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Il sito della rivoluzione d'Ottobre

Lenin nel cammino della rivoluzione

Vladimir Ilich Lenin Dopo lunghi anni di studio trascorsi per lo più in esilio, Lenin apparve alla ribalta della politica clandestina nel 1903, anno in cui si svolse a Bruxelles il secondo congresso socialdemocratico russo (il primo si era svolto mentre Lenin era detenuto in Siberia). Durante quel congresso si consumò il primo atto della frattura del partito tra bolscevichi e menscevichi. Il nodo centrale del disaccordo, che a prima vista poteva apparire come un fatto di minore importanza, fu dovuto alla diversa concezione della struttura del partito stesso: i menscevichi sostenevano la necessità di organizzare il partito sul modello occidentale, cercando l'appoggio di determinati strati sociali (ad esempio i professori e gli studenti universitari), Lenin ritenne invece che queste classi sociali medio-alte non avrebbero mai rispettato la disciplina necessaria al lavoro illegale.
I bolscevichi proposero un partito tenuto insieme da un completo accordo sugli obiettivi fondamentali, i cui membri fossero disposti ad eseguire, se necessario, anche compiti assegnati da altri.
Per comprendere meglio le vicende del II° congresso socialdemocratico ed evitare di attribuire alle azioni dei protagonisti dei giudizi fuorvianti, è bene considerare il clima in cui si svolgevano queste assemblee: le riunioni provocavano spesso antagonismi e scissioni, sopratutto a causa della natura dei militanti rivoluzionari, ambiziosi ed idealisti. I membri delle organizzazioni clandestine avevano scelto una vita che li conduceva spesso alla prigionia, alla deportazione, all'esilio (se non alla fucilazione); pertanto erano poco avvezzi a metodi diplomatici per superare i dissensi.
Negli anni successivi menscevichi e bolscevichi si riunirono sporadicamente per fronteggiare i nemici comuni (come i rivoluzionari non marxisti), la forza numerica delle loro fazioni variò spesso: era diffusa la consapevolezza che i bolscevichi fossero più numerosi tra le popolazioni industriali del centro e del nord della Russia, ed i menscevichi avessero maggior seguito nella Russia meridionale ed in Georgia.
Nei primi anni trascorsi all'estero Lenin arrivò ad avere una corrispondenza di circa 300 lettere al mese, che giungevano sia da politici russi sia da semplici operai. Ciò permise al capo bolscevico di seguire l'evolversi della situazione sociale che portò, dopo il conflitto russo-giapponese, alla prima rivoluzione contro l'impero degli zar (1905).
La notizia delle sommosse scoppiate in Russia nel gennaio 1905 colse Lenin ed i suoi seguaci mentre si trovavano a Ginevra. La sensazione condivisa dal gruppo era che la tanto auspicata rivoluzione fosse cominciata in quel momento. Alcuni compagni spinsero per un rientro immediato in Russia al fine di battersi a fianco del popolo, ma il leader bolscevico non mutò i suoi programmi di lavoro, suscitando così le polemiche tra i membri del partito.
Lenin sapeva di non essere un uomo d'azione; il suo contributo alla lotta rivoluzionaria fu rappresentato dall'incessante opera di statista e stratega. Egli non cessò mai di imparare dalla realtà, decidendo di dare sempre la priorità alla pratica: questo fu un suo tratto caratteristico del suo carattere.
Dopo la sanguinosa conclusione dei moti rivoluzionari del 1905, volle incontrare il pope Georgij Gapon, il promotore dell'iniziativa insurrezionale. I due ebbero numerosi colloqui a Ginevra e la cosa fu vivamente criticata negli ambienti rivoluzionari: Gapon era visto come un fanatico che aveva condotto il popolo al macello, altri lo accusavano di essere un traditore, un agente provocatore della polizia zarista che aveva scatenato l'eccidio.
