuazione (edifici trasformabili, grattacieli orizzontali, città dinamiche).
Nell'istituto di cultura artistica di Leingrado venne continuato il lavoro di ricerca di nuove strutture nell'ambito dell'architettura ad opera anche di scultori e pittori che frequentavano lo stesso istituto. Il fulcro delle nuove idee sarebbe divenuto lo spazio e non più la pietra. Molti dei modelli elaborati dagli architetti di ASNOVA furono delle sculture, le cui strutture ben si adattavano all'idea di plasticità.