Lenin in una assemblea Per Lenin invece il pope era un personaggio che aveva avuto sulle masse un influenza determinante dalle quali sapeva farsi capire; questa era la qualità che più lo attraeva. Ma la benevolenza da lui dimostrata nei riguardi del pope non fu certo disinteressata. Egli voleva sfruttare l'enorme popolarità di Gapon, facendone un sostenitore del movimento bolscevico. Ma costui era solo un rozzo rappresentante del clero, incapace di occuparsi di politica portato alla ribalta dall'ondata del movimento popolare e che andò incontro ad una squallida fine.
I fatti del 1905, secondo Lenin, furono la conferma dell'enorme potenzialità del proletariato e della mancanza di organizzazione del partito. Nel momento in cui molti furono presi dallo scoraggiamento per la vittoria dello zarismo, Lenin sottolineò l'utilità della lezione avuta dall'esperienza rivoluzionaria, ossia l'aver sperimentato l'arte della lotta politica.
Nel soggiorno parigino Lenin ebbe occasione di conoscere il genero di Marx, Paul Lafargue, e sua moglie, Laura Marx. Le due famiglie si incontrarono a Dravelle, a circa venti chilometri dalla capitale francese, ed ebbero modo di parlare a lungo di filosofia, anche se i coniugi Lafargue (che sarebbero morti suicidi nel 1911) si erano ritirati dalla politica attiva.
Nel 1912 a Cracovia Lenin trovò un ambiente sensibilmente diverso rispetto a quello trovato a Parigi e Ginevra. I rapporti con la Russia erano molto stretti, la corrispondenza era celere, i giornali erano diffusi con facilità. Per eludere i controlli della polizia sulle lettere, i rivoluzionari introducevano la posta in territorio russo pagando i mercanti che arrivavano in Polonia per nascondere le missive tra la loro merce e imbucarle passato il confine. I timbri ed i francobolli nazionali non avrebbero così destato l'attenzione della polizia.
Nel 1915 si svolse a Zimmerwald la conferenza dei socialisti europei contrari alla guerra. Trentanove furono i delegati, in rappresentanza di undici paesi. I tedeschi erano dieci (7 dell'opposizione centrista, 2 del gruppo Spartakusbund, 1 della sinistra radicale), i russi sette (2 bolscevichi, Lenin e Zinove'v, 2 menscevichi, Akselrod e Martov, 2 socialisti rioluzionari e Trotzkij), gli svizzeri cinque, gli italiani e i polacchi quattro, i francesi due. C'erano anche un norvegese, uno svedese, un olandese, un rumeno, un bulgaro, un lettone e un bundista. La maggioranza era composta da ventitre membri di destra, guidati da Ledebour, mentre Lenin capeggiava una minoranza di sinistra costituita da otto uomini.
L'opposizione di Lenin si dimostrò molto agguerrita e scatenò violente discussioni durante la conferenza. Per avere la meglio sui suoi interlocutori, Ilich esasperò i suoi discorsi, mostrandosi calmo e sicuro di sé. Questa tattica costituiva la sua arma migliore, ma non le era connaturale e richiedeva da parte sua un grande sforzo di volontà.
Dopo aver vissuto a Berna, Lenin si trasferì a Zurigo (1916) ove si iscrisse al Partito socialista svizzero. Questa adesione fu determinata dalla necessità di stabilire un contatto con gli ambienti della sinistra cittadina ma poco tempo dopo, a causa delle sue posizioni estremiste, i socialisti zurighesi ne chiesero l'espulsione dal partito per "propaganda criminale".
La vita dei rivoluzionari russi all'estero fu spesso resa difficile dai problemi di integrazione con gli abitanti del luogo. Le abitazioni prese in affitto diventavano degli uffici di lavoro o dei magazzini da cui andavano e venivano di continuo persone malviste, che non di rado attiravano l'attenzione delle forze dell'ordine.
Nel giugno 1916, dopo quattro mesi di lavoro, terminò l'opera L'imperialismo, fase suprema del capitalismo che si proponeva di dimostrare come lo sviluppo del capitalismo industriale e di quello bancario portasse alla creazione di giganteschi monopoli che avrebbero dominato la vita internazionale. Per scriverla aveva dovuto consultare 380 fonti (148 libri e 232 articoli di 49 giornali diversi).
La guerra, secondo Lenin, era la conseguenza di ogni tentativo per modificare l'equilibrio esistente a favore di un determinato gruppo monopolistico e quindi di un determinato gruppo di paesi. Da ciò nacque il lungo contrasto con Karl Kautsky, uno dei capi della socialdemocrazia tedesca e della II° Internazionale, che sosteneva al contrario che la concentrazione dei monopoli avrebbe portato alla creazione di un unico monopolio mondiale, cioè alla pianificazione economica del pianeta e al relativo superamento di ogni conflitto determinato da interessi particolaristici.
Lenin nel 1918 La mobilitazione russa per la Grande Guerra facilitò lo scoppio della rivoluzione di febbrio 1917. Le masse operaie e contadine entrarono a far parte dello stesso esercito e costituirono un'unica entità. Fraternizzando iniziarono a riflettere sulle attuali difficoltà e ad agire di comune accordo. Le vicende di febbraio non furono il frutto della sollevazione dei lavoratori di Pietrogrado ma la rivoluzione patriottica di un intero paese esasperato dall'incapacità del regime di condurre la guerra.
Le popolazioni subivano le dure conseguenze della completa disorganizzazione economica all'interno del paese e persino le classi medie e superiori, compresi molti comandanti militari, iniziarono a nutrire una profonda ostilità verso lo zar e la sua corte.
Il ministro della guerra del governo provvisorio, Miljukov, fornì a Francia ed Inghilterra una lista di "indesiderabili" con la raccomandazione di non lasciarli penetrare in Russia. Il nome di Lenin era al primo posto. Ma Ludendorff e il Kaiser Guglielmo II, pensando ai vantaggi possibili dell'introdurre degli elementi disfattisti in casa del nemico, consentirono a costoro ed allo stesso Lenin di attraversare il territorio tedesco su un vagone piombato.
Il convoglio giunse a Pietrogrado dopo tre giorni di viaggio e fu accolto da una grande folla. Il discorso di benvenuto fu tenuto dal menscevico Ckheidze, una delle autorità più in vista del momento.
La nuova linea strategica del partito fu subito presentata da Lenin ed esposta in quelle che saranno in seguito definite le Tesi di Aprile. Inizialmente le Tesi fecero il vuoto intorno a Lenin, tutti si rifiutarono di seguirlo, Kamenev si rifiutò di pubblicarle sulla Pravda in quanto definite "inaccetabili". Lenin tuttavia riprese la guida del giornale e lo orientò nella direzione da lui voluta.
Le Tesi di Aprile riscossero il consenso degli operai ma scatenarono furiose reazioni da parte della stampa liberale, sopratutto a causa della proposta di pace con la Germania. Lenin venne fatto oggetto di campagne denigratorie e accusato di essere una spia tedesca.
Il 17 aprile 1917 si svolse a Pietrogrado una grande manifestazione di invalidi di guerra contro Lenin ma la situazione mutò quando il ministro Miljukov, nel maggio 1917, confermò agli alleati che la Russia avrebbe proseguito la guerra al loro fianco. La dichiarazione di Miljukov provocò morti e feriti, e un nuovo governo di coalizione. Nei sobborghi il popolo si sentì tradito e si ebbero dimostrazioni e scontri violenti con i sostenitori della politica governativa.
Lo scontento interessò anche i contadini, che videro rimandata la tanto attesa distribuzione della terra, che aveva scatenato la rivoluzione di febbraio nelle campagne, perché il governo provvisorio aveva trovato i grandi latifondi (oltre 60 milioni di ettari) completamente ipotecati da prima della rivoluzione dalle banche russe ed estere per un ammontare di tre miliardi e mezzo di rubli.
Lenin nel suo studio al Cremlino I bolscevichi erano consci di non essere ancora pronti a guidare la rivolta: a Pietrogrado erano circa quindicimila i simpatizzanti su due milioni di abitanti.
Dopo le giornate di Luglio, che secondo alcuni furono il primo tentativo fallito dai bolscevichi per la presa del potere, Lenin fu costretto a rifugiarsi in Finlandia. Per passare la frontiera fu costretto a travestirsi da fuochista su di un treno guidato dal bolscevico Jalava, il quale lo aiutò a non essere scoperto dai soldati del governo provvisorio che ispezionarono il convoglio. In Finlandia dimorò in una capanna con il tetto di paglia. I giornali e la corrispondenza gli erano recapitati dalla moglie e da alcuni fidati collaboratori.
In quel periodo di esilio scrisse una delle sue opere più famose: Stato e rivoluzione, terminata alla vigilia dell'Ottobre rosso in cui venne analizzata la strategia della rivoluzione e l'organizzazione della nuova società socialista. La decisione di tentare l'insurrezione armata fu presa il 10 ottobre 1917 dal comitato centrale bolscevico riunito clandestinamente in casa della bolscevica signora Suchanov, moglie del menscevico Nicolai Suchanov , incontro organizzato all'insaputa del marito, che stava lavorando nella redazione del giornale Novaja Zin.
La sera del 24 ottobre Lenin era nascosto in un appartamento alla periferia di Pietrogrado. Contravvenendo alle misure di sicurezza imposte dal comitato centrale, egli decise di raggiungere lo Smolny, il quartier generale del comitato militare rivoluzionario. Egli attraversò la città camuffato come se avesse mal di denti e accompagnato dall'addetto ai collegamenti, Rachia.
Nelle giornate del 25 e 26 ottobre il colpo di stato consegnò il potere in mano ai bolscevichi. Kerenskij fuggì e Lenin passò dalla clandestinità alla guida del nuovo governo che si trovò subito fronteggiare lo sciopero e il boicottaggio dei funzionari degli uffici pubblici che, sostenuti economicamente dalle banche e dalle aziende, si rifiutarono di riconoscere i nuovi ministri.
Dopo l'emanazione del decreto sulla terra e quello sulla pace cominciarono ad essere pubblicati (il primo sul giornale Izvestija il 10 novembre 1917) i trattati segreti con cui il governo zarista e gli alleati si erano divisi a priori il bottino della vittoria. In occidente apparvero in Gran Bretagna il 12 dicembre sul Manchester guardian ove suscitarono molto scalpore.
L'assemblea costituente, convocata per il 5 gennaio 1918, fu sciolta con la forza dai bolscevichi dopo pochi giorni poiché apparve chiara, già dai primi lavori, la sua debolezza e l’incapacità ad operare. Basti pensare che la prima seduta fu chiusa da un marinaio armato che sancì la fine dei lavori poiché "la guardia era stanca".
Lo scioglimento dell'assemblea sollevò scarse proteste, non avendo in realtà soddisfatto nessuno.
Il sistema educativo venne definito da un decreto sulla "istituzione di una commissione di Stato per l'educazione" (22 novembre 1917). Gli istituti di ricerca, le case editrici, i teatri, le biblioteche, i giornali, i musei, la radio vennero considerati sussidiari all'insegnamento, nel compito di diffondere la cultura. Una fitta rete di gruppi di studio, veicolati dall'Armata rossa, coprì il territorio affinché tutti potessero imparare a leggere e scrivere. Lo slogan che accompagnò l'iniziativa fu Se sapete leggere, insegnate al vostro vicino.
In dieci anni furono completate in Russia 7780 nuove scuole ed organizzate molte università (tra cui quelle di Voronezh, Niznij Novgorod, Irkutsk e Samara).
La collettivizzazione dell'agricoltura fu una delle iniziative che Lenin cercò di portare a termine negli anni della guerra civile. I contadini che avevano appena ricevuto la terra e che si erano liberati dei padroni non accettarono di vedersi privati dei loro terreni. Lenin comprese la serietà del malcontento ed avviò un'opera di propaganda per spiegare i vantaggi offerti dalle grandi aziende agricole socializzate: l’opportunità di effettuare la rotazione delle colture per ottenere il massimo rendimento, la possibilità di avere molto bestiame e grandi quantità di concimi naturali, la disponibilità di grandi macchine agricole (risorsa non accessibile ai piccoli proprietari).
Lenin registra un discorso per la radio Nella primavera del 1918 vennero soppressi o multati molti giornali a Mosca e Pietrogrado. La libertà di stampa subì un grave colpo ma i bolscevichi ritennero indispensabile il provvedimento per stroncare la controrivoluzione nell'austerità della guerra civile.
Nel biennio 1919-1920 l'Europa venne pervasa da una ondata rivoluzionaria: in Germania, in Italia, in Olanda e in Svizzera ci furono ondate di scioperi sulla scia di quanto era avvenuto in Russia. Lenin, impegnato nella guerra civile e tagliato fuori dai rapporti diplomatici e commerciali con l'Europa dalle nazioni ostili, non riuscì a seguire gli sviluppi delle situazioni politiche nei vari stati, né poté intervenire presso i vari partiti comunisti europei.
Il biennio rosso si concluse con la repressione di tutti i movimenti sovversivi mentre in Russia le Armate bianche furono inesorabilmente sconfitte.
Gli errori in cui erano caduti i marxisti europei, secondo Lenin, erano stati l'estremismo e il centrismo riformistico. Al primo egli dedicò il saggio L'estremismo, malattia infantile del comunismo nel quale suggeriva ai comunisti di non rifiutare ogni contatto con la borghesia ma di portare avanti la lotta di classe all'interno delle istituzioni dello Stato (In Italia la corrente astensionistica era capeggiata da Bordiga).
Il secondo tema invece fu affrontato da Lenin nel II° congresso del Comintern (luglio 1920) e mise a soqquadro la sinistra di tutto il mondo. Il centrismo era rappresentato dagli "indecisi", che oscillavano tra borghesia e proletariato e propugnavano riforme al posto dei sistemi di lotta. Dal Comintern venne rilanciato il partito "alla Lenin", vale a dire un nucleo disciplinato e compatto con obiettivi precisi.
Furono stabiliti ventuno direttive che i partiti comunisti avrebbero dovuto rispettare per essere ammessi all'Internazionale, che sarebbe dovuta divenire lo stato maggiore della rivoluzione mondiale. Lenin invitò a rallegrarsi delle possibili scissioni che, in effetti, sarebbero seguite in tutti i partiti socialdemocratici, in quanto questo era il mezzo più rapido per liberarsi degli elementi "deviati".
Da perfetto realista Lenin si convinse che per consentire alla Russia di risollevarsi dal ristagno economico fosse necessaria una nuova politica. Nacque così la Nep, che instaurò una forma di capitalismo di Stato. La ripresa coinvolse tutti i settori dell'economia ma molti non compresero che la nuova politica di Lenin era solo un'operazione transitoria che non intaccava le strutture socialiste. Nell'ultima parte della sua vita Lenin individuò nella burocrazia il pericolo maggiore per il futuro dello stato bolscevico. Comprese che l'Ufficio politico e il nuovo segretario generale del partito, Stalin (definito da Lenin: "rozzo, villano, brutale, troppo poco umano...), accrescevano ogni giorno il proprio potere, ma nel momento più delicato della sua storia politica venne stroncato da una malattia che nel giro di due anni lo costrinse prima all'invalidità e poi alla morte